L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani

*Piccola nota sul nichilismo*

Alcuni valori e nozioni ci sono stati tramandati tradizionalmente e la loro validità veniva non solo assunta, ma ritenuta oggettiva. Nella seconda metà dell’Ottocento questi vari valori e nozioni sono stati pesantemente messi in discussione. Ovviamente la messa in discussione di valori comunemente accetati non era una novità: in genere vi erano corrisposti momenti "alti" di speculazione filosofica e l’instaurazione di nuovi paradigmi valoriali. La novità presentata dal nichilismo consisteva nell’affermazione che  non solo i valori tramandati non sussistevano, ma che nessun valore poteva sussistere oggettivamente. Inoltre per la prima volta, anche grazie alla progressiva emancipazione dal lavoro manuale consentita dal progresso tecnico, tale crisi radicale raggiunse uno strato sociale assai ampio: investì la borghesia nella seconda metà del secolo  lasciando intatta solamente la fede nella scienza e nel progresso (presente il balletto Excelsior?); le due guerre mondiali hanno distrutto anche di questo ultimo residuo di fede e deitro di sè hanno lasciato un deserto. In questo clima affonda le radici il "pensiero debole" e via discorrendo.

Ora, c’è chi ha reagito diventando una specie di prefica il cui passatempo preferito è gridare alla fine del mondo imminente. Ma se nella fine del mondo non sono capaci di vedere l’inizio di un altro, è un loro difetto d’immaginazione. Se non sono in grado di fare proposte per la costruzione di un nuovo universo valoriale, è un loro difetto di progettualità. (Sfugge perché dovremmo oggettivare le loro mancanze proiettandole nella realtà, facendo finta che il mondo non sia esistito prima né esisterà dopo di loro).
Un’altra categoria di tarantolati, e che personalmente non sopporto, sono quelli che rispondono in maniera reazionaria, riaffermando quei medesimi valori in crisi – ad un volume più di voce più alto e dietro la minaccia dell’imminente fine del mondo (aiutati in questo dalle prefiche di cui sopra). Il bello è che spesso e volentieri questi figuri pur essendo essi stessi fondamentalmente nichilisti vanno predicando i famosi valori in crisi per ragioni di ordine sociale, ovvero di controllo sciale – di potere.

L'ospite inquietante - www.anobii.com Visto che l’intellettualità, alla quale era demandata la produzione di cultura, invece di guardare avanti ha preferito ripiegarsi di se stessa, nelle modalità che abbiamo visto, il deserto è rimasto là dov’era e ci ha pensato qualcun altro ad occuparlo. Ci ha pensato il mercato prendendo in mano, nella quasi totale assenza di concorrenti, la produzione culturale; questo è il tratto distintivo del nichilismo contemporaneo.

*fine piccola nota*

Galimberti nel suo libro si occupa degli adolescenti di quella generazione (che è anche la mia) nata e cresciuta in questa temperie. La sua tesi è che l’essenza di riferimenti saldi (figure genitoriali in primis) abbia reso ai giovani insostenibile la prospettiva di vivere in un mondo che si è incapaci di descrivere e che risulta quindi informe ed ignoto. Proprio per dimenticarsi provvisoriamente di questa insostenibilità e della prospettiva di un futuro che appare nero come un paio di fauci spalancate, "i giovani" preferirebbero un eterno presente e l’ottundimento, tramite l’uso ludico di droghe, musica con percussioni sincopate ed altro ancora. In questa prospettiva, gli atti di bullismo e vandalismo non sarebbero altro che tentativi patetici di affermazione di sé, in una dimensione in cui il gesto è l’unico sbocco possibile per un disagio che l’analfabetismo affettivo non consente di elaborare ed articolare verbalmente.
La via d’uscita proposta da Galimberti è di dare ai giovani un’educazione sentimentale, improntata alla massima del γνῶθι σεαυτόν (conosci te stesso): insegnare ai giovani di riconoscere le proprie abilità ed i propri limiti ed a progettare una vita tesa a sciluppare le prime senza dimenticarsi dei secondi.

La proposta mi pare buona, ma è chiaro che occorre fare un passo avanti ulteriore.

Autore: Umberto GALIMBERTI
Editore: Feltrinelli  Anno: 2007  184 pagg.
ISBN-13: 978-88-07171437

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