Marzo 2008

Libri del mese:
Claudio SABELLI FIORETTI intervista Francesco COSSIGA, "L’uomo che non c’è", Aliberti
Michela MURGIA, "Il mondo deve sapere", Isbn Edizioni
TANIZAKI Jun’ichirō, "Il veleno di Afrodite", Garzanti
Luigi URRU, "Il fantasma tra i ciliegi. Topografie di primavera a Tokyo", Liguori
OGAWA Yoko, "La Casa della luce", Il Saggiatore
MISHIMA Yukio, "Sete d’amore", Guanda
James PROCTER, "Stuart Hall e gli studi culturali", Cortina
Anatole FRANCE, "Il castello del Visconte"
TANIZAKI Jun’ichirō, "I piedi di Fumiko – Ave Maria", Marsilio

Ho comprato:
MURAKAMI Haruki, "Kafka sulla spiaggia", Einaudi

(17 euro)
 
Film del mese:
Dario ARGENTO, "Phenomena" 

Dario ARGENTO, "Il fantasma dell’Opera" 

Dario ARGENTO, "Opera" 

Dario ARGENTO, "L’uccello dalle piume di cristallo"
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19 thoughts on “Marzo 2008

  1. Com’è “Kafka Sulla Spiaggia”? A me di Murakami sono piaciuti “Dance Dance Dance”, “Norwegian Wood” e “La Fine Del Mondo E Il Paese Delle Meraviglie”. Ma tutti gli altri mi hanno fatto grossomodo cagare il cazzo, se non ti disturbano i francesismi.

  2. Mi è piaciuto moltissimo.
    Oltre a quelli che hai citato, di Murakami mi è piaciuto anche “L’uccello che girava le viti del mondo”.

    Gli altri che he letto in effetti non mi hanno appassionata (a parte “Underground”, che però è un saggio).

  3. “A Sud Del Confine Ad Ovest Del Sole” in effetti è la metafora del libro stesso: ti aspetti chissà cosa, e a sud c’è solo il Messico. Però non credo che sia “brutto”: semmai è incompleto, raffazzonato, arruffone.

    “L’Uccello Che Girava Le Viti Del Mondo” invece direi proprio che non m’è piaciuto.

    Di che parla “Kafka Sulla Spiaggia”? Adesso è entrato del tutto nel catalogo Einaudi, Murakami? Niente più Bur e Feltrinelli?

  4. Ci ho messo molto per capirlo (ed è tuttora soltanto un’ipotesi), ma credo che una delle cose che più mi piacciono dei romanzi di Murakami sia la sua allusione all’esistenza di un altro mondo, di un’altra dimensione della realtà.
    È un po’ troppo filosofica come spiegazione, ma per fortuna o purtroppo mi riesce più facile ragionare così.

    Ora, nei suoi romanzi (a mio parere) più riusciti, rivela l’esistenza di questa dimensione parallela tramite il personaggio di un inetto, generalmente un uomo sopra i trentacinque che per qualche ragione non lavora, una persona che proprio in virtù delle sue caratteristiche particolari non si inserisce bene nella società ma in compenso riesce ad avvertire se non proprio ad oltrepassare i limiti dell’altro mondo.

    L’uccello che girava le viti del mondo propone, proprio come Dance Dance Dance, questa struttura, solo che è più prolisso e dispersivo.
    Ho avuto l’impressione che invece Kafka sulla spiaggia riuscisse laddove L’uccello gira-viti aveva fallito, però hey, rimane una mia opinione 🙂

    Se dovessi stilare la mia personale classifica di gradimento della narrativa di Murakami, sarebbe qualcosa di questo tipo:
    1) Dance Dance Dance
    2) Kafka sulla spiaggia
    3) La fine del mondo e il paese delle meraviglie

    Infine, quando ad A sud del confne, l’ho letto ormai parecchi anni fa e posso solo dire che, mentre i libri di Murakami si dispiegano con un apparente caos su cui M. in realtà manitene uno stretto controllo, quel libro mi ha lasciato un’impressione di confusione e basta.
    Ricordo che vi aleggiava un’atmosfera da giornata di pioggia, con le luci basse ed una vaga malinconia; molto poco altro. Non mi è piaciuto.

  5. Beh, io Murakami l’ho amato soprattutto e principalmente per “Norwegian Wood”. Tutti gli altri libri direi che sono venuti solo come conseguenza. Alcuni, come “Dance Dance Dance” o “La Fine Del Mondo E Il Paese Delle Meraviglie” li ho amati, ed altri mi hanno fatto cagare, ma sostanzialmente sono tutti, nel bene e nel male, debitori del primo libro suo che io abbia letto.

    E tutto sommato il tuo ragionamento fila, ma per “Norwegian Wood” appunto solo in parte. Perché lì è Naoko che vive in un altro mondo, e Toru vi è trascinato solo dagli eventi, o dalle sue debolezze. E alla fine sceglie di vivere nel nostro mondo, accanto a Midori.

    Perché in fondo è vero che il tuo ragionamento, su “l’uomo che non si inserisce nella società a causa delle sue peculiarità ma in compenso riesce bla bla bla” è sovrapponibile pure a Toru. Ma come dice lui stesso “in fondo io sono una persona comune e normalissima”.

    In compenso sono tentato di provare “Kafka Sulla Spiaggia”, ma d’altro canto non sono in uno di quei periodi in cui voglio stare male. E Murakami alla fine mi fa sempre stare male.

  6. Bè rimanda, mica è peccato. Ed anche se lo fosse, rimanda lo stesso.
    Mi sa che Kafka sulla spiaggia sia piuttosto dolorifero.

    Anch’io ho aspettato un po’ prima di leggerlo perché dopo un’attesa così lunga temevo che le aspettative accumulate avrebbero finito col rovinarmi il piacere. (Poi però è andato tutto liscio.) 🙂

  7. Anche perché ora sono a metà di Pablo Tusset, e non voglio rovinarvi l’ottimo umore in cui mi mette.

    Io per “Norwegian Wood” poi sono stato malissimo. Contava molto che non ero in un periodo in cui ero propriamente in me (donne: c’entrano sempre loro), ma ho la tendenza a farmi assorbire troppo dalle trame e dalle atmosfere di un libro. Ergo se mi dici che è del genere “io-ti-martellerò-sui-coglioni e tu urlerai-che-ti-piace”, mi sa che lo metto in coda.

  8. Mmh, mi sa che vira di più verso il “Ti-convincerò-a-tagliarti-le-vene-e-mi-ringrazierai”, dovendo collocarlo entro una categoria particolare.

    ‘Notte, e grazie per la chiacchierata 🙂

  9. Non siamo mai andate a lezione insieme, anche perché ci siamo conosciute che io avevo ormai quasi finito.

    Il dramma non era andare ad annusare il professore, era che l’odore veniva a prenderti a pugni! Urgh!
    Pensa andare a colloquio in uno studio di tre metri per cinque, a giugno, con Jabba the Hut che si china verso di te alitando!

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