Al Paradiso delle signore

Al paradiso delle signore - www.liberonweb.itNon c’è niente da fare: quando si dice "romanzo" il mio pensiero corre sempre a qualcosa di questo genere. Si può ben dire che Al Paradiso delle Signore incarni il mio archetipo di romanzo, benché il romanzo, come genere, sia per sua natura proteiforme, infinitamente malleabile.
Il romanzone del’Ottocento continua ad irradiare un fascino a cui difficilmente so resistere.

Dionisia (Denise) è una ventenne esile ma determinata, appena arrivata dalla provincia con i due fratelli al seguito. Rimasti orfani, pensavano di chiedere aiuto allo zio Baudu, piccolo commerciante di stoffe parigino, il quale però dà loro una brutta notizia: da qualche tempo gli affari vanno a rilento e non ha lavoro da offrire. Così, sistemato il fratello Gianni (Jean) a bottega ed il piccolo presso un sorta di asilo, Dionisia entra a lavorare come commessa al Paradiso delle Signore, il grande magazzino dirimpetto le cui grandi vetrine illuminate in cui stoffe ed abiti trionfano in un tripudio di colori l’avevano riempita di meraviglia non appena arrivata a Parigi.
La vita della commessa, però, specie se si tratta dell’ultima arrivata, è tutt’altro che facile: il lavoro è tanto, faticoso, malpagato, e ad esso si aggiungono le vessazioni da parte delle colleghe con maggiore anzianità, che si distraggono maltrattando continuamente la provinciale povera, cercando di farla licenziare.
Queste lotte intestine vengono alimentate ad arte con percentuali sulla vendita e provvigioni dalla direzione, che sfrutta la rivalità tra colleghi per oliare il magnifico ingranaggio di vendita che è il grande magazzino. L’intuizione più folgorante del geniale creatore del Paradiso, Ottavio (Octave) Mouret, è però proprio l’idea di grande magazzino come smercio su larga scala di prodotti a basso prezzo e rapido ricambio stagionale; un’idea che funziona grazie all’accelerazione forzata dei mutameti della moda, indotti dal ricorso massiccio alla pubblicità.

«Avevano svegliato [nella donna] desideri nuovi, circuendola in una tentazione immensa dov’essa fatalmente soccombeva, cedendo dapprima alle compere necessarie, poi vinta dalla civetteria, poi divorata. Decuplicando la vendita, democratizzando il lusso, i magazzini diventavano un temibile incitamento alle spese, sconvolgevano i bilanci familiari, sollecitavano la follia sempre più costosa della moda.» (p. 116)

L’inaugurazione della nuova éra del consumo, interpretata con energia e dinamismo da Mouret, si lascia però dietro una lunga scia di vittime: i dettaglianti del quartiere, a partire dallo zio Baudu e dal vecchio ombrellaio burbero Bourras, fedeli alla loro idea ormai antica di piccolo commercio; ma anche le "Signore" a cui il Paradiso è dedicato: le compere si trasformano presto in una trappola dorata, un riempitivo delle loro giornate vuote di borghesi benestanti, che non riescono più a fare a meno della gratificazione momentanea del "levarsi qualche sfizio".
Il Paradiso delle Signore non si arresta, fagocita il quartiere ed i suoi abitanti, cambiando il volto di Parigi in piena trasformazione.

Era un po’ che non mi capitava in mano un romanzo così bello. Una volta iniziato ho dovuto leggerlo fino in fondo, portandomelo appresso dappertutto, manco fossi una prova vivente delle affermazioni di quella teoria che furoreggiava nell’Ottocento secondo la quale la lettura sarebbe dannosa per le donne.
Uno dei pregi che mi hanno fatta andare in un brodo di giuggiole è l’intreccio di molte storie in un’unica storia che ricrea un’intero clima, una temperie. Qua poi Zola non si è nemmeno preoccupato di nascondere le tracce, perciò si può decostruire la struttura individuando un po’ di strumenti del mestiere.
Ci sono quattro temi principali (la storia d’amore tormentata di Dionisia ed Ottavio, la vita all’interno del grande magazzino, l’impatto del Paradiso sulle donne della borghesia parigina, il tramonto del piccolo commercio) che si sviluppano grazie all’interazione delle vicende dei vari personaggi, coinvolti ognuno nella propria storia, nella storia della propria famiglia e del proprio strato sociale.
Per via della storia d’amore di Ottavio e Dionisia, ho letto spesso commenti che parlano di Al Paradiso delle Signore alla stregua di un romanzo rosa. In genere il commento è del tipo: "finalmente un lieto fine!". Ok, c’è un lieto fine con coronamento del sogno d’amore, ma il romanzo è ricco, complesso nonché costellato di tragedie (per citarne solo una, la rovina della famiglia di zio Baudu) in puro stile zoliano da istigazione al suicidio.

