Risvegli nel buio

Risvegli nel buio - www.liberonweb.itL’ho preso in prestito in biblioteca insieme a Tilt di Caterina Serra, sostanzialmente perché appartengono alla stessa collana. Sapevate che in molti altri Paesi le collane non esistono? In Italia furono introdotte nel dopoguerra per aiutare la platea dei nuovi lettori, considerati troppo ignoranti per cavarsela da sé nel panorama editoriale. Sono molto grata per questa invenzione, che non solo sopperisce alla mia ignoranza, ma mi consente di cedere alla pigrizia quando mi trovo davanti ad uno scaffale.

Sono sempre restia ad imbarcarmi nella lettura di romanzi (o racconti, come in questo caso) che trattano il tema dell’Olocausto sia perché, essendo un argomento difficile, raramente sono scritti bene, sia perché sono francamente giunta a saturazione.
A furia di pigiare sul medesimo tasto lo si è trasformato in un luogo comune, lo si è svuotato della sua intensa valenza umana e tragica; si è effettuata una specie di normalizzazione semantica che ormai suscita superficiali reazioni di circostanza del tutto sconnesse dalla sfera delle proprie azioni e valori. È questo genere di erosione del significato che porta a condannare le leggi razziali da un lato e ad approvare al contempo vessazioni ai danni di persone di lingua, religione o carnagione diverse, disumanizzandole, senza rendersi conto che si tratta dello stesso identico meccanismo. Provate a chiedere ad una delle rispettabili sciùre che storce il naso e fischia tra i denti un "che schifo" quando uno zingaro sale sull’autobus che cosa pensa della Shoah: la condannerà senz’altro.

Per parlare di Olocausto oggi, dopo Primo Levi, Art Spiegelman e Roman Polanski, bisogna essere dei narratori profondi e straordinari. La povera Nayaman proprio non lo è.
La sua scrittura non è neanche terribile, poveretta, ma è prolissa e spesso si arena in secche di totale assenza di eventi (confesso di aver saltato a piè pari più di una pagina). L’incapacità di Nayaman di avvincere con la prosa è però il minore dei mali: leggendo mi sono trovata in completo disaccordo con alcune delle sue assunzioni centrali.
«Le colpe dei padri ricadono sui figli», campeggia la scritta in copertina. Beh, io non sono per niente d’accordo. Di colpe ognuno si tiene le proprie: non si possono mica trasmettere come il colore dei capelli o la forma delle orecchie. Al più posso concordare con l’idea dell’ereditarietà della responsabilità, ma si tratta di un affare ben diverso, visto che la responsabilità vive in una dimensione pubblica, mentre la colpa è una faccenda privata.

La Nayaman non fa questa confusione: intende proprio le colpe. Ottenendo effetti grotteschi.
Nel quarto ed ultimo racconto, che occupa all’incirca la metà delle pagine del volume, con toni da tregenda si verifica una "caduta negli inferi" della protagonista, una psichiatra arrogante ma con una visione di sé vittimistica, che cerca di scoprire la verità sul passato del padre (fregandosene altamente del dolore di lui, by the way): egli infatti le ha tenuto nascosto non solo di essere un rifugiato di guerra polacco, ma soprattutto un’orrenda colpa che infama il suo passato. Quella di essere stato risparmiato da una fucilazione da un soldato nazista, impietosito dal bambino di cinque anni che stava sull’orlo della fossa scavata dagli altri prigionieri. «Aaah!!! È passato dall’altra parte!!» si ripete la Nostra precipitando in una spirale che rischia di condurla alla follia per il tremendo choc.
No, frena un attimo: a cinque anni?!? Mi sono davvero chiesta se il personaggio e la sua autrice avessero la testa piena di segatura o che. La storia chiaramente non regge.

Bello invece il terzo racconto, La lampada, perché invece di insistere su questa menata delle colpe, tratteggia il vivo legame di affetto tra Miriam e la madre, Ruth, che assume spessore ancora maggiore con il riemergere del segreto, questa volta davvero terribile, dell’identità del padre di Miriam.

Nel complesso: mah.

Autore: Shira NAYAMAN
Editore: Einaudi   Anno: 2007 (Edizione originale: 2006)  264 pgg
Titolo originale: Awake in the Dark
Traduttrice: Maurizia Balmelli
ISBN: 978-88-06-18235-9

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