The 1st Shop of Coffee Prince

Coffee Prince - www.amazon.comStavo facendo tutt’altro, immersa nello splendido grembo della natura della bergamasca, quando all’improvviso mi è venuta voglia di scrivere un post su Coffee Prince. Le mie sinapsi riescono ancora a stupirmi.

Eun Chan (Yoon Eun Hye) ha 24 anni ed un discreto carico di responsabilità: per mantenere la madre vedova e la sorella liceale che vuole fare la velina (tutto il mondo è paese ^^;) fa tutti i lavori che le capitano a tiro, e mettere insieme i soldi per il mutuo ed il resto è il suo pensiero fisso.
Uno che non ha problemi di soldi invece è Han Kyul (Gong Yoo), o meglio, non ne aveva finché la sua famiglia non gli pone un ultimatum: o cerca moglie e si mette a lavorare nell’azienda di famiglia, o gli taglieranno i viveri. Messo alle strette, Han Kyul accetta: dovrà andare agli appuntamenti al buio organizzati dalla sua famiglia e gestire con successo un caffè scalcinato. Han Kyul però non ha alcuna intenzione di accasarsi, e l’incontro fortuito con Eun Chan gli dà un’idea per mandarli a monte: la ingaggia per fingersi il suo *ragazzo* in modo tale che le varie candidate, credendolo gay, si tirino indietro da sole.
L’espediente ha successo, e Han Kyul assume Eun Chan come *cameriere* per il caffè di prossima apertura: nel locale, che si chiama The 1st Shop of Coffee Prince, dovranno lavorare solo bei ragazzi (i "principi"), per attirare una clientela giovane e femminile. Proprio così: Han Kyul ha scambiato Eun Chan per un ragazzo. L’equivoco è anche scusabile: Eun Chan è un maschiaccio ed una vera attaccabrighe, è forte come un bue e mangia come una fogna. Dal canto suo, Eun Chan si dice che suo primo lavoro fisso val bene una piccola bugia… o no?

Naturalmente (siamo pur sempre in un drama) accade l’inevitabile, e fra Eun Chan e Han Kyul scocca la scintilla. Disastro! Han Kyul si trova a dover accettare di essere attratto da un altro uomo, mentre Eun Chan è macerata dal dubbio e dal timore di perdere il lavoro.

Il colpo di genio degli sceneggiatori, secondo me, è stato di intersