Twilight

Twilight - www.liberonweb.itEbbene sì: l’ho letto. Mi incuriosiva da qualche tempo e quando è stata annunciata l’uscita del film mi sono decisa a prenderlo in biblioteca (mettendomi in coda, letteralmente! Non che sia rimasta in attesa del mio turno trepidando, come si suol dire).
Non è un granché, ma si fa leggere, e poi è un testo rivelatore. Ma andiamo con ordine.

Isabella Swan, per quanche ragione non del tutto chiara nemmeno a lei stessa, decide di lasciare l’assolata Arizona per andare a vivere dal padre a Forks, una pulciosa cittadina sperduta nello stato di Washington che vanta il molto invidiabile primato di essere la località più piovosa d’America. Ora, questa Bella è una diciassettenne schiva ed anche lei ha almeno un record all’attivo: quello di essere il personaggio più imbranato che mi sia capitato di incontrare sulla pagina scritta (posso capire non cavarsela con badminton, ma non riuscire a camminare è indice di qualche sindrome grave, tipo labirintite), nonché una calamita per le calamità (scusate il tristissimo gioco di parole).
Quando questo impasto di medietà ed impaccio arriva alla scuola superiore di Forks, ta-da-dan!, fa colpo su tutti. Gli unici poco impressionati sono i Cullen, cinque fratelli algidi ed avvenenti che non si mescolano agli altri studenti. Edward Cullen è un compagno di classe di Bella ed i due non possono fare a meno di incrociarsi durante la scuola, ma per quanto Bella non sia insensibile al fascino di lui, la tensione fra i due fa subito volare scintille… Ma si sa, le grandi antipatie spesso sfociano in grandi attrazioni.
(Dimenticavo: i Cullen sono vampiri).

Il romanzo della Meyer, nel bene e nel male, è un mausoleo al luogo comune.
I cliché sono espedienti narrativi che continuano a funzionare senza risentire dell’usura – una specie di usato garantito – e visto che funzionano gli autori continuano ad usarli; la loro abilità si misurerà allora nella loro capacità di reinventarli e dissimularli. Credevo che funzionasse così. La Meyer invece fa esattamente la mossa opposta: leviga via dal racconto tutto ciò che potrebbe intorbidire pochi schemi di base.
Il primo è senz’altro il rapporto ragazza qualunque – principe (niente è cambiato dai tempi di Cenerentola), che in questo caso va a sfociare in un amore assoluto e totalizzante. Io ‘ste roe non le reggo. Avete presente la noia? Questi due non fanno che scambiarsi frasette melense in cui si giurano eterno amore. Ovidio, che era un signore, scrisse che Giove ride delle promesse degli amanti; io mi sono limitata a saltare qualche pagina per rimanere sveglia.
Il luogo comune numero 2 è quello della figura del vampiro, per la quale personalmente ho un debole, pur non amando la narrativa di genere. Da assidua lettrice di Stephen King (l’altro suo riferimento esplicito è Cime tempestose, che compare più volte nel romanzo), Meyer riprende in pieno la sua rielaborazione di due figure classiche di "mostro": vampiri e licantropi. Il "mostro" costituisce un modello di rappresentazione adolescenziale molto calzante: cosa potrebbe incarnare meglio il coacervo di cambiamenti, paure e forze che si agitano in chi entra nell’età puberale? In chiave psicologica, il vampiro è in genere associato alla sfera sessuale, mentre la figura del licantropo al senso di estraneità rispetto al proprio corpo ed alle trasformazioni che vi hanno luogo. Il licantropo ed il vampiro centrali della storia sono esattamente un ragazzo sul limitare dell’adolescenza ed uno col quale si iniziano a fare cose piuttosto pericolose…
Mettendosi insieme, Belle ed Edward iniziano a nutrire i desideri normali di tutte le coppie, senonché le effusioni rischiano di risvegliare gli istinti vampireschi di lui, con esiti non prevedibili. I due devono perciò mantenere una certa austerità forzata, non sempre agevole. E qua la Meyer centra il luogo comune numero 3, l’astinenza sessuale, un tema divenuto caro a tante famiglie americane nell’ultimo decennio (immagino che ad una coppia di genitori puritani il moroso della figlia appaia non moto diverso da un mostro assetato di sangue pronto a saltarle addosso…).

Andando a scavare più a fondo, chissà quanti altri cliché salterebero fuori. Per questo dicevo che come romanzo in sé non è proprio eccezionale (ok, diciamocelo: è francamente bruttino), però si presta all’osservazione di tante piccole cose. L’assenza di maestria dell’autrice è provvidenziale.
Istruttivo, tutto sommato.

Autrice: Stephenie MEYER
Editore: Fazi   Anno: 2006 (Edizione originale: 2005)  416 pgg
Titolo originale: Twilight
Traduttore: Luca Fusari
ISBN: 978-88-7625-048-4

Annunci

2 thoughts on “Twilight

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...