L’angelo di fuoco

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Mi capita a volte di girare fra gli scaffali di una biblioteca senza avere un titolo in testa od un autore, ma la mente libera e disposta a rimanere impressionata dalle cose più varie. È così che mi è capitato in mano questo romanzo – come in passato mi sono capitati in mano, per caso, alcuni dei libri che mi stanno più a cuore.

Non ho letto che un centinaio di pagine de L’angelo di fuoco e devo confessare di esserne molto delusa.
La trama, di per sé, potrebbe anche essere intrigante: in realtà si tratta di un triangolo atipico nella Germania del Sedicesimo secolo, imperniato sul protagonista e narratore Ruprecht (lui), sulla bellissima e misteriosa Renata (lei) e l’angelo Madiele (l’altro), amore perduto di Renata che lei insegue sotto le spoglie del conte Heinrich. Ruprecht, soggiogato dalla passione, la assiste nella ricerca combinandone di ogni – facendole da scorta, partecipando a sabba, imparando le arti magiche e non solo.

Le prime grane le dànno i personaggi: non sono per niente credibili. Ruprecht dovrebbe essere un ex lanzichenecco che ha fatto fortuna nel Nuovo Mondo, ma si lancia continuamente in sperticate citazioni dotte, letterarie e filosofiche, che spaziano dagli antichi ai moderni senza tralasciare nemmeno i minori; è un omone d’armi grande e grosso sballottato dalla vita ed allo stesso tempo un damerino che non sfigurerebbe nel Cortigiano di Baldesar Castiglione. Ma per carità. Perdipiù non di rado i suoi ragionamenti tradiscono l’uomo del Ventesimo secolo.
Renata per contro è un’isterica scostante che non fa altro che tiranneggiare Ruprecht da mattina a sera.
Ora, si possono creare personaggi ostici e contraddittorî, in genere sono i più affascinanti, ma bisogna dare loro tempo e spazio, respiro, affinché chi legge si possa affezionare a loro; e Brjusov non lo fa. I suoi personaggi sono appena abbozzati e semplicemente insopportabili.
Il peggio però è la narrazione cerebrale di Brjusov-Ruprecht, che si limita a citare in maniera sintetica e spesso sommaria una serie di fatti in maniera piuttosto fredda e distaccata: solo che così anche chi legge finisce per rimanere freddo e distaccato, senza provare il minimo coinvolgimento. Finora il romanzo è stata una sequela di capricci, attacchi di isteria e sbalzi d’umore di Renata tutti assecondati da Ruprecht. E allora?
Perdipiù l’enumerazione continua di nozioni e citazioni rendono il romanzo ancora più artificiale, quasi un esempio di come non vada scritto un romanzo storico, uno sfoggio erudito fine a se stesso che soffoca ulteriormente la narrazione gi debole con delle pretese di preziosità (cosa dire poi dell’apparato di note veramente elefantiaco oltre che del tutto superfluo?).

Come opera di narrativa è pessima.
Per dirla tutta, non so se ho voglia di finirla. Devo sperare che quanto ho letto fin qui sia una premessa e che presto inizi la narrazione vera e propria, o disperare in un prossimo e consistente miglioramento, e restituirlo a metà?
Di gran lunga il peggior romanzo che mi sia capitato in mano dall’inizio dell’anno.

Autore: Valerij Jakovlevic Brjusov (Валерий Яковлевич Брюсов)
Editore: e/o Anno: 2007 (Edizione originale: 1908) 393 pagg.
Titolo originale: Ognennyi angel (Огненный ангел)
Traduttore: Cesare G. De MIchelis
ISBN: 978-88-7641-752-8

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13 thoughts on “L’angelo di fuoco

  1. Risposta: restituiscilo. ^_^ con tutte le belle cose che ci sono in giro perché perdere tempo con un mattonazzo insopportabile?
    [dubbio: se avessi fatto così avrei lasciato giù almeno tre o quattro dei libri più belli che abbia mai letto…]
    ??? Boh, lancia una monetina!! 😉