È l’undicesimo volume della saga dei Rougon-Macquart.
Al mio attivo ho anche:
7. L’Assommoir
9. Nana
13. Gérminal
Ma conto di leggerne altri, un po’ per volta, sperando che li traducano tutti, anche se ne dubito… Mi piacerebbe anche leggere il ciclo dei Quattro Vangeli, ma probabilmente in italiano non sono stati tradotti nemmeno quelli compiuti.
Non so a voi, ma a me questa sua idea, mutuata da Balzac, di raccontare programmaticamente dei pezzi di società francese attraverso dei romanzi collegati tra loro, fa impazzire. Chissà chi potrebbe, oggi, imbarcarsi in un’impresa del genere e lavorare ad un grande affresco della società italiana con uno sguardo al contempo profondamente analitico e narrativo?

Autore: Émile ZOLA
Editore: Rizzoli   Anno: 2000 (Edizione originale:1883)   480 pagg
Titolo originale: Au Bonheur des Dames
Traduttore: Alfredo Jeri
ISBN: 978-88-17-16713-0

Annunci

10 thoughts on “Al Paradiso delle signore

  1. Chissà chi potrebbe, oggi, imbarcarsi in un’impresa del genere e lavorare ad un grande affresco della società italiana con uno sguardo al contempo profondamente analitico e narrativo?

    Un esperto di fognature.

  2. No, vedi, è proprio questo il punto: saper guardare al di là della fogna.
    Zola ha descritto più di ogni altro prima di lui la degradazione umana e sociale del mondo in cui viveva (una sorta di Dardenne ante litteram); molti dei suoi romanzi infatti, pur essendo stupendi, fanno accapponare la pelle e rivoltare lo stomaco come un calzino.
    Al di là di tuto l’orrore però è stato anche in grado di capire quali fossero i nuovi centri di energia del suo tempo, di vedere in che direzione muovessero: la presa di coscienza e la sindacalizzazione della classe operaia, la diffusione dei bni di consumo, il prevalere di grande industria e grande distribuzione sulle piccole imprese, eccetera.
    Era uno che cercava di cogliere la complessità del suo tempo. Quindi ci vorrebbe uno che fosse esperto al contempo di fognature, di urbanistica e di telecomunicazioni.
    L’unico nome italiano che mi viene in mente è Pasolini, che però secondo me era più pessimista di Zola.

  3. Bisogna essere un po’ appassionati del genere.
    Ma devo dire che non l’ho trovato affatto lento. Paragonandolo alla media del romanzo ottocentesco, certo (se prendiamo Villette, per dire, allora è una strage).
    Diciamo che c’è un gioco di ritmo tra lo sviluppo tumultuoso del grande magazzino e quello ritroso ed incostante, pieno di arresti ed incertezze, della storia tra Dionisia e Mouret. Ma hey, lo struggimento è uno dei meccanismi base del romanzo di quel secolo (proprio come la suspence è uno degli ingredienti fondamentali del romanzo contemporaneo).
    Per il resto boh, è una questione di gusti.
    Per esempio io fatico a digerire buona parte dei romanzi contemporanei, che sarà veloce, ma trovo piuttosto insipido.
    Naturalmente sono sempre contenta di ricevere smentite ^^

  4. CIAO!
    Ti confermo che sono stati tradotte in italiano tutte le opere di Zola, però, alcune traduzioni sono molto vecchie e risalgono ai primi del ‘900, perciò, non è possibile prenderle in prestito in biblioteca.
    Dopo aver letto NANA’, ho deciso di leggere tutto Zola: oltre a THERESE RAQUIN (che non fa parte del ciclo) ho letto LA FORTUNA DEI ROUGON (biblioteca), LA CUREE (biblioteca), IL VENTRE DI PARIGI, L’ASSOMOIR, LA DISFATTA (biblioteca), IL SOGNO (biblioteca), DIETRO LA FACCIATA (biblioteca) e poi il mio preferito, LA GIOIA DI VIVERE, il romanzo sul dolore e l’infelicità. AL PARADISO DELLE SIGNORE è la mia attuale lettura e mi sta piacendo molto, perché mi pare di toccare le stoffe del grande magazzino. Dénise è un bellissimo personaggio, un personaggio molto femminile e delicato, come Pauline Quenu de LA GIOIA DI VIVERE.

  5. Io mi chiamo Gabriele e mi sono dimenticato di firmare! 🙂
    Nel frattempo ho leggo altri romanzi di Zola: ho letto GERMINALE e L’OPERA. Devo ancora leggere LA BESTIA UMANA e, dalla biblioteca, LA TERRA e il DENARO.

  6. Il primo romanzo di Zola che mi è capitato di leggere è stato “Nana”, qualcosa come un secolo fa, e non mi lasciò particolari impressioni. La lettura di “Gérminal” invece mi lasciò sconvolta e la lettura di Zola per me è incominciata da lì ^_^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...