Il castello di Dumala

Il castello di Dumala - www.anobii.com È un piacere al quale non riuscirò mai a rinunciare quello di girare per una biblioteca soffermandomi davanti agli scaffali per prendere dei libri così, sull’ispirazione del momento. Le ragioni che mi spingono, in quel momento, a scegliere un libro piuttosto che un altro possono essere davvero le più varie, dall’aver letto parecchio dell’autore al non averlo mai sentito nominare fino alle motivazioni più frivole – perché mi attira la foggia della copertina, perché ho voglia di leggere un libro di quella collana, o solo perché la scheda dei prestiti è ancora bianca e voglio essere la prima a scriverci sopra cedendo al medesimo impulso che ci spinge a lasciare le nostre impronte su di una distesa intatta di neve fresca (certo, quando sulle schede si segnava nome e data era molto, molto più divertente; mi piaceva che il mio nome rimanesse legato al libro). Nel caso de Il castello di Dumala ho esitato parecchio non tanto davanti al nome sconosciuto dell’autore, quanto al color tuorlo della copertina che mi dava l’impressione di stonare con l’ambientazione nordica del romanzo. In effetti, non stona soltanto con quella, ma tant’è.
In una terra ammantata dalla neve e dal gelo (azzardo: Pomerania?) si trova un paesino di cui Erwin Werner è il pastore (nel senzo di sacerdote protestante, non di guardiano del gregge – bè insomma, quasi). È un uomo giovane, alto e bello, letteralmente adorato dalla moglie; svolge scrupolosamente i suoi uffici e quasi ogni sera va a visitare il vecchio barone Werland, nel vicino castello di Dumala. Queste assidue visite lo portano ad invaghirsi della baronessa Karola, giovane moglie di bellezza seducente del barone, che trascorre il suo tempo a dedicarsi amorevolmete alla cura del marito invalido. Lo struggimento che in lui producono gli occasionali incontri con la baronessa nello splendido paesaggio innevato lo conduce ad una muta adorazione. La situazione sembra destinata a non mutare, quando arriva in zona il barone Rast che con la sua brillante mondanità affascina Karola. Werner assiste, muto e paralizzato, al cedere della baronessa alle profferte di lui ed, infine, alla loro fuga in Italia.
Ciò che colpisce Werner è il destino di solitudine che accomuna gli uomini senza tuttavia renderli capaci di reale comunione; il ritorno di Karola non fa che accrescere questo senso di straniamento.
«"Strano!" pensò Werner. "Si crede di essere fortemente e dolorosamente legati a qualcuno, di essergli molto vicino, e poi ognuno va per la sua strada senza sapere cosa è’ accaduto nell’animo dell’altro. Al massimo uno saluta l’altro nell’intimo della propria solitudine!"» (pag. 167)

Il tema della solitudine in effetti è quello che sta più a cuore all’autore, proprio della solitudine esistenziale che negli anni Settanta sarebbe diventata di moda sotto l’etichetta di ‘incomunicabilità’. È la solitudine di non riuscire mai a penetrare completamente l’animo altrui, e dell’impossibilità di essere a propria colta compresi. Tanto più acuto è il senso di questa solitudine, tanto meno ci si riesce ad adattare alla vita; anche Karola, che cerca di sfuggire a questo destino con una fuga, è costretta a tornare dopo essersi resa conto del fallimento del suo tentativo.
Nella postfazione del traduttore – molto interessante, visto che l’autore mi era del tutto sconosciuto – si accosta Keyserling a Schnitzler. Keyserling era uno junker, ma dopotutto di stabilì nella Vienna fin de siécle. Avranno in comune l’ambiente ad alcune tematiche, ma tra i due permangono differenze insormontabili. Per dirne una, Schnitzler scrive come un dio. Pur non essendo disprezzabile, non si può davvero dire lo stesso di Keyserling.

Autore: Eduard VON KEYSERLING
Editore: Marcos y Marcos   Anno: 2005  (Edizione originale: 1907)  191 pagg.
Titolo originale: Dumala
Traduttore: Giuseppe FARESE
ISBN: 88-7168-411-7

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