L’ospite

L'ospite - www.liberonweb.it Scusate il lungo silenzio, ma tra lavoro e studio è veramente difficile tenere traccia delle cose. Comunque, finalmente, sono ufficialmente patentata anch’io. Non che abbia imparato a guidare però, eh.

Ecco un romanzo che ho dovuto inseguire a lungo. Dello stesso autore lessi tempo fa Il signor Han (non indimenticabile), mentre L’ombra delle armi mi attrae e dissuade occhieggiando corpulento dagli espositori della biblioteca comunale.

Alla morte del fratello maggiore Yo-Han (coreano per "Giovanni"), Yo-Sop ("Giuseppe") ne prende il posto in un programma di ricongiungimento familiare del governo nordcoreano. Sia Yo-Han che Yo-Sop sono dissidenti rifugiatisi negli Stati Uniti e qui divenuti pastori protestanti.
All’epoca della Guerra di Corea però Yo-Sop er un ragazzino, mentre Yo-Han eraun giovane ma autorevole militante della compagine cristiana ed anticomunista della Corea del Nord. Il mondo in cui erano cresciuti aveva iniziato ad attraversare alcuni rivolgimenti: la diffusione capillare del Partito, la sottrazione delle terre in nome della collettivizzazione, l’ascesa a posizioni di potere da parte di gente povera e poco istruita infiammata dal deisderio di riscatto.
Yo-Han e compagni si erano riuniti sotto il vessillo dell’esercito di Cristo e, giunta notizia del’avanzata dellesercito sudcoreano e statunitense, avevano pensato di agire in fretta e con decisione per riprendere il controllo dellasituazione: occuparono il commissariato catturando i principali esponenti locali del Partito. Quando la fiducia in una vittoria definitiva si fece tangibile, iniziarono a giustiziarli. Dapprima si limitarono alla fucilazione dei leader, ma l’assuefazione all’esercizio del potere di vita e di morte li rese sempre più indiscriminati, li fece scivolare nell’efferatezza e nel sadismo: si aggiravano per le campagne come cani sciolti e seviziavano le vittime dei rastrellamenti prima di uccieerle in preda ad un accecamento rabbioso.
Yo-Han era convinto che le loro azioni fossero giustificate da un fine assoluto e superiore; che stessero agendo per il Bene, che avrebbero fatto trionfare la parola di Dio su quanti li avevano oppressi ingiustamente. Nella preghiera, chiedeva a Dio di illuminarli nel compimento della Sua volontà. «Padre, vedete bene che abbiamo mantenuta intatta la nostra fede anche nelle avversità; non ci siamo piegati davanti all’odio dei comunisti, i nemici dello Spirito Santo. (…) La nostra non è una lotta contro uomini in carne ed ossa, ma contro le forze del male, contro gli siriti degli inferi, contro Satana.» (p. 221).
Sorretto da questa fede Yo-Han si dà da fare per sradicare il Male, incarnato di volta in volta nel tesserato del Partito, nella famiglia di un ricercato che non si trova, nell’uomo che una volta era intervenuto in un comizio, in due ragazzine inermi disperse durante la ritirata dell’esercito del Nord. Quando si accorge che i suo ihanno iniziato ad uccidersi fra di loro senza aver più nemmeno bisogno di una giustificazione, Yo-Han prende atto della sconfitta della loro missione. Intanto il vento cambia, e si trova a propria volta braccato.
Quando Yo-Sop ritorna in Corea, lo spirito di Yo-Han lo accopagna. Man mano che il viaggio procede, che si avviciano alla meta, altri fantasmi gli fanno visita, e nelle loro voci rieccheggia a distanza di decenni il ricordo di quelle settimane. I frammenti di memoria si susseguono, voci umane e non più vive, di cristiani e comunisti, vanno a comporre il mosaico di un’unico racconto: quello di una guerra civile che avveva irrorato di odio e sangue la terra. Solo tornando a quella terra gli spiriti dei morti possono ritrovare la pace.
Così forse è Yo-Sop ad accompagnare Yo-Han, a dargli il viatico.

