Our mutual friend

Our Mutual Friend - www.anobii.comMi sono imbattuta per la prima volta ne "Il nostro comune amico" quando sentii Eugenio Allegri recitarne un brano (una cena a casa dei Veneering) a Totem. Prima di lanciarmi nella lettura però ho lasciato trascorrere diversi anni e, soprattutto, come già com Bleak House ("Casa Desolata"), mi sono guardata lo sceneggiato prodotto dalla BBC.
Nel caso di Bleak House era stato necessario per infondermi coraggio e convincermi ad intraprendere una lettura nella quale nutrivo ben poche poche aspettative, vista la mia diffidenza rispetto a Dickens, mentre nel caso di Our Mutual Friend è stata una precauzione del tutto superflua, visto che non appena ho iniziato a leggerlo con una certa costanza, la lettura mi ha rapita.

La storia comincia in una notte, sulle rive del Tamigi, con due uomini che litigano ed un cadavere trascinato dalla corrente. Quello che potrebbe essere sono un banale episodio di cronaca in realtà irrompe fin nei salotti della buona società: il defunto infatti era il giovane John Harmon, da poco arrivato dal Sudafrica per prendere possesso dell’eredità paterna – una vera fortuna, accumulata tramite il business della raccolta dei rifiuti.
John Harmon padre era stato un uomo collerico e stravagante, ed in una clausola del testamento condizionava l’eredità al matrimonio del figlio con Bella Wilfer, una ragazza di modeste origini che neanche conosceva bene. In caso di rifiuto o di decesso del figlio, l’intera fortuna sarebbe andata ai coniugi Boffin, un’anziana coppia che per lui aveva sempre lavorato.
Così i Boffin, divenuti ricchi sfondati dalla sera alla mattina, fanno il loro ingresso nella buona società; portano con sé Bella Wilfer, a cui non vogliono negare il futuro di agiatezza che le era stato dischiuso dalla clausola matrimoniale, ed affidano i loro affari ad un giovane Segretario apparentemente senza passato, John Rokesmith.
Alle vicende di casa Boffin si intrecciano quelle di Eugene Wrayburn, indolente magistrato, amico fraterno di Mortimer Lightwood, esecutore testamentario di John Harmon padre ed avvocato dei Boffin. Nella notte del ritrovamento del cadavere di John Harmon figlio, infatti, Eugene era rimasto colpito dalla bellezza e dalla compostezza di Lizzie Hexam, figlia di uno degli uomini che l’aveva ripescato e che vivevano di quel che portava il fiume – cadaveri compresi.
La determinazione di Lizzie nel sopportare i rovesci della sorte e nuoemrosi sacrifici mantenendo intatti dolcezza di carattere ed ottimismo lascia una profonda impressione nell’abulico magistrato, che inizia a nutrire per la ragazza un forte interesse. Inizia un rapporto di amicizia  alquanto fragile, minato dall’enorme distanza sociale tra i due. È infine Bradley Headstone, insegnante del fratello di Lizzie e che per lei ha perso la testa, a cambiare le carte in tavola inducendo la ragazza a fuggire fuori Londra per nascondersi entrambi. Il suo rifugio però non può restare segreto in eterno e ben presto Eugene ed Headstone si mettono sulle sue tracce…
Non sono minori le difficoltà che si addensano intorno ai Boffin: alle loro spalle infatti il livoroso Silas Wegg sta tramando per depredarli, proprio quando Mr. Boffin si sta abituando all’agiatezza – con effetti disastrosi sul suo carattere un tempo gioviale – ed il nascente idillio tra Bella e John Rokesmith è minacciato dalla terribile accusa a John di essere nientemeno che l’assassino del giovane John Harmon…

Se c’è una cosa che mi fa impazzire di Dickens è la sua capacita di dipanare trame estremamente intricate senza difficoltà, soprattutto per che legge. Mi sembra un caso preclaro di professionista che sa fare supremamente bene il proprio mestiere – un "artigiano della parola" che rende pieno onore alla categoria. Dickens sapeva che i suoi romanzi dovevano vendere e giocava scientemente con le aspettative del pubblico: le assecondava e le tradiva, componendo opere ferocemente ironiche ma irresistibili.
In "Our Mutual Friend" ad esempio con la sua ironia massacra e dissacra il salotto del Veneering, epitome della buona società e tuttavia infestato da personaggi assurdi, vanesi e candidamente ipocriti, a partire dai padroni di casa.
Credo che l’approccio di Dickens al mestiere di scrittore vada interamente rivalutato: cosa c’è di male a scrivere per campare? L’importante è fare sempre tesoro del rispetto per chi legge.

Autore: Charles DICKENS
Editore: Penguin   Anno: 1997 (Edizione originale: 1865)   840 pgg
Traduzione del titolo: Il nostro comune amico
ISBN: 0-14-043497-6

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