Finestra sul vuoto

Finestra sul vuoto - www.anobii.comUnico Chandler della mia biblioteca comunale, Finestra sul vuoto mi ha attirata per la sua aria vissuta. Sfogliando la copia ormai ingiallita dei Canguri Feltrinelli mi è capitata sott’occhio una lista della spesa dimenticata nel frontespizio ("sale grosso, cruschelle, galaxy quest e biblioteca") ed a quel punto ho capito che non avrei saputo resistere.

La trama è relativamente poco imortante e naturalmente, essendo un giallo, non posso svelare troppo.
L’investigatore privato Marlowe viene ingaggiato da una ricca megera per recuperare un prezioso esemplare numismatico appartenuto al defunto marito e per rintracciare la nuora, scomparsa di recente e sospettata del furto. Nel corso delle indagini viene scoperchiata una pentola di nefandezze ed a Marlowe tocca districarsi nella rete di misfatti e bugie…

In realtà seguendo le evoluzioni del racconto si ha l’impressione più che netta che le varie giravolte della trama siano perlopiù funzionali al personaggio di Marlowe: gli forniscono un ambiente entro il quale muoversi – al quale opporsi all’occorrenza.
L’ambiente sembra malsano di per sé, miasmatico, quasi corrompesse i suoi abitanti assuefacendoli con le esalazioni. Marlowe mantiene sempre un basso profilo, facendosi scudo con l’ironia, tuttavia si stacca dagli altri personaggi perché pare esserne  immune: continua a fare le sue cose, al suo ritmo. Il segreto di Marlowe è il suo estremo attaccamento ad un’etica personale: non viene mai enunciata, ma informa il suo comportamento in ogni momento dell’indagine. Visto che non viene mai esplicitata, non è facile definirne il nucleo, ma secondo me sta qua il nocciolo della questione: non si tratta di un insieme di principi assoluti, e dunque astratti, bensì di una sorta di imperativo senso della decenza che di volta in volta, nelle varie situazioni, gli indica come agire. La morale di Marlowe è fatta di carne, non di concetto.

È la voce narrante eppure non prova nulla, non ci dice cosa pensa. Ci racconta cosa vede, cosa dice e cosa fa, nient’altro; che questo approccio stoico sia parte dei suoi capisaldi? La sua voce però mi piace, perché pur essendo venata da un’ironia cinica e senza speranze, accetta la realtà nella sua interezza, sin negli aspetti più lerci e deprecabili. Marlowe non sta (quasi) mai a sindacare sull’agire altrui; in genere pare comprenderne le ragioni, senza empatia, ma ciò non lo frena dall’agire come ritiene più opportuno. Uno splendido esempio del tanto vituperato relativismo etico.

Mmmh, non mi sono accorta di aver scritto così tanto… un trattato di etica, poi! In realtà ci sono anche altre cose che mi hanno colpita: le descrizioni, in particolare quelle dei capi di vestiario, e poi lo schiacciamento temporale del personaggio di Marlowe ma vabbé, sarà per un’altra volta. Mi sono convinta a leggere altro Marlowe, perciò non mancherò, non appena avrò occasione. (È una minaccia?)

Autore: Raymond CHANDLER
Editore: Feltrinelli   Anno: 1990 (Edizione originale: 1942)   212 pagg.
Titolo originale: The High Window
Traduttrice: Ida Omboni
ISBN: 88-07-70004-2

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3 thoughts on “Finestra sul vuoto

  1. Cara Tamakatsura pensavi di sfuggirmi? Ora che sono la tua sensei culinaria, un piccolo compito per casa! Lo so che non c’entra con la cucina, ma per il meme degli abbinamenti è tardi! Passa a ritirare il compito!

    0_0Tina

  2. Molto d’accordo con questa recensione. La cosa che continua a stupirmi tutte le volte che rileggo Chandler è soprattutto la data dei vari scritti. Questo è del 1942… Vale a dire, 66 anni fa c’era chi riusciva a scrivere gialli così… Con una ricerca linguistica che forse, visto il tipo, non c’era, ma che sarebbe validissima (nei risultati che sono quelli che contano) ancora oggi.

  3. Bè, che devo dire? Ne sono lieta. Però è il primo Chandler che ho letto da una vita (in prima o seconda superiore avevo letto “La dama nel lago” ma ho rimosso quasi tutto).
    Quando sarò rientrerata in modalità lettura magari mi butterò su un classico. Sempre che quest’anno vada al mare. Non so perché, ma mi sono fatta l’idea che o’ sole ed o’ mare siano particolarmente indicati.

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