I piccoli borghesi

È strano scegliere questo libro (piccolo, anche fisicamente piccolo, e poi raro, oscuro, incompiuto) per iniziare a parlare di Balzac.
Balzac è un autore straordinario, che amo molto. Camilleri ha detto una volta che che le opere di Balzac sono perlopiù buone; alcune sono ottime; le restanti, capolavori. Tendo ad essere abbastanza d’accordo.

I piccoli borghesi è un romanzo incompiuto (si ferma proprio a metà di una frase) e molto poco conosciuto; peccato, perché offre uno spaccato del modo di scrivere di Balzac.
La sua è una scrittura "a cipolla", nel senso che sfogliando le sue narrazioni velo dopo velo, si trovano cose sempre più complesse.

La storia gira intorno al fidanzamento di Céleste, figlia naturale di Monsieur Thuillier e di Madame Colleville, moglie del miglior amico di Tuillier. Essendo senza eredi infatti Thiullier ha destinato le sue considerevoli sostanze, scrupolosamente accumulate dalla sua avida sorella nubile, alla dote della ragazza.
Sono in molti a frequentare la Maison Thuillier aspirando alla mano di Céleste, fra di essi il più determinato è Charles La Peyrade, un ambizioso avvocato dei poveri divorato dall’ambizione e perseguitato dai creditori…

Spesso e volentieri Balzac parte dalla descrizione di meccanismi commerciali, del mercato di un certo prodotto, delle speculazioni su titoli e proprietà immobiliari; questa è la volta delle trasformazioni di un quartiere di Parigi e degli investimenti di Mademoiselle Thuillier.
Mi chiedo se Balzac pensasse possibile caratterizzare una classe sociale (la borghesia rampante francese di metà Ottocento) attraverso i suoi movimenti economici. La sua ambizione era quella di tratteggiare una fenomenologia della società francese, però se da un lato c’è un forte dinamismo economico, dall’altro registra una sorta di inerzia morale e dei costumi. Mmmmh… dà molto da pensare…

Di recente mi sono resa conto di aver conosciuto uomini divorati dall’ambizione, rosi dal desiderio di ascesa sociale, di riconoscimento, di esercitare potere: molto balzachiani dunque, a dispetto del suo preteso anacronismo… Mmmmh… anche questo dà molto da pensare…

Autore: Honoré de BALZAC
Editore: Einaudi Anno: 1981 (Edizione originale: 1856, postuma) XII-206 pgg
Titolo originale: Les petit bourgeois
Traduttore: Luciano Tamburini
ISBN: 88-06523244

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9 thoughts on “I piccoli borghesi

  1. “Di recente mi sono resa conto di aver conosciuto uomini divorati dall’ambizione, rosi dal desiderio di ascesa sociale, di riconoscimento, di esercitare potere”….
    ^_^ World never changes, darling. L’importante è cercare a nostra volta di non cambiare, nei limiti del possibile. May Honoré be with you!

  2. Non sono molto d’accordo sul fatto che il mondo non cambi (il che mi ricorda Miss Marple e la sua natura umana che non cambia mai); al contrario, mi sono fatta l’idea che ogni epoca produca dei nuovi tipi umani che si sommano nel mondo a quelli vecchi.
    Perciò nel mondo d’oggi si possono incontrare indifferentemente personaggi come Jorge da Burgos o fricchettoni anni Settanta – forse non proprio identici agli originali, ma indubbiamente riconoscibili.

    Quanto a noi, secondo me è vero quanto ha detto Bencivenga venerdì sull’interiorizzazione dei modelli reali (in realtà già lo pensavo, anche se non proprio in queti termini); nel mio caso i modelli comportamentali che ho assorbito sono stati soprattutto i miei genitori, gli insegnanti, e quelli che mi sono stati additati come “brave persone”, oltre che alcuni modelli letterari. Un disastro 😉 anche perché le “brave persone” mediamente hanno fatto una bruttissima fine.
    Prima il dovere e poi il piacere. Meglio perseguitati ed onesti che disonesti. Però che vita 😛

    Tama

  3. Uhm, sì, anch’io credo nell’interiorizzazione dei modelli (^_^ heeeeeee…. giààààà….), ma quello che diceva Bency non mi convince fino in fondo perché allora non capisco bene in che cosa pretende che la sua posizioni si differenzi da quella freudiana…. alla fine anche il suo io ingloba un super-io, plurale ma pur sempre un super-io, e alla fin della fiera ci troviamo sempre a fare i conti con qualcosa che è “noi stessi” solo nella misura in cui l’abbiamo assorbito, solo in ragione della lontananza cronologica del momento in cui l’abbiamo assorbito (i genitori saranno forse più presenti, visto che sono la prima figura incontrata nella nostra vita, e per questo la loro voce tenderà a identificarsi maggiormente con quella che crediamo “nostra”, perché da sempre siamo abituati a sentirla). Non c’è nulla di autoctono, non c’è un io più autentico, ma allora in che modo si alternano le diverse voci? Se non c’è un io fondamentale che decide, se non c’è un “moderatore dell’anima”, com’è possibile che io (“io” chi?) sappia quale ruolo va applicato nelle diverse situazioni? Perché ricordi che diceva che non deve trattarsi di una molteplicità disordinata ma di una “comunità” in cui ognuno conosce il proprio posto: il padre dovrà parlare al figlio da padre, non da amico; l’insegnante da insegnante e non da padre ecc… ma se non c’è un io più fondamentale, un io originario, insomma un’entità effettivamente sovraordinata, com’è possibile che la successione delle voci non sia una cacofonia sregolata?
    Stessi limiti li noto nella sua visione politica, di cui ha parlato ancora in questi due giorni a Pisa e che continua a non convincermi fino in fondo. E stessi limiti anche nel “suo” Kant (le conferenze in Normale erano tutte sull’etica kantiana).
    MAH!

  4. Stremissi!!
    Ho detto che condivido la sua ipotesi sul fatto che si interiorizzano modelli reali, mica che me lo voglio sposare – e tammeno Freud!
    A parte il fatto che quando ci troviamo davanti ad una scelta e non sappiamo cosa fare (Kierkegaard…. Ifigeniaaaaaaaaah) è perché dentro di noi effettivamente c’è il silenzio od una cacofonia di voci, perciò ci sarà un moderatore ma non sempre forte…

    Tama

  5. Perché antipatica? ;__;
    Cercavo di dipanarmi demenzialmente nelle problematiche psicanalitiche con le mie povere tamafacoltà.
    Farò anche la rompiscatole a tempo pieno, ma per amor di discussione solo con te 😉

    Tama

  6. Non ho più la febbre (è sempre un calcolo relativo, perché ho una temperatura media molto bassa… per me già 37 è un dramma) ma mi stanca ancora molto stare in piedi, concentrarmi su qualcosa e rispondere a commenti freudiani ;P
    Scherzo, sto molto meglio. Ieri mia mamma mi ha fatto una ramanzina dicendomi che se stavo abbastanza bene da stare al computer, potevo anche dare l’esame stamane. Che madre snaturata, bwahahahaha :,,D

    Tama

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