Il coperchio del mare

Il coperchio del mare - www.feltrinelli.itÈ l’ultimo libro della Yoshimoto che abbia letto ma, curiosamente, è il primo di cui parlo nel blog.
Quando è stato acquistato dalla biblioteca comunale, una bibliotecaria me l’ha molto gentilmente tenuto da parte, sapendo che mi sarebbe potuto interessare.
Piccoli piaceri dell’essere una frequentatrice assidua.

Il lutto, il ricordo, l’ingresso nell’età adulta e l’importanza dell’equilibrio tra uomo ed ambiente sono tutti temi centrali di questo romanzo, che racconta l’estate di due ragazze poco più che ventenni in una sonnolenta cittadina balneare.
Hajime, addolorata dalla perdita dell’amatissima nonna, viene ospitata per qualche tempo dalla famiglia di Mari; Mari invece ha da poco avviato l’attività dei suoi sogni: un chiosco di granite.
Sia Mari che Hajime si trovano nel momento della vita in cui devono entrare a far parte della shakai, la società degli adulti lavoratori, e muovere i primi passi al suo interno. Tuttavia entrambe rifiutano che questo passaggio si traduca nel mero inquadramento entro posizioni rigide già strutturate: Mari prima, ed in seguito anche Hajime, riescono a ritagliarsi uno spazio in cui essere fedeli a se stesse, a conservare la propria individuale sensibilità coniugandola elasticamente, grazie all’inventiva, ad una attività pratica (il chiosco di granite, la confezione di bambole di pezza).
Questo impegno richiede un dispendio di energie straordinario rispetto ad un inquadramento passivo; è il rapporto continuo con la natura, un rapporto fusivo in cui la coscienza di sé si allenta confondendosi con la percezione dell’ambiente circostante, ad infondere nelle due ragazze le energie necessarie; un contatto intenso che le ristora, lasciando loro intuire, dietro il rigoglio della vegetazione, l’autentico carattere di potenza generatrice della natura (il cui termine giapponese, shizen, significa anche spontaneità).
Proprio questo intenso rapporto aiuta Hajime, da un lato, ad elaborare il lutto e ad accettare la morte come uno dei momenti della vita, mentre dall’altro sprona Mari a contribuire, nel suo piccolo, alla ricostituzione di quell’equilibrio tra ambiente ed attività umane che negli anni dello sviluppo turistico della cittadina era stato disatteso per miopia ed interesse ed il cui sconvolgimento aveva finito per costituirne la principale causa di declino.

Trattando della difficoltà di trovare il priprio posto nel mondo e di degrado ambientale, senza tralasciare ui temi a lei cari della morte e della famiglia, Banana Yoshimoto non manca di cogliere il senso di inquietudine che li accompagna attraverso la scrittura empatica e suggestiva che la caratterizza.

Autrice: YOSHIMOTO Banana (吉本ばなな)
Editore: Feltrinelli  Anno: 2007 (Edizione originale: 2004)  118 pagg.
Titolo originale: Umi no futa (海のふた)
Traduttore: Alessandro Giovanni Gerevini
ISBN: 978-88-07-70189-4

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9 thoughts on “Il coperchio del mare

  1. @Leyla: Non ho capito se il tuo è un grido di trionfo o di dolore. Dovrebbe essere di trionfo!

    @Mak: Certo che il tuo amico ha idee balzane. Capire “le femmine” non è possibile perché “le femmine” non sono una serie di cloni. C’è un detto qui dalle mie parti che dice: Ogni testa l’è un signùr. Non c’è bisogno di traduzione no? ;P
    Peraltro, a me la Yoshimoto piace (mi piace la sua poetica) ma hey, sono gusti.

  2. certamente commentavamo solo il fatto che la Yoshimoto e per la verità anche Isabel Allende vanno per la maggiore tra il pubblico femminile e quindi capirne il perchè ci poteva aprire le porte del magico mondo delle donne
    Ps Femmina in questo caso non ha nessuna valenza sessista è solo la trasposizione in italiano del dialettale Femmena che è sinonimo di donna anzi di solito se riferito ad una donna in particolare è anche sinonimo di una spiccata femminilità.

  3. Infatti, non intendevo implicare che avesse una valenza sessista.
    Riformulo:
    Gli individui con corredo cromosomico XX sono incomprensibili, se considerati in quanto tali come categoria.
    Credo che valga lo stesso per quelli con cromosomi XY, presi come insieme ;P

  4. “Buahaha” poteva anche essere una risata di irrisione, no?
    Dài che la logica non è mica così tragica! E’ interessante e soprattutto si fonda in larga parte sulla non contraddizione, che fornisce un metodo pressoché infallibile per svelare le boiate entro le teorie che vengono formulate al suo interno. ^^
    Tutta un’altra musica rispetto alla filosofia medioevale, no? ^^

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