Collasso

Collasso - www.liberonweb.itMi è capitato spesso di imbattermi nell’affermazione secondo la quale gli umani si distinguerebbero dagli animali nel modificare l’ambiente in conformità alle proprie esigenze invece di adattarsi ad esso. In realtà anche gli animali lo modificano, ma in genere ai nostri occhi fanno tutt’uno con l’"ambiente", come terreno e foreste sono una riserva di risorse disponibili per lo sfruttamento. Chiusa parentesi.
Il libro di Diamond ripercorre la storia materiale di varie civiltà (Anasazi in Nuovo Messico, colonizzazione inglese dell’Australia, Norvegesi in Groenlandia e molte altre) in relazione al consumo delle risorse ambientali e con l’elaborazione culturale di questo rapporto. Il caso più eclatante è forse quello dell’isola di Pasqua.

L’isola di Pasqua è un isolotto di 171 km² sperso nell’Oceano Pacifico. Al tempo dell’arrivo dei primi coloni era ricoperta da una vegetazione lussureggiante, con foreste della palma più grande al mondo. Tutti contenti di aver trovato un terreno così verde, i coloni abbatterono i lembi di foresta più vicini alla costa per procurarsi terre da coltivare e per gli insediamenti; utilizzavano il legno come combustibile, e per costruire case, imbarcazioni ed ogni sorta di utensile. Le varie comunità prosperavano. E qui saremmo tentati di dire: ma che bel quadretto bucolico! Non proprio.
Le varie comunità avevano quide politiche diverse ed un bel giorno a qualcuno venne in mente di costruire un moai, una delle statue col faccione caratteristiche dell’isola. Subito gli altri seguirono a ruota ed iniziò una competizione serrata su chi aveva il moai più grande.

Isola di Pasqua - wikipedia Ora, la costruzione di questi ciclopi inghiottiva un sacco di risorse: legno se ne andava nelle fasi di lavorazione e trasporto, mentre la forza lavoro coinvolta andava sostentata dagli agricoltori, così come la popolazione in continuo aumento.
La fame di terre cresceva ed a farne le spese fu la foresta, che arretrò fino a quando non venne consuata del tutto. A questo punto, ci fu il patatrac.
Niente più legna da ardere voleva dire niente più barche, ergo niente più pesce, e gli isolani dovettero arrabattarsi a mangiare tutto quel che si trovava sull’isola: sterminarono quasi tutti gli animali disponibili, e si ridussero a dare la caccia ai ratti ed a proteggere i polli in pollai di massima sicurezza.
Niente legna ovviamente voleva dire anche niente più moai; il sistema politico-religioso andò in pezzi e le varie comunità entrarono in uno stato di lotta permanente per assicurarsi il controllo sulle poche risorse rimaste. Con il venir meno di ogni altra alternativa, finirono col mangiarsi tra di loro.

La vicenda dell’isola di Pasqua riassume esemplarmente un collasso civile ingenerato da un collasso ecologico.
«Una (…) obiezione consiste nel ritenere che gli abitanti dell’isola di Pasqua non potessero essere così incoscienti da abbattere tutti i liri alberi, poiché le conseguenze della deforestazione dovevano apparire loro più che ovvie. Come ha detto Catherine Orliac: «Perché mai distruggere una foresta di cui si ha bisogno per la propria sopravvivenza materiale e spirituale?» (…) Mi sono spesso domandato cosa pensasse l’abitante dell’isola di Pasqua mentre tagliava l’ultimo albero di palma. Forse gridava, come i moderni taglialegna: «Non alberi, ma posti di lavoro»? Oppure: «La tecnologia risolverà tutti i nostri problemi! Non temete, inventeremo un materiale sostitutivo per il legno»; o magari: «È possibile che ci siano altre palme nelle zone inesplorate dell’isola di Pasqua. Si rendono necessarie ulteriori ricerche, perciò il divieto di abbattere gli alberi è prematuro e sparge solo il panico tra la popolazione». È una domanda che ricorre sempre quando si studia una scietà che si è autodistrutta. (…) Esiste una lunga serie di ragioni per cui un popolo, nonostante tutto, commette questi errori.» (pp 124-5)

La varietà dei casi raccolti, il tentativo di far luce sull’intreccio dei fattori politici, economici e sociali che possono portare al collasso civile o prevenirlo, nonché la prosa spigliata dell’autore fanno di Collasso una lettura assolutamente raccomandabile e persino intrigante. Un po’ pesante il capitolone iniziale sul Montana (io l’ho lasciato da parte e letto per ultimo).

Titolo completo: Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere
Autore: Jared DIAMOND
Editore: Einaudi   Anno: 2005 e 2007 (Edizione originale: 2005)   568 pagg.
Titolo originale: Collapse. How Societies Choose to Fail or Succeed
Traduttrice: Francesca Leardini
ISBN: 978-88-06-18642-5

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2 thoughts on “Collasso

  1. — un bel giorno a qualcuno venne in mente di costruire un moai, una delle statue col faccione caratteristiche dell’isola —

    Ma come? Non erano manufatti extraterrestri?

    Due domande:
    – Per quale motivo non trapianti questi commenti anche sul tuo aNobii?
    – Di Diamond, hai letto anche il suo libro precedente, Armi, acciaio, malattie? In caso contrario, te lo consiglio.

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