Il veleno di Afrodite

Il veleno di Afrodite - www.anobii.comIl veleno di Afrodite raccoglie due racconti giovanili di Tanizaki, Fino ad essere abbandonato e Jōtarō; pur non esprimendo il culmine della sua produzione, credo che rappresentino bene sia il tipo di tematiche che lo interessano, sia due tipi di approcci narrativi.

Fino ad essere abbandonato
Il racconto inizia con un appuntamento segreto: Kōkichi, un traduttore che sta cominciando a farsi un nome, aspetta tra la folla che riempie le strade nel tardo pomeriggio. Michiko è molto in ritardo e Kōkichi, pur irritandosi via via per l’attesa, non riesce ad andarsene. Quando finalmente la scorge arrivare in compagnia della cognata, le segue silenziosamente. Scambiato uno sguardo di intesa con Kōkichi, Michiko abbandona furtivamente il fianco della cognata e si allontana con l’innamorato.
Kōkichi è ancora irritato con Michiko, ma finisce con l’accettare tutto ciò che combina per via del suo carattere capriccioso perché su di lei ha delle mire particolari: colpito dalla sua bellezza ha deciso di farne la sua donna ideale, il suo capolavoro vivente, una donna volitiva dinanzi alla quale cadere in ginocchio per ammirarla ed adorarla.

Sebbene la natura della relazione tra Michiko e Kōkichi sfugga alla famiglia di lei, essa è a conoscenza dela loro frequentazione e non di rado Kōkichi va a trovare la ragazzaa casa. Proprio durante una di queste visite si verifica un imprevisto: a visitare la ragazza c’è anche il giovane Sugimura, fratello minore dell’uomo a cui Michiko è stata fidanzata che morì prematuramente di tubercolosi. Michiko rassicura Kōkichi ripetendogli di amare lui solo e maltratta Sugimura rivolgendosi a lui come ad un servo, ma il pensiero di quell situazione inizia a perseguitare Kōkichi come un tarlo.
Le voci di un possibile fidanzamento tra i due lo sconvolge ed iniza ad essere terrorizzato dall’idea di essere abbandonato in favore del rivale. Sempre più subalterno rispetto a Michiko, passa rapidamente dalle suppliche ad una sottomissione servile, mentre per contro Sugimura ostenta sicurezza crescente; la successiva visita a Michiko vede i ruoli dei due rivali scambiarsi.
La notizia del fidanzamento di Michiko e Sugimura è l’ultima tortura subita da Kōkichi, che medita di suicidarsi davanti agli occhi dell’amante.

Jōtarō
Jōtarō presenta una trama tutto sommato simile, con l’astro nascente della letteratura ma già privo di ispirazione Jōtarō che nutre la massima aspirazione della creazione di un suo ultimo capolavoro: un’amante sadica a cui sottomettersi. Dopo l’ennesimo fallimento (la vedova Reiko, che pur minacciandolo con una pistola prova verso di lui sentimenti di tenerezza) trova finalmente la donna che fa per lui: una prostituta con svariati precedenti per furto ma con un’aria ingenua e remissiva. La ragazza si presta al gioco ma cela anche lei un segreto che potrebbe farne l’autentico capolavoro di Jōtarō o l’ultimo fallimento.

Il tema di entrambi i racconti è l’ideale di donna coltivato da Tanizaki in quel periodo: la donna bellissima e perciò stesso inavvicinabile, che l’uomo fa suo oggetto di adorazione; sottomettendosi ad essa però l’uomo adorante si espone alla crudeltà della donna, specialmente alla più amara: l’abbandono.
Il rischio sempre reale dell’abbandono è la contraddizione interna al masochismo di Tanizaki, mitigato solo dalla speranza che la donna divenga dipendente dalla posizione di supremazia, in maniera speculare all’uomo, che non può fare a meno di quella di sottomissione. Se si realizzasse questa condizione. Il rapporto s-m sarebbe perfetto ma non potrebbe che svilupparsi sotto il segno dell’ambiguità…

