Il muro

Il muro

Il muro è una raccolta di racconti con un filo comune.

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è la storia della notte prima dell’esecuzione di Pablo, un anarchico prigioniero dei franchisti i cui legami e nodi con la vita (amore, fratellanza, amicizia ideologia, valori) vengono allentati e sciolti dalla presa di coscienza della realtà e dell’ineluttabilità della morte. Pablo raggiunge un tale distacco da non riuscire a non considerare grottesco, ridicolo ogni aspetto della vita, anche la più tragica delle fatalità.

È questo primo racconto quello che mi ha più colpita di tutta la raccolta.

Di fronte all’incommensurabilità dell’esistenza, della morte, della vita, tutto ciò che gli uomini si affannano a fare appare irrimediabilmente caduco, volatile.

Pablo si rende conto che tutto l’amore che ha dato e che ha ricevuto, tutti i progetti che ha immaginato e quelli che ha intrapreso, tutto il suo cercare di costruire qualcosa altro non è che «mettere ipoteche sull’immortalità». Non solo non ha portato a niente, ma tutto il suo vissuto, rispetto alla certezza reale della morte, non è niente.

Pablo si sente completamente svuotato, privato di tutto ciò che fino ad allora lo aveva reso Pablo; non solo, ma si ritrova nell’impossibilità di ricostruirsi come persona. Di fronte alla morte, comune a tutti, l’identità stessa è insensata.

Una prospettiva che può atterrire, ma il distacco con cui Pablo vive il resto della nottata, la capacità di vedere se stesso ed il mondo in un’ottica di completo disinteresse, secondo me sono doti che non vanno sottovalutate. C’è qualcosa di profondamente vero in esse.

L’assenza di coinvolgimento consente di vedere cose altrimenti invisibili.

Noi viviamo il nostro tempo e viviamo il nostro mondo; poiché li viviamo, non siamo in grado di osservarli con distacco se non in occasioni assai singolari.

Se lo facessimo realmente, ci renderemmo conto che il nostro modo di vivere ha davvero qualcosa di miope e di grottesco.

Autore: Jean-Paul SARTRE
Editore: Einaudi Anno: 2005 (Edizione originale: 1939) 214 pgg
Traduttore: Elena Giolitti
Titolo originale: Le mur
ISBN: 88-06-172883

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7 thoughts on “Il muro

  1. Eppoi TU mi critichi Frege con il suo palazzo di ghiaccio impraticabile!

    Mi spiace moltissimo che tu sia malata!
    domani c’è l’incontro con P.P.C., voglio dire.. ti perdi il genio incompreso!
    :-/

    Non ho capito perchè sei stata contattata da foularino?
    Che diavolo vuole?

    E non ho capito nemmeno cosa intendevi di Richelieu.
    Ha agganci che lo proteggono o si sta rovinando con le sue mani?
    Io spererei per la seconda..

    Fammi sapere perchè non resisto.

    Ah!
    Va’ che mia nonna è morta dieci anni fa!

    L.H.

  2. Palazzo di ghiaccio?!? Non capisco.

    Domani avrei avuto, nell’ordine: un esame, le prove della Scala, giapponese, e poi l’aperitivo filosofico in alternativa ad un’uscita con mia mamma per la presentazione di un libro. Non ti dico quanto mi secchi stare a letto. Ieri non ho neanche potuto mangiare né tenere luci accese. Ma perché i malati devono essere ipersensibili a luci e suoni? Dico io, almeno si distraggono un po’.

    Niente, con Fouly devo mettermi d’accordo per andare a riscuotere l’assegno dell’università (aaaaah! mi sono dimenticata di dirgli del genio incompreso!!!!! rimedierò quanto prima ;P).
    Quanto a Richelieu, le mie erano ipotesi che potessero spiegare, seppure parzialmente, il suo comportamento insolente. Lo sai che ha preso a pesci in faccia anche dei docenti? Uno non si comporta così a meno di sapere di non subire conseguenze, di essere un gran maleducato, di avere una visione distorta della realtà e dei rapporti interpersonali o tutte queste cose insieme.
    Che pena 😦

    Tama

  3. maremma Tama,
    TU non sai cosa darei IO per un po’ di febbre (e anche di cagotto, diciamo la verità).

    E invece niente.
    Son sana come un CORNO e continuo a correre di qua e di là, di su e di giù.

    Richelieu: mi son persa… chi è? quello più SCEMO o quello meno SCEMO (visto che non ho usato la parola idiota?)

    E cmq voglio sapere tutto!
    Nomi cose fatti persone lettere e testamennti!

    Pesci in faccia.. io li prenderei a calci nel sedere tutti e due!

    Guarisci che domani mi mancherai…
    😦

    L.H.

  4. Sono ancora un po’ intontita, ma abbastanza in sesto per andare a registrare un esame stamane.
    Certo che finché i miei ficini continuano a sparare Spaccacuore a tutto volume non potrò migliorare davvero ;P

    Richelieu è quello con più astuzia.

    Mi raccomando, poi riferiscimi gli exploit del Caso Umano!!

    Tama 🙂

  5. Il caso umano non c’era… 😦
    Massimo ha “dimenticato” di inoltrargli la mail..

    sigh..

    Oggi ho preso due ore di permesso perchè “l’assistente” mi aveva assicurato che da martedì avrebbe esposto l’avviso per l’iscrizione al suo laboratorio.

    Beh.. non c’era ne’ l’avviso ne’ lui.

    Io, cazzo, li manderei tutti a lavorare in miniera, giusto per rendersi conto di cosa diavolo significhi il “mondo reale” al di fuori della bambagia accademica.

    L’unica mia speranza è che V. il super pensionato domani vada in uni e riesca a registrarmici…

    che due coglioni!!!!

    L.H.

    p.s. son contenta che stai guarendo.. io invece vorrei ammalarmi..

  6. Guarda, questi Accademici vanno un po’ lasciati perdere… per quanto possibile almeno!
    Vivere in ambito accademico sembra davvero un’alternativa all’esistenza reale.È davvero incredibile a volte…

    A me invece ammalarmi non piace per niente. Non potevo fare pressoché niente, non potevo stare in ambienti illuminati, non potevo stare in piedi a lungo e poi il mal di testa, la nausea continua ed il fatto che ero quasi sempre sola… davvero non te lo auguro (maledetta influenza!!).

    Dài, raccontami un po’ cosa avete letto e di cosa avere parlato 🙂

    Tama

  7. Alternativa alla vita reale?
    Ma sei pazza??

    Dalla padella alla brace cazzo!!!

    Poi mi tirerebbero lisa e un bel giorno tirerei fuori il bazooka per compiere la santa strage.

    Vai sul blog del Cinas, lo ha raccontato benissimo.

    Io vado a dormire che mi son gufata da sola e sto troppo male.
    Ma non è influenza.. è qualcosa di più doloroso.

    L.H.

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