Tempo di spettri

Tempo di spettri - www.adelphi.itTempo di spettri parla di due cose: della vendetta e dell’inarrestabile scorrere del tempo.

Al suo ritorno a Vienna il giovane ufficiale Georg Vittorin non ha che un pensiero: tornare in Russia ed uccidere Seljukov, colpevole ai suoi occhi di aver accelerato la morte di un commilitone. Il ricordo dell’atteggiamento sferzante e gratuitamente vessatorio del capitano, che a Vittorin ed ai suoi compagni, in qualità di comandante in capo del campo di prigionia in cui erano rinchiusi, aveva rifiutato di riconoscere qualsiasi dignità, acceca ancora Vittorin, rendendolo insofferente alle avvisaglie di cambiamento della società austriaca, ai segnali di sofferenza della sua famiglia, alle sollecitazioni della fidanzata.
Il perseguimento della vendetta gli dona uno scopo; e così, forte di un senso da dare ad ogni sua azione, parte alla ricerca di Seljukov attraverso la Russia in cui infuria la guerra tra rivoluzionari e controrivoluzionari, e quindi attraverso mezza Europa, sulle tracce degli esuli russi.
Quando, dopo più di due anni di peregrinazioni, riesce a trovare l’ex capitano Seljukov, si trova infine faccia a faccia col tempo trascorso, con il mondo che è andato avanti a dispetto dell’orgoglio ferito di un giovane ex ufficiale del fu Impero Austro-Ungarico. La vita ha seguito il suo corso incurante della tragedia personale di Vittorin, che più della perdita di un compagno in circostanze drammatiche pare essere stata l’incapacità di adattarsi a vivere nel proprio tempo.

Con la mia solita frivolezza, ho scelto questo libro attirata dalla copertina e dal numero contenuto di pagine (avevo molta fretta quel giorno e chissà perché ho preso tutti libri sottili).
Non avevo mai sentito nominare Leo Perutz e sono contenta dell’esperimento. Diversamente da Schnitzler (di cui era contemporaneo ed amico), che racconta il disfacimento del mondo dell’Impero cogliendone i sintomi nelle pieghe della vita dei borhesi di Vienna, Perutz lascia cadere il suo sguardo sulle cose – i soprammobili, gli oggetti, i dialoghi di corcostanza – alcuni aspetti materiali della quotidianità, che presi nel loro complesso offrono un quadro quais tangibile delle trasformazioni in atto.
Questi riferimenti materiali rendono la scrittura di Perutz molto più veloce, agile e moderna dell’approccio analitico, quasi da naturalista, di Schnitzler. Sia ben chiaro, mi piacciono tutti e due.

Autore: Leo PERUTZ
Editore: Adelphi   Anno: 1998 (Edizione originale: 1928)   242 pagg.
Titolo originale: Wohin rollst du, Äpfelchen…
Traduzione del titolo: Dove vai rotolando, piccola mela…
Traduttrice: Rosella Carpinella Guarnieri
ISBN: 88-459-1384-8

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21 thoughts on “Tempo di spettri

  1. Uddio, è l’unico libro di Schnitzler che non mi sia piaciuto per niente sinora. Più che altro non ci ho capito niente. Tra l’altro sono stata anche così imprudente da andarne a vedere un adattamento teatrale, cosa che me l’ha inimicato del tutto…

    Invece adoro “Il ritorno di Casanova”.

  2. Comunque è vero, “Doppio sogno” è peggio della cassoela. E visto che per ragioni di moda è il primo libro di Schnitzler che si legge durante l’adolescenza, generalmente è pure l’ultimo.
    Io l’ho letto quando è uscito il film di Kubrick (dirò un’eresia, ma a me ha fatto schifo pure quello).

  3. Ah. La storia di un nano niuiorchese che ha troppa strizza per tradire la moglie, indi per cui si trova invischiato nel gioco di un gruppo di ricchi annoiati con qualche perversione eccentrica. Beh sì, bella merda.

  4. “Il ritorno di Casanova” invece parla della vecchiaia.
    Casanova esiliato da Venezia sta cercando di tornare in patria. Ormai è un rottame e non ha più appoggi, ma nutre ancora qualche velleità.
    Soggiorna per qualche tempo presso una famiglia di suoi conoscenti (ovvero, è stato amante in gioventù della signora ed anche della madre) e qui conosce una ragazza che lo rapisce con la sua bellezza e vivacità intellettuale, ma a cui pare del tutto indifferente.
    La relazione con Marcolina e le trattative per tornare a Venezia procedono in parallelo, ed in entrambe Casanova dovrà accantonare le proprie illusioni e riconoscere di essere ormai un vecchio inutile.

    Davvero, un racconto molto bello.

  5. Beh, io l’ho letto in italiano. E non so a dire il vero quale fosse la lingua utilizzata in originale. Comunque è molto cazzaro e a tratti quasi picaresco. Ma a me è sempre piaciuta quell’aria da “sì, parliamo di figa davanti a una birra”: è molto mia e dei miei amici.

    E poi c’è una parte bellissima, in cui mi sono immedesimato un sacco: per fuggire si rifugia in un’abbazia, visita la biblioteca, ed è seriamente tentato di abbandonare la sua vita per dedicarsi solo agli studi e alla letteratura, altro suo grande amore. Poi esce dal convento, e va a scopare una contadina.

    Chapeu.

  6. Presente Lorenzo Da Ponte?
    Mi immaginavo che lui e Casanova, entrambi veneziani, di notte si incontrassero in qualche bettola a raccontarsi le loro avventure davanti a del vino.

    (Altro gran personaggio, Da Ponte. Costretto a fuggine in America inseguito da mariti e creditori)

  7. Come personaggio non lo conosco affatto, ho in mente solo i libretti di Mozart.

    Ci sarebbe pure il marchese De Sade, ma lui credo che sia a parte. Anche perché Casanova si vede lontano un miglio come sia un millantatore, mentre De Sade mi pare a tutti gli effetti un mitomane. c’è una certa differenza tra le due cose.

    Ma il tema di questa sera sono i libertini?

  8. Mah, per Casanova e Da Ponte le schermaglie amorose erano come partite in cui l’avversaria in fondo in fondo vuole finire sotto scacco, ma solo dopo aver ben giocato. Si misurava l’eleganza e l’abilità dei giocatori.

    De Sade invece cercava di esporare una dimensione della sessualità fino a quel momento rimasta sotto silenzio.
    Perlomeno, mi dà quest’impressione (non ho mai letto niente di suo).

  9. Ho letto La Filosofia del Boudoir, Justine, e le 120 Giornate di Sodoma. Spazzatura, perlopiù. Con delle buone intuizioni qua e là, ma seppellite sotto una voglia matta di scandalizzare.

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