L’ospite (titolo che contiene una multipla allusione: straniero ospite in patria è Yo-Sop, ma ‘ospite’ è anche il nome dato nelle campagne al vaiolo, ed ‘ospiti’ in Corea in questi due sensi sono stati sia il cristianesimo che il comunismo) è un romanzo che dietro ad un’apparente semplicità stilistica apre fratture di incredibile complessità. Il tono è pragmatico e quotidiano, ma di tanto in tanto dà l’impressione che il terreno stia per cedere, che precipiteremo in un abisso.

Yo-Han si rende conto del proprio fallimento, ma non mette in dubbio di aver agito per il meglio, di essere stato dalla parte della ragione.
Song-Man, che ha cercato nel suo piccolo di salvare più vite possibili senza restare coinvolto in posizioni estreme, ma ha vissuto una vita di espiazione, senza trovare veramente pace.
Mi sono fatta l’idea che anche su Yo-Sop gravi il peso del senso di colpa. Era un ragazzetto al tempo e non avrebbe potuto fare niente per impedire alcunché; la degenerazione della Lega Cristiana, le torture, gli eccidi, la guerra erano tutti al di fuori della sua portata, eppure è proprio questo senso di impotenzaa schiacciarlo con il rimorso. Può darsi che Yo-Han e gli altri non siano che dei suoi fantasmi: all’inizio li respinge a forza di preghiere, ma poi inizia ad ascoltarli. È solo lasciando loro voce e spazio che giunge alla catarsi. All’accettazione che è tutto passato, che non rimane più traccia di quell’antico rancore. Possiamo forse dire: al perdono?

Grazie per essere arrivati fino in fondo a questa sbrodolatona. È che mi sono venute in mente tante cose, leggendolo.
(A questo punto mi tocca anche L’ombra delle armi.
…Ma non subito.)

Autore: Hwang Sŏk-Yŏng (traslitterazione corretta: Hwang Seok-yeong, hangul황석영, hanja: 黃晳暎)
Editore: Baldini Castoldi Dalai   Anno: 2006 (Edizione originale: 2001)   280 pagg.
Titolo originale: Sonnim (손님)
Traduttrice dal francese L’invité: Ombretta Marchetti
ISBN: 978-88-4490-446-1

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11 thoughts on “L’ospite

  1. @Cinas: Secondo me sì. E poi non sono neanche 300 pagine – stampate grandi. D’altro canto, io sono particolarmente fissata con i temi di elaborazione della memoria (grazie Fox!), perciò se non ti interessano per niente non te lo consiglierei.

    @Cremì: Eh grazie grazie. Mi spiace solo per gli altri automobilisti… sono un pericolo pubblico, in compenso però vado forte coi parcheggi :>
    Comunque lo scorso fine settimana mi sono fatta un giro a Roma e sono rimasta basita dal casino. Ma là sapete cosa sono i semafori e le strisce pedonali?!

  2. Infatti mi hanno detto che a Napoli il rosso è verde ed il verde è rosso.
    Mi sa che andrò avanti come ho fatto finora, in bicicletta nell’hinterland di Milano ed in città coi mezzi.
    Viva le ciclabili!

  3. Infatti non ho imparato a guidare, ho solo passato l’esame peraltro all’Ortica (che è il quartiere di Milano vicino a dove vivo) e senza traffico.
    Come dice la Giulia, prima si prende la patente e poi si impara a guidare. Non ho avuto fretta per la patente, figuriamoci per il guidare.

  4. Bisognerebbe chiederlo a lei.
    Comunque, conoscendola, non avrà tirato sotto nessuno che non se lo sia meritato.

    (La Giulia è una mia cara amica da all’incirca ventun anni.)

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