Io sono un gatto

Io sono un gatto - www.neripozza.it

Io sono un gatto è una satira del Giappone del Periodo Meiji (1868-1912) che viene raccontato attraverso lo sguardo smagato e sarcastico di un gatto. Il bersaglio principale di Natsume Sōseki e del suo Gatto narratore è la trasformazione della società giapponese ad imitazione di quella occidentale, ed il dimidiamento emotivo ed intellettuale degli uomini di quel periodo irreconciliabilmente divisi tra tradizione (giapponese) e modernità (occidentale).

«Gli occidentali sono forti, quindi bisogna imitarli a tutti i costi, anche a rischio di coprirsi di ridicolo. Ci si sottomette spontaneamente alla forza e al potere. Ma ha senso questa sottomissione? Se mi rispondete che è sciocca ma inevitabile, mi arrendo, ma non venitemi a dire che i giapponesi sono intelligenti.» (p. 268)

La storia comincia con l’arrivo del Gatto in casa Kushami. Il Professor Kushami, nel quale Natsume ritrae se stesso, è un insegnante d’inglese che sembra non riuscire ad adeguarsi allo spirito del tempo: pigro ed indolente, non condivide la frenesia modernizzatrice che sembra invasare il resto della società.

«Il padrone … è inamovibile. C’è da dire però che gli uomini che si muovono, in questa società, non fanno altro che imbrogliare la gente, raccontare frottole, scavalcare i colleghi per ottenere vantaggi, minacciare con arroganza e fare pressione con furbizia.» (p. 385)

Lo vediamo invece dormire e chiacchierare con due amici: Meitei, uno sfaccendato sedicente esteta, e Kangetsu, un ricercatore di fisica afflitto dalla medesima lentezza ed inconcludenza di Kushami: il suo lavoro di tesi sembra trascinarsi senza entusiasmo all’anno del mai ed anche le trattative per le nozze con la signorina Kaneda arrancano all’infinito senza il suo minimo coinvolgimento.
Antagonisti di Kushami sono i Kaneda al completo, padre madre e figlia, una famiglia di mercanti arricchiti che vedendo salire rapidamente il proprio status ha messo su arie, nonché il loro tirapiedi Suzuki, compagno di studi del professore con una faccia da indossare per ogni situazione, che a furia di smancerie e salamelecchi è riuscito a raggiungere una posizione ragguardevole.

Con il procedere della narrazione l’azione si sfilaccia lasciando emergere una impressionante galleria di personaggi tratteggiati con ironia, acume e talvolta autentica perfidia. Non ne è esente nemmeno il Gatto narratore, che dopo aver dileggiato l’intero genere umano ed i giapponesi in particolare finisce per fare una fine ingloriosa ubriacandosi di saké.

Dopo Guanciale d’erba ed Il cuore delle cose, prosegue la pubblicazione delle opere di Natsume Sōseki avviata qualche anno fa dalla Neri Pozza. Per Io sono un gatto si sono avvalsi di una delle migliori traduttrici in circolazione, Antonietta Pastore, che ci consegna una prosa limpida e cremosa che rende pienamente giustizia all’originale.

Autore: NATSUME Sōseki (夏目 漱石)
Editore: Neri Pozza   Anno: 2006 (Edizione originale: 1905-6)  521 pgg.
Traduttrice: Antonietta Pastore
Titolo originale: Wagahai wa neko dearu (吾輩は猫である)
ISBN: 88-7305-927-9

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