Justine o le disgrazie della virtù

Justine - www.liberonweb.itNon avevo mai letto Sade, ma ultimamente ne abbiamo parlato spesso ad un corso in uni, così mi sono incuriosita ed eccomi qua.

Rimaste improvvisamente improvvisamente orfane e povere a 15 e 12 anni rispettivamente, le sorelle Juliette e Justine vengono cacciate dal convento dove stavano ricevendo un’educazione nobiliare, e sole al mondo devono provvedere al proprio sostentamento. Diverse per indole e temperamento, Justine e Juliette compiono due scelte opposte: la prima seguirà la strada della virtù, la seconda quella del vizio.
Juliette si avvia con successo al mestiere di prostituta scalando abile e scaltra la scala sociale; a Justine invece capitano una serie di disgrazie che è lei stessa a raccontare a parecchi anni di distanza, prima di essere accompagnata al patibolo come ladra ed assassina, confidandosi con una nobildonna che si scoprirà non essere altri che Juliette.

La cattiva stella di Justine, ovvero le sue povertà ed onestà, l’avevano ripetutamente messa sul cammino di personaggi con decisamente meno scrupoli di lei: costretta a fuggire da Parigi per sottrarsi ad un’accusa (naturalmente infondata), finisce prima nelle mani della banda di briganti della perfida Dubois, poi in quelle del giovane mercante Saint-Florent, del contino di Bressac che fa ricadere su di lei la colpa per l’assassinio della zia da lui stesso ordito, del sadico chirurgo Rodin, di una cricca di benedettini perversi, dell’emofilo signore di Germande, del criminale dai gusti ancora più macabri Roland, e poi di nuovo della Dubois, di Saint-Florent e del magistrato Cardoville. Si tratta di una lista per forza di cose incompleta, che non comprende i vari famigli e compari.
A tutti Justine cerca di fare del bene, ma la sua virtù viene ricambiata solo con violenze e sevizie. Justine non impara mai niente dall’esperienza ed il suo candore sfiora la stupidità: decisa a confidare nel buon cuore di chiunque, anche di quelli che hanno già in precedenza abusato di lei, cade e ricade ogni volta nella medesima situazione.
Lo stesso scenario si ripete di volta in volta con poche varianti: Justine cerca di distogliere i suoi aguzzini dai loro turpi propositi invocando la morale, la legge umana, il castigo divino; per contro, i libertini ribattono con argomenti altrettanto astratti, che sono sempre variazioni delle medesime idee di fondo (nelle parole della Dubois):
«"Io credo", riprese quella donna infida, "che se ci fosse un Dio, ci sarebbe meno male sulla terra; credo che, se questo male esiste, allora questo Dio vuole disordini del genere, e ne consegue che è un essere spietato, o è impotente a impedirli, e ne deriva che è un Dio debole e, in ogni caso, un essere odioso, un essere di cui devo sfidare la folgore e disprezzare le leggi. (…) L’ateismo non è forse meglio di queste due alternative?"» (pagg. 285-6)

All’inizio mi ci sono accostata con disagio, perché le descrizioni delle varie sevizie mi provocavano non poco fastidio, ma la loro reiterazione ha finito con il disinnescarle, svuotandole e facendo emergere gli apsetti più paradossali del romanzo.
Innanzitutto, Justine è un pamphlet filosofico travestito da romanzo pornografico. Le tenzoni dialettiche sono troppe e ricorrono nelle situazioni più improbabili, indistintamente sulla bocca di tutti i personaggi. Diciamo che il genere, oltre che raggiungere una platea di sicuro ben più vasta di quella dei soli filosofi, si attaglia ottimamente al tono delle tirate morali di Sade, che per altro si confronta (in maniera non troppo articolata) con il classico problema del male.
Ma non c’è solo questo. Justine si presenta come una campionessa della virtù, ma questa sua dote eccelsa mostra non poche smagliature: a volte pare quasi esaurirsi nei discorsi con i quali cerca di convertire i suoi aguzzini perché poi nei fatti, dopo qualche protesta iniziale, non si tira mica indietro. Anche il suo indugiare nel racconto su tanti dettagli scabrosi, a cui allude sempre in maniera palese ma senza essere esplicita fino in fondo, sono sospetti: senza dubbio lei si percepisce come vittima di tutta la sequela di rogne che le capitano fra capo e collo, ma in realtà la sua posizione è assai più ambigua, più compromessa.

Nel complesso una lettura interessante, nonostante l’insostenibile prosa settecentesca. Diciamo che è valsa l’imbarazzo di leggerla in metropolitana.

Autore: Donatien-Alphonse-Françoise DE SADE
Editore: Frassinelli   Anno: 1988 (Edizione originale: 1791)   390 pagg.
Titolo originale: Justine, ou Les malheurs de la vertù
Traduttrore: Marco Cavalli
ISBN: 978-88-7684-506-2

Annunci

4 thoughts on “Justine o le disgrazie della virtù

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...