  2. La cosa che mi perplede è che lo spaventoso apparato di note prosegue più corposo che mai per gli altri capitoli… fa proprio gli elenchini, hai presente? Del tipo «Lessi tutte le ultime novità editoriali in circolazione, e cioè l’Elogio della pazzia di Erasmo da Rotterdam…» e così via. Spaventoso. Una delle prime regole, se ci fosse un manuale su come si scrive un romanzo storico, dovrebbe essere di evitare spataffiate del genere.
    Ancora sono indecisa se dargli un altro centinaio di pagine di chance o se metterlo direttamente nella pigna di libri da rendere. Mumble…

    Tama

  3. E’ indubbiamente uno di quelli che non sentendosi molto sicuro della verosimiglianza complessiva della sua ricostruzione storica si sente in dovere di precisare un mucchio di dettagli come quelli da te succitati (senti come parlo bene), e ovviamente così non fa che peggiorare la situazione! Uno non riuscirebbe a sentirsi dentro la storia nemmeno drogandosi, se si trova di fronte un muro di note a pié di pagina! (ma c’è pure la bibliografia in fondo???)

  4. Grazie al cielo no! Le note sono in fondo (perlopiù, ce n’è anche qualcuna -innocua- a fine pagina).
    Però davvero leggendo si rimane indecisi se prendere a mazzate Ruprecht, Renata (che è isterica sul serio, nel senso che si butta per terra schiumandoe contorcendosi) o direttamente Brjusov.

    …Mi sa che che non lo finisco.

    Tama

  5. No, è convinta di essere alternativamente la figlia di Satana e l’Anticristo in persona, e più volte ha organizzato messe nere nella sua stanza, per non parlare di una scenografica aspersione di sale (notoriamente, il rito necessario per evocare Satana) sul tavolo della mensa, accompagnato da un mantra di questo tenore: “Io sono l’Anticristo!”.
    Quando invece è più normale, si limita a scindersi in variopinte personalità, ovviamente tutte contraddittorie (tipo che è figlia unica ma con una sorella, fidanzata con un campione di scherma ma lesbica, vegetariana ma divora asini e agnelli, ecc.ecc., )

  6. O____O

    Lo sai che il sale si getta anche per cacciare gli spiriti maligni? (Per lo meno, negli esorcismi Shinto).
    Se fa sul serio, presentala a padre Amorth!! Oppure consigliale di allontanarsi un po’ dalla Normale, non può che essere d giovamento.
    Bwahahahahahaha!

    Comunque Renata è peggio. Ad un certo punto chiede a Ruprecht se è disposto a perdere l’anima per lei e Ruprecht, sperando che così lei ci stia (fa tutto un calcolo mentale), le dice di sì. Renata esce, e quando torna a casa ha tutto l’occorrente per un Sabba e fa a Ruprecht:«Ogni promessa è debito no? Vai da Satana e chiedigli dov’è Madiele, così che io possa ritrovarlo. Ci andrei io, ma se perdessi l’anima Madiele non mi riprenderebbe con sé». E Ruprecht? Accetta! Svogliatamente, ma accetta, pensando di essersi fregato con le sue mani.
    Il Sabba era piuttosto ben raccontato a dire il vero, nel senso che non ci si addormentava sopra la pagina, senonché nel bel mezzo dell’orgia finale, chi non ti va ad incontrare Ruprecht?

  7. Ma perché? Renata non avrebbe dovuto essere lì?… boh, mi sa che mi sono persa un pezzo ^_^ (questo “Sabbaful”, la telenovela delle streghe, è un po’ una pizza!)

  8. Ennò, doveva salvaguardarsi l’anima perché sennò Madiele (o meglio, Heinrich, l’uomo che lei è convinta sia un’incarnazione di Madiele) non se la sarebbe ripresa indietro.

    Lasciamo perdere va’, non è un romanzo che meriti tutte ‘ste attenzioni. ;>

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