Gli impiegati

Gli impiegati - www.garzanti.itQuando ci penso, non ne vengo a capo.
Balzac trascorreva la maggior parte del tempo a spendere e spandere senza ritegno. Dedicava alla scrittura relativamente poco tempo. Eppure è riuscito a scrivere tantissimo. Inoltre i suoi romanzi sono perlopiù buoni, con qualche opera davvero straordinaria.
Direi che Gli impiegati si colloca tra le buone, ed è spaventoso quanto poco sforzo pare avervi profuso; a tratti sembra addirittura tirata via.

Gli uffici di un non meglio specificato ministero sono messi in subbuglio dalla morte del capo divisione, il dirigente alle dirette dipendenze del ministro. I candidati alla successione sono due: Baudoyer, un quadro ottuso e mediocre, e Rabourdin, che per anzianità e capacità è senz’altro il favorito.
Tuttavia la competizione non si accende fra di loro, bensì fra i rispettivi sostenitori, prime fra tutti le mogli, che non si potrebbero immaginare più diverse: Élisabeth Baudoyer è bigotta e ritirata quanto Célestine Raboudin è affascinante e mondana; la prima sferruzza a cena con il curato, la seconda tiene salotto e ricevimenti. Come due regine si sfidano in una prova di abilità a distanza, muovendo pezzi per darsi scacco. Balzac non ha dubbi sull’esito del confronto, e sul finale di partita fa dire ad uno dei suoi personaggi: "È andata come sempre. I quattrini hanno vinto!"

Balzac è un furbacchione e conosce a menadito l’arte di giocare al gatto col topo con i suoi lettori. Anch’io, lettrice rotta ormai ad ogni malizia, nelle sue trappole narrative cado come una pera cotta. (Ne sono contenta: c’è ancora speranza, anche per me). Questa ad esempio mi ha raggirata a meraviglia: nella sua partita Célestine si è scelta come alleato des Lupeaulx. Des Lupeaulx (che compare anche ne La cugina Bette) è un viveur di mezza età, un gran maneggione ed il consigliere politico del ministro; per schierarlo dalla parte del marito, Célestine decide di far leva sulle proprie grazie, e da consumata dama di mondo qual è, non le ci vuole molto per farlo incapricciare di sé. Scrive B. : "La donna non ha che un’astuzia, ma infallibile". Il suo gioco consiste nel farsi desiderare – una partita che conduce con abilità e pazienza. Des Lupeaulx però non è certo un ingenuo, inoltre in materia di donne ha gusti difficili quanto un pascià.
Un venerdì mattina si presenta non annunciato in casa Rabourdin e coglie alla sprovvista Célestine alzatasi da poco – in pantofole e vestaglia, spettinata, ancora i segni delle gualciture del lenzuolo sul viso. È proprio in casi come questi che l’immagine idealizzata dell’amato bene si incrina, ammonisce B., ed è per questo che un uomo dotato di buonsenso non dovrebbe mai presentarsi in casa dell’amante prima di mezzogiorno. Célestine, in un istante, vede tutti i suoi piani andare in frantumi.
Non appena ci si è convinti, con Célestine, che la situazione sia compromessa, Balzac cambia le carte in tavola svelando che la vista della donna in deshabillé domestico in realtà stuzzica l’appetito di des Lupeaulx, il quale entrato dubbioso esce cotto del tutto.
Balzac mi ha presa in contropiede: ci ero cascata!

Questo atteggiamento da narratore consumato ma trascurato fa sì che B. utilizzi una varietà di marchingegni narrativi ma non si preoccupi di nasconderli. Aveva troppa fretta di consegnare i manoscritti (era sempre in debito con gli editori ed in ritardo sui tempi) per badare a queste minuzie. Perciò i suoi romanzi sono non solo molto godibili, ma anche vere e proprie miniere in cui si può trovare di tutto.
Era un autentico malandrino.
Per tutto il romanzo mi sono trovata a parteggiare per i Rabourdin, seguendo l’enfasi sulle loro aspettative costruita da B.; a ben vedere però non è che siano più meritevoli o più moralmente specchiati. Le moine di Célestine non sono migliori della devozione pelosa di Élisabeth.
È però interessante che le mosse decisive della partita si giochino proprio laddove nessuna delle due ha accesso diretto: in ufficio, presso gli impiegati, che si muovono e reagiscono come una massa inerme, anonima e primitiva.

