Luglio 2008

Libri del mese:
Timothy FINDLEY, "L’uomo che non poteva morire", Neri Pozza
KIRINO Natsuo, "Grotesque", Neri Pozza
Ciro ASCIONE, "La grande bottega degli orrori. Le ossessioni commerciabili di Stephen King", Bulzoni
Stephen GUNDLE, "Figure del desiderio. Storia della bellezza femminile italiana dall’Ottocento ad oggi", Laterza
YOSHIMOTO Banana, "Chie-chan e io", Fentrinelli
Rosa ROSSI, "Teresa d’Avila. Biografia di una scrittrice", Editori Riuniti
YI Munyol, "Un piccolo eroe sbeffeggiato", Bompiani

Ho comprato:
TAGUCHI Randy, "Mosaico", Fazi

Film del mese:
Sergio LEONE, "C’era una volta il West" (per l’ennesima volta)
CD del mese:
Luna Sea, "Lunacy"
Luna Sea, "Shine"
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23 thoughts on “Luglio 2008

  1. “l’uomo che non poteva morire (“Pilgrim” in inglese) l’ho letto anch’io. L’ho trovato originale e abbastanza ben scritto, al punto da essere invogliata a leggere, dello stesso autore, anche “The Piano Man’s Daughter” (non so se è stato tradotto in italiano). Tu lo hai letto?

  2. No, Pilgrim è il mio primo Findley. Non è detto che non debba essere seguito da un altro, prima o poi.
    Devo dire di averlo trovato molto ben scritto, ma anche… come dire?, piuttosto vacuo? Quella di raccontare la genesi delle teorie che hanno reso celebre Jung attraverso il rapporto con un unico malato mi è sembtata un’idea del menga, insomma, poco redditizia. Ho letto il romanzo con rapimento, ma alla fine non mi sono trovata in mano niente.
    Ti è mai capitato?
    Un romanzo vibrante ed equilibrato, squisito sul versante estetico ma insignificante da altri punti di vista?

  3. Sì, certo, mi è capitato. Di “Pilgrim”, infatti, non ho amato certe forzature e poi il soprattutto il finale, improvviso, senza coerenza e senza preparazione, come certi pezzi musicali che non finiscono con la tonica ma con la sensibile o una quarta. Solo che qui non si capisce il perché. Insomma, il libro mi è piaciuto però trovo che l’idea originale, peraltro interessantissima, sia stata un po’ sprecata.

  4. L’idea del tizio che non riesce a morire è davvero interessante (anche se dopo Bill Murray in Ricomincio da capo è diventata difficilissima da usare), e ha dato la sensazione di non essere sfruttata fino in fondo anche a me.

    Quella di raccontare la genesi delle teorie di Jung invece mi ha dato la sgradevolissima sensazione di libro che si autocandida come lettura scolastica.
    Pur essendo lettrice accanita sin da piccina, non ho mai amato il genere (specie se seguito da compito in classe, che cronicamente mi andava male).
    Ragioni di gusto e sentimentali, quindi 😀

  5. A confronto la Tamarro ci va vicina ma non è così pessima. Il Codice Da Vinci è nettamente migliore.

    E comunque tu leggi libri strani di giapponesi inutili.

  6. ho già dato, uein. infatti, la solitudine dei numeri primi l’ho letto appena è uscito, abbagliata, come tutti, dal quello strano titolo. però non lo colloco negli stessi abissi di merdosa cocotterie di altri romanzi giovanilistici che tu hai citato nel tuo blog. appena sopra.

  7. io non sono riuscita a leggerlo. dopo una ventina di pagine mi sono così annoiata che l’ho riposto per leggere altro. non l’ho più ripreso. se lo leggi attendo tuo resoconto.

  8. In realtà l’avevo iniziato un paio di settimane fa, ma dopo una sessantina di pagine l’ho accantonato per un po’, proprio per la bruttezza di cui sopra.
    Ieri invece l’ho ripreso e visto che ho dovuto aspettare autobus e metropolitane i secoli, credevo che l’avrei finito, ma… al volume che ho preso in prestito in biblioteca manca una cinquantina di pagine! Non ho alcuna intenzione di ordinarne un altro volume apposta da un’altra parte (a tutto c’è un limite), perciò la mia lettura si è arrestata a circa duecento pagine.

    C’è poco da dire: è scritto male! È smorto, tedioso, i personaggi sono piatti – soprattutto il protagonista – e gravati da un sacco di incoerenze. Del tipo: Grenouille, il protagonista, odia il mondo intero e nell fattispecie il genrre umano. E non una parola per suggerire il perché. Grenouille ha un odorato sopraffino e sa riconoscere qualsiasi odore sin dalla più tenera infanzia; solo che si accorge di non avere un odore lui stesso solo da adulto, ed è uno choc. Ma per favore.
    Inoltre il libro aveva la pretesa, peraltro interessante, di raccontare uno squarcio di mondo attraverso i suoi odori, ma quello che fa il beneamato Süskind è fare elenchi indigeribili.

    Quindi nel complesso: molto brutto, ma c’è di peggio. Almeno l’idea di Süskind era carina.

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