Grotesque /2

Segue dalla Prima parte

Grotesque - www.amazon.co.ukKazue si sente «un superman in gonnella»: onnipotente, regina degli uffici di giorno e dei postriboli di notte; paradossalmente, la sua unica possibilità di rivincita e riscatto verso un’intera società che non le ha concesso di fiorire. Laureata, dirigente e puttana.
Anche Mitsuru, compagna di classe di Yuriko e della sorella maggiore di Kazue, è sorretta da un’ambizione vorace, come pure Zhang Zhazong emigrato a Canton dalla profonda campagna cinese in cerca di ricchezza e sbarcato in un secondo momento in Giappone; entrambi vanno similmente incontro ala tragedia che non è tanto (o non solo) un singolo evento catastrofico, quanto una vita di faticosa sopravvivenza in un mondo che li schiaccia – con l’esclusione, il tedio e la violenza.
Reincontratesi sul marciapiede dopo tanti anni, ridotte ormai a due maschere deformi e grottesche dei personaggi che avevano interpretato, Yuriko e Kazue si mettono in società, ma il sodalizio è spezzato dal loro assassinio. Sarà proprio la sorella di Yuriko, sconvolta dalla lettura del diario di Kazue, a farlo rivivere andando a prostituirsi sullo stesso lembo di marciapiede.

Kirino Natsuo è una giallista ed anche Grotesque è un romanzo giallo. Ma decisamente sui generis. Ci sono due delitti e gli incartamenti del processo, ma non indagini. Non compare nemmeno un investigatore. L’unica ad indagare è la sorella di Yuriko, che non nasconde nemmeno per un momento l’astio che prova verso le due donne: che Yuriko fosse una sgualdrina l’aveva sempre sospettato, così come le era stato chiaro sin da principio che Kazue – inammissibilmente simile a lei stessa – fosse una fallita. Hanno trovato la morte che si meritavano.
Piuttosto che intrigare il lettore lanciandogli la sfida della soluzione del caso, la Kirino preferisce andare a scavare sempre più in profondità, arrivando a riportare alla luce quanto ci sia di più torbido ma anche di più puro nel cuore e nel consorzio umano. Grotesque è un atto d’accusa alla società giapponese ed ai meccanismi che la regolano; in particolare all’apparente coesione sociale, in realtà una mano di vernice "democratica" su di un persistente elitarismo.
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Sul versante narrativo, l’intersecarsi delle voci di quattro narratori che differiscono per punto di vista e divergono sui fatti confondendo i ricordi, produce un effetto destabilizzante. Il narratore viene abbandonato, disorientato e privo di appigli, tra i vari racconti: una tipica situazione da bambino perso nel supermercato. (Un altro autore giapponese aveva già compiuto la medesima operazione: Akutagawa Ryūnosuke, con il celebre racconto breve Nel bosco da cui Kurosawa ha tratto il film Rashōmon).
L’esito è, di nuovo, la dissoluzione dei fatti: rimangono i personaggi con le loro impressioni e ricordi, l’angoscia e l’intero torrente di sentimenti, ma vengono meno gli eventi da cui ogni cosa è scaturita.
Come esperienza narrativa è veramente qualcosa di pazzesco.
Dopo aver riempito totalmente la testa di immagini e parole (scorrono che è una bellezza, ma si tratta pur sempre di più di novecento pagine), questo magma si mette a scindersi e scoppiettare, come un ammasso di cellule in rivolta. Dentro la vostra testa.
Sarò io particolarmente spostata e soggetta a queste emicranie narrative (non lo nego), ma mi ci sono voluti giorni prima che potessi riprendere in mano un libro di narrativa, e che mi riuscisse di dissipare lo stato d’animo cupo e di spietatezza con cui il libro mi aveva contagiata.

Ancora una volta Kirino-sensei non mi ha delusa. Non vedo l’ora di leggere il prossimo romanzo che verrà tradotto (previa debita disintossicazione ed eliminazione delle tossine di Grotesque).

Autrice: KIRINO Natsuo (桐野夏生), pseodumimo di HASHIOKA Mariko
Editore: Neri Pozza   Anno: 2008 (Edizione originale: 2003)  928 pagg.
Titolo originale: Gurotesuku (グロテスク)
Traduttore: Gianluca Coci
ISBN: 978-88-545-0248-2

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2 thoughts on “Grotesque /2

  1. L’ho finito, ma l’epilogo devo dire che mi ha un po’ delusa. Non so bene cosa mi aspettassi, forse una sorta di catarsi… dopo tanto squallore, menzogne e meschinità, mi aspettavo che il nipote fosse la quint’essenza della purezza che portasse finalmente la luce alla zia rimasta sempre nell’ombra!
    In generale mi è piaciuto, soprattutto il modo di narrare, ma mi ha lasciato l’amaro in bocca.

    Ciao 0_0Tina

  2. In effetti nei libri della Kirino la catarsi in genere non c’è: penso al finale de “Le quattro casalinghe di Tokyo”, che in prima battuta avevo trovato obbrobrioso.
    Poi però ci ho ripensato, e credo che nei suoi libri si cali in un tale abisso di squallore da rendere impossibile un lieto fine, in ogni caso. Allora scrive un finale storto, per non tradire lo spirito del resto del romanzo. È l’impressione che mi dà.

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