Il figlio dell’Uomo

Il Figlio dell'Uomo - www.liberonweb.itPerseverare sarà pure diabolico, ma anche questa volta ho fatto bene.

Nei pressi di una casa di preghiera protestante viene trovato il cadavere di Min Yo-sŏp: chi poteva volere la morte di un uomo dedito alla religione? Il caso, già bollato come insolubile, viene assegnato all’ispettore Nam, che si mette a ricostruire faticosamente la vita della vittima nella speranza di trovarvi elementi utili per l’indagine.
Animato da un’intensissima carità cristiana, sin da giovanissimo Min Yo-sŏp aveva deciso di dedicarsi alla religione, che non intendeva solamente come cura delle anime, ma soprattutto come concreto intervento misericordioso in aiuto del prossimo: «dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi». Yo-sŏp era dotato di un’intelligenza fuori dalla norma ed eccelleva negli studi; ma dopo due anni di università di teologia era repentinamente scomparso, allontanandosi – all’apparenza – anche dalla fede cristiana.
Se Dio è onnipotente ed ama l’umanità, come si può giustificare l’esistenza dell’ingiustizia, del dolore, del male? Dilaniato da questo interrogativo senza risposta, Yo-sŏp aveva iniziato una vita errabonda, alla ricerca della Verità du dio e sul destino dell’uomo.
Stessa sorte toccata ad Assuero, Figlio dell’Uomo, alter-ego che compare nei suoi scritti ritrovati dall’ispettore: dopo un lungo peregrinare era tornato in Galilea dove si era scontrato con Gesù, Figlio di Dio, nel pieno della sua predicazione, sulle sue idee di Bene, di Male e di peccato.
Sono l’accanimento di Nam consente all’indagine di procedere e di gettare luce su movente e colpevole…

Gran bel libro. Ma prima di tutto un peana al traduttore, che usa un italiano molto bello e molto ricco (quando ho trovato la parole "lestofante" sono andata in un brodo di giuggiole! C’è ancora qualcuno che la usa!).
Note estetiche a parte, Il Figlio dell’Uomo è un romanzo interessante, per lo spaccato di società che racconta e per il modo in cui affronta il classico problema del male, su cui si sono spaccati la testa teologi e filosofi dell’era cristiana perché mette sotto scacco la coerenza del sistema di pensiero cristiano ed in particolar modo cattolico (se dio è onnipotente, giusto e buono, come può esistere il male? come può la volontà dell’uomo di fare male prevalere su quella di dio di fare il bene? e l’uomo è interamente responsabile del male che compie? eccetera eccetera). In realtà la mancanza di coerenza non costituisce un problema per la sopravvivenza della Chiesa (delle Chiese), visto che in genere non è la cogenza logica a spingere i fedeli fra le sue braccia – ma qua si avvia un discorso lungo che ci porterebbe lontano. Quello che mi interessa è che il romanzo è bello, ben scritto, moderatamente complesso, e che mi ha convinta a cercare anche le altre opere tradotte in italiano di Yi Mun-yŏl (che non sono poche). Yay!

Autore: Yi Munyŏl (traslitterazione corretta: I Mun-yeol, hangul: 이문열, hanja: 文烈)
Editore: Bompiani   Anno: 2005 (Edizione originale: 1979)   316 pagg.
Titolo originale: Saramŭi adŭl (사람의 아들)
Traduttore: Andrea de Benedittis
ISBN: 978-88-452-3486-6

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