Granchi

Granchi - www.libreriauniversitaria.itSono stata gentilmente omaggiata del racconto di Murakami contenuto in questa raccolta da parte di Valentina, che ringrazio moltissimo (a proposito: non ho ancora tentato il salame al cioccolato… mi trovo in una fase di confidenza con la pastafrolla e di conseguente produzione di crostate).
Per tornare al racconto, me lo sono portata appresso per diverse settimane fino a ieri, quando mi sono decisa a leggerlo in pausa pranzo: una scelta appropriata, visto che parla di cibo, ma non proprio felice.

Un uomo ed una donna (senza nome entrambi) stanno trascorrendo qualche giorno di vacanza insieme a Singapore. Trascorrono le giornate ad un ritmo decisamente rilassato: di giorno vanno in spiaggia e la sera escono a cena. Hanno scovato un ottimo ristorantino specializzato in granchi, in una viuzza secondaria, ed i prezzi abbordabili e la freschezza dei prodotti li inducono a concedersi delle scorpacciate ogni sera.
Una notte però l’uomo si sveglia in preda alla nausea. Si precipita nel bagno e rigetta la cena con violenti conati. (Ed a questo punto, con la forchetta a penzoloni dalla bocca, mi sono detta che la coincidenza di pranzo e lettura non era particolarmente fausta). Svuotato lo stomaco, l’uomo rimane quasi incantato ad osservare il biancore della polpa di granchio che galleggia nella tazza del cesso – pare un groviglio di vermi turgidi e biancastri. (Davvero una pessima coincidenza).
Siamo pieni di vermi, pensa l’uomo; anche lei ne è piena, ma non si è accorta di nulla e continua a dormire con il respiro regolare.

Devo averlo già scritto altrove, ma mi piacciono questi personaggi di Murakami attanagliati dalla solitudine ma pragmatici, matter-of-fact.
È stato leggendo l’ultima fatica di Murakami, 走ることについて語るときに僕の語ること (Di cosa parlo quando parlo del correre), che credo di aver trovato un indizio che potrebbe essere, almeno in parte, illuminante: «Pain is inevitable, suffering is optional». Questo è diventato il motto del Murakami maratoneta, ma sembra ispirare anche la condotta di molti dei suoi personaggi.
Spesso vivono intensamente la propria solitudine, come condizione strutturale dell’esistenza; il loro però è una sorta di nichilismo privo di disperazione. Sono ancorati alla vita quotidiana dalla moltitudine delle piccole incombenze (stirare, ritirare le camicie in tintoria, tagliare l’erba, cucinare), perché il mondo può anche crollarti addosso, ma il bucato conserva una cogenza materiale insuperabile. Sembrerebbe quasi una presa in giro, ma in realtà esprime un principio di notevole interesse: ossia che le cose ci colpiscono nella misura in cui ci lasciamo colpire da esse.
In base alla mia esperienza sinora, è quasi sempre vero. Se poi il bucato ci salverà tutti, beh, questo non saprei proprio dirlo.

Così il Nostro, nel pieno dell’epifania dell’invincibile solitudine propria come di tutti gli esseri umani, non fa tragedie: si limita a dirsi che poco ma sicuro non mangerà più granchi. Sdrammatizza con un tocco di umorismo alla Murakami.

Bello, mi è piaciuto molto. Grazie mille nuovamente Tina!

Titolo del libro: Storie. All write (2003). Vol 50: Murakami Haruki. Crab-Granchi
Titolo del racconto: Granchi
Autore: MURAKAMI Haruki
Editore: Leconte  Anno: 2003 (Edizione originale: ???)  143 pagg.
Titolo originale: ???
Traduttore: Giorgio Amitrano
ISBN: 978-88-88361086

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