Autore: Honoré de BALZAC
Editore: Garzanti   Anno: 1996 (Edizione originale: 1838 e 1844)  xxxiii + 252 pagg.
Titolo originale: Les Employés ou la Femme supérieure
Traduttrice: Argia Micchettoni
ISBN: 88-11-58726-3

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33 thoughts on “Gli impiegati

  1. Era un malandrino, sì. Ma poveraccio ha finito per soccombere alla sua stessa agglutinante fantasia: c’è persino chi ha ravvisato una sorta di nemesi divina nel fatto che l’Onorato sia morto piuttosto giovane, sfiancato dal mostruoso sforzo della Comédie… (conosci i saggi di Henry James su Balzac? Sono eccezionali!)
    Mi fa più compassione che invidia, ed è un fatto degno di nota dal momento che non ho mai trovato nessuno scrittore che mi pigliasse così tanto (nemmeno Calvinoooo!)

  2. Prima cerco in biblioteca, casomai ti chiedo.

    Sai che non mi sono ancora riavuta da La cugina Bette ed Illusioni perdute?
    Ho aperto il blog poco dopo aver finito anche Splendori e miserie delle cortigiane, con l’idea di dedicargli (almeno) un post, ma ancora niente!

  3. Illusioni perdute…. io sono arrivata a quando Lucien decide di lanciarsi nel giornalismo, poi è arrivata la tempesta seminario/tesi/cazzi vari e sono annegata in cose di trecento anni prima. Uffa… non vedo l’ora di finire la tesi per tornare da Onorato DI Balzacchio.

  4. Ohi, Onorato va assaporato mica trangugiato 😉 Poi, potessi decidere io quando laurearmi, mollerei tutto subito… ma mi tocca farlo entro luglio o perdo il posto! (nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo)

  5. @Wayne: ma Hugo è tosto! Anche bello, ma molto pesante.
    Ti suggerirei La cugina Bette di Balzac od i Racconti di vita parigina di Maupassant.

    @Pip: ?!? Quindi non ci puoi tornare? Povera Pip!

  6. Ho letto “I Miserabili” e “Notre Dame De Paris”. Il primo debbo dire che m’è piaciuto parecchio, mentre invece il secondo così così (e a dirla tutta non mi ricordo manco se l’ho finito). E comunque ero proprio un ragazzetto quando mi sono capitati tra le mani. In effetti ora non saprei dire che effetto mi potrebbero fare.

  7. Sta alla scrittura come i Led Zep alla musica. Il loro rock, più che pesante o potente, è tanto.

    Comunque non saprei dirti. La narrativa francese non l’ho mai studiata (non che con quella inglese… mi sono fatto delle gloriose ronfate in aula, e perlopiù leggevo la Gazzetta, durante le lezioni). Però in compenso se vuoi posso annoiarti a morte sulla novel anglosassone da Defoe in poi.

  8. Neanch’io ho mai studiato letteratura francese.
    Ho sempre vissuto molto male lo studio strutturato di qualsiasi letteratura.
    Però mi piace e ne leggo tanta.

    (Di Defoe ho letto Lady Roxana che mi ha annoiata a morte. Però la letteratura inglese mi piace da morire perciò puoi sbrodolare tutto quello che ti va)

  9. Mai letto Samuel Johnson. In compenso Magic Johnson, assieme a John Stockton, Michael Jordan, David Robinson e Larry Bird (con Scottie Pippen come sesto uomo), sono il mio quintetto ideale (in pratica il Dream Team di Barcellona 92).

  10. Sai che una certa Mary Black ha inciso Poison Tree?

    CD Album Live on Tour:
    1 Bright Blue Rose 04:47 – 2 Saw You Running 03:07 – 3 Free as Stone 04:04 – 4 Fat Valley of Pain 04:31 – 5 Poison Tree 03:57 – 6 Summer Sent You 03:38 – 7 No Frontiers 04:21 – 8 Carolina Rua 02:41 – 9 The Crow on the Cradle 04:31 – 10 Katie 04:27 – 11 Ellis Island 14:47 – 12 Moon River 03:20 – 13 Forever Young 04:50 – 14 Schooldays Over 03:27.

  11. La buona notizia è che defribillando youtube si è ripreso!

    La cattiva è che non sono i Rajaton (che è poi il gruppo per il quale Michael McGlynn l’ha scritta) a cantarla, ma il ragazzotto che l’ha postata.
    Comunque meglio che niente!

  12. Ora mi spiego perché non mi convinceva tanto… ho cercato altri video dei Rajaton e mi sembravano bravissimi! Comunque concordo con te: meglio di niente.
    Com’è ‘sta Mary Black, a parte famosissima?

  13. Ciao tama,causa momenti di studio intenso non passavo di qui da un sacco… cmq ti ho pensato quando ho letto su Il Giornale che L’ospite inquietante era un plagio clamoroso(praticamente un copia-incolla continuo) e Galimberti ha dovuto fare un clamoroso quanto vergognoso mea culpa.E poi si lamentano delle tesi prese pari pari on line…che tristezza!

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