Affascinante. Perlomeno, io lo trovo parecchio affascinante. Il tema del potere nelle relazioni affettive è un argomento inesauribile ed interessantissimo.
Definendo il potere in generale come la capacità di farsi obbedire, chiamiamo ‘potere suasivo’ la capacità di farsi obbedire senza ricorrere alla forza.
Ebbene, per il giovane Tanizaki le relazioni amorose si configurano come un conflitto fra poteri suasivi, mentre l’uomo il cui unico desiderio è di cedere al potere della donna finirà per perderla.
Comunque non sarà un caso se anche l’ultima volta che ho parlato di Tanizaki ho finito col tirare in ballo le dinamiche delle relazioni servo-padrone…

Autore: TANIZAKI Jun’ichirō (谷崎 潤一郎)
Editore: Garzanti   Anno: 1994    206 pagg.
Raccoglie:
Fino ad essere abbandonato (Suterareru made) – 1913
Jōtarō (Jōtarō) – 1914
Traduttore: Emanuele Ciccarella
ISBN: 88-11-66435-7

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10 thoughts on “Il veleno di Afrodite

  1. Tama ti ricordi quella volta che ti ho accompagnato in un altro dipartimento perchè dovevi parlare con un prof e concordare il prg di un esame (forse letteratura italiana, c’entrava forse qualcosa l’Orlando furioso..)

    Non è che mi sai dare più info al riguardo?
    Ho scoperto che per l’esame di letteratura tedesca non si può concordare il prg e io non voglio trovarmi costretta a studiare Novalis, anche se sarebbe un voto massimo assicurato (tu sai cosa intendo)

    Thanxx.

    L.H.

  2. Sì, mi sono letta il *meraviglioso* Orlando Furioso. Aaah *___*
    Non ho capito però, vorresti concordare letteratura italiana? Io però avevo concordato un supplemento da 3 cfu dopo aver già superato l’esame canonico da 9 (con la prof. Tancini).

  3. beh.. io devo fare un esame di letteratura.
    Pensavo tedesca perchè credevo di poter concordare il prg. Invece no. Il prg lo decide lui (sulla base delle “scorte”, anche se gli hanno impedito di fare quello che faceva.. ma continua ad esaminare).

    Così mi era venuto in mente il tuo esame, non mi dispiacerebbe tornare a studiare qualche cosa di letteratura it. che all’istituto tecnico (stranamente) ho fatto benissimo.

    Dovrebbe essere un esame di 6 crediti ma te lo dico chiaramente: non voglio un prg monumentale come questo di logica che dovrebbe essere di 18 crediti e non di 9.

    Per sei crediti mi aspetto un max di 250 pagg da studiare, quindi se quella prof. è prolissa la scarto a priori.

    (sono stanca aho’!!!)

    L.H.

  4. Buon per te che puoi scegliere… io mi sono trovata più o meno obbligata a fare quello, perché uno dei due corsi alternativi consentiti dal mio piano di studio era tenuto da uno schizzato (dopo un’ora di lezione stavo per vomitare in classe) mentre il docente dell’altro ha lasciato hac lacrimarum valle a poche settimane dall’inizio del corso…

    Ora, il corso della Tancini non era nient’affatto male, ma era *decisamente* monumentale. Conta che ci ho messo un semestre a fare quello solo!
    Però quello di quest’anno mi sembra più leggero e, soprattutto, più piacevole (è incentrato su Dante):
    http://users.unimi.it/dfilmod/didattica/corsi_programmi/programmi_2007-08/tancini07-08lettit.php

    Se hai fatto bene letteratura è un pochino seccante, perché essendo rivolto a studenti NON di lettere, la Tanc tende un po’ a trattarti da analfabeta. Mi ricordo la prima lezione , sullo Stilnovo, che era cominciata con un “Avrete sentito dìnominare Dante, ma forse il nome di Guido Cavalcanti non vi dice molto…” Ti assicuro che mi si sono attorcigliate le budella! E probabilmente era a parecchi che quel nome non diceva granché… 0_o

    L’esame è strutturato così: c’è una prova scritta obbligatoria per tutti (se fai un esame da sei crediti devi rispondere a metà dei requisiti) passata la quale c’è l’orale.

    Però navighiamo tranquillamente sulle 7-800 pagine, eh ^^;

  5. Ehehe. Lo immaginavo.

    Ah, non ho ancora avuto il tempo di ascoltare il video di SUGIZO che mi hai segnalato. Lo farò qp, oggi finisco ed in settimana dovrei avere tempo senz’altro ^^

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