Colori proibiti

Colori proibiti - www.anobii.comStavo cercando qualche nuovo romanzo da leggere, era il mercoledì dopo le elezioni. Non avevo molta voglia di studiare e così, scelti due libri, sono uscita dala biblioteca dell’ IsIAO nel cortile dell’Università. Era stato riempito con installazioni in vista del Salone del Mobile e faceva uno strano effetto vedere la gente che passeggiava tra i colori, invece di tirare dritto sul selciato.

Shunsuke è uno scrittore la cui vena creativa si va essiccando. La sfortunatissima vita sentimentale (tre matrimoni, tre divorzi) e la coscienza della propria insormontabile, repellente bruttezza fisica l’hanno reso profondamente misogino. È consapevole anche del contrasto assai vivo tra la prorpia miseria morale, che si aggrappa ad un sistema di pensiero pomposo, e lo stile di scrittura ricercato, in cui una lingua purissima traccia raffinati arabeschi, che caratterizza tutti i suoi romanzi.
Reduce dall’ennesima delusione amorosa, Shunsuke incontra Yuichi: lo vede emergere dal mare, bello come un dio greco, e rimane folgorato. Quando Yuichi gli confida di avere inclinazioni omosessuali, il vecchio scrittore concepisce un piano diabolico: guidando le azioni di un uomo così bello, sarebbe riuscito a vendicarsi dell’intero genere femminile. I due stringono un singolare sodalizio in base al quale Yuichi, reso consapevole del potere della propria bellezza, si confida periodicamente con Shunsuke e ne segue le direttive. Così Yuichi si sposa e fa strage di cuori per soddisfare Shunsuke, frequentando di notte il sottobosco gay di Tōkyō.
Ad attrarre Shunsuke è la prepotenza della bellezza di Yuichi, portatrice di una carica vitale che oltrepassa ogni logica ed ogni etica: il vecchio scrittore ammira estasiato la totale assenza di morale dello studente. In Yuichi vede tutto ciò che non è mai stato e questo acuto senso di mancanza, misto al desiderio, si trasforma in una sorta di innamoramento avidissimo e pudibondo.
Quando Yuichi gli confessa di desiderare «una realtà propria», rompendo l’incantesimo creato da Shunsuke che lo legava alla propria immagine riflessa nello specchio nella posizione dell’osservato invece che dell’osservatore, Shunsuke decide di compiere un gesto estremo per rimanere avvinto all’amato.

Colori proibiti è lontano le mille miglia da La voce delle onde: non sembrano neppure opera dello stesso autore. La mia prima impressione è stata questa, ma ripensandoci credo che si tratti di un giudizio errato. Certo l’ambientazione è molto distante, ma il cuore di entrambi i romanzi è, credo, la celebrazione vitalistica della giovinezza, dell’istinto naturale alla vita che trascende l’individualità e costituisce il punto di contatto dell’uomo con l’Assoluto. Vita allo stato puro, fine a se stessa, che precede la dimensione dell’ethos.
Il rapporto tra Yuichi e Shunsuke ha finito col ricordarmi quello tra Dorian Gray ed il suo ritratto, ma in chiave morale: ogni misfatto di Yuichi finisce per aggravare la corruzione di Shunsuke, lasciando il giovane immacolato.

Ho una confessione da fare: Mishima inizia a piacermi. Colori proibiti l’ho divorato.

«Tu non devi temere la vita. Devi essere sicuro che non ti capiteranno assolutamente né dolori né disgrazie. Non assumersi né responsabilità né doveri è la morale di chi è bello. La bellezza non ha il tempo di assumersi ogni volta la responsabilità dell’influsso della sua forza incalcolabile.»

Shunsuke a Yuichi, pag. 149

Autore: MISHIMA Yukio (三島由紀夫), pseodumimo di HIRAOKA Kimitake (平岡公威)
Editore: Editoriale Nuova   Anno: 1982 (Edizione originale: 1951-53)  438 pagg.
Titolo originale: Kinjiki (禁色) (nb: l’espressione giapponese "colori proibiti" ha anche il significato figurato di "amori proibiti")
Traduttrice: Lydia Origlia

Quest’edizione è grandemente fuori stampa. Oggidì si può trovare (con qualche sforzo):

Editore: Mondadori   Anno: 2000   430 pagg.
Traduttrice: Lydia Origlia
ISBN: 9788804480273

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