Washington Square

Washington Square è un romanzo sulla felicità, sulla dipendenza della nostra felicità da persone e circostanze: da variabili che non possiamo controllare.

Catherine è una ragazza dall’aria «opaca e scialba», timidissima e modesta, dal carattere dolce e schivo non privo di difetti, infatti è golosa ed ha un vero debole per i vestiti appariscenti. Vive in un’autentica adorazione per il padre, medico di successo e di acuta intelligenza, che è molto assente dalla sua vita – per lavoro e perché non ha molta considerazione della figlia, di cui si occupa poco.

Solo quando Morris Townsend, cacciatore di dote belloccio e fascinoso, inizia a ronzarle intorno, il dottor Sloper comincia a dedicarle maggior attenzione, esercitando su di lei una vigilanza discreta di cui non vuole che alcuno si accorga. E quando Catherine gli annuncia il fidanzamento, la mette davanti ad un aut-aut: con quel matrimonio sarebbero diventati estranei.

Catherine è atterrita, vorrebbe cercare una mediazione e non scontentare il padre, ma tutti i suoi tentativi di spiegazione vengono gelati dalla sferzante ironia del padre, dalla sua freddezza, infine dalla sua indifferenza. Al termine di un lungo viaggio in Europa con il padre, Catherine, resasi conto dell’inaridimento del forte affetto che provava verso il padre, sceglie l’amato; questi però, sapendola diseredata, l’abbandona brutalmente.

Incassato il colpo Catherine continua la sua vita quotidiana nascondendo la ferita ancora aperta dietro all’orgoglio ed alle abitudini, senza farne mai parola con nessuno; sopporta in silenzio e dignitosamente, ma non amerà mai più nessuno, non vorrà sposarsi né riacquistarà il rapporto col padre, al fianco del quale resterà per puro senso del dovere.

Venticinque anni dopo l’abbandono, Townsend tornerà da Catherine per ritentare la sua fortuna…

Mi piace molto il personaggio di Catherine, la sua intensità emotiva dietro ad un aspetto tanto insignificante. Ha un forte senso del dovere, di ciò che è giusto; è estremamente timida ma sincera in modo commovente. Non ha nessuna stima di sé. È candida e ritiene che tutti agiscano con la stessa limpidezza di pensieri e sentimenti che muove lei.

È una completa delusione per il padre, che avrebbe voluto per figlia «una ragazza in gamba» ed invece se ne ritrova una taciturna ed impacciata; le vuol bene, a modo suo, ma non prova per lei il minimo interesse come persona. Con lei è distaccato, a volte persino cinico.

Indimenticabile è anche il ritratto della zia ed educatrice di Catherine, Mrs. Lavinia Penniman, una vedova secchetta con la testa vuota ed il gusto per l’intrigo.

La nostra felicità dipende dagli altri: così Catherine, che pure non ha pretese e si accontenta di poco, è attorniata da persone nel cui orizzonte non è che una figurina prova di spessore, che non la capiscono e non sono interessate a farlo.

Per estrema coerenza, vivrà una vita tranquilla ma senza quel briciolo di felicità cui aveva aspirato.

Un romanzo permeato dal senso del tragico, letto in una notte e assolutamente da rileggere. È semplice e profondo e lo ritengo un autentico capolavoro. (La prossima volta che vado a Milano, passo a cercare la versione in inglese ;D )

Autore: Henry JAMES

Editore: Rizzoli   Anno: 1998 (Edizione originale: 1881)   238 pag.

Traduttori: Marianna Battistella ed Emanuele Moca

ISBN: 88-17-86164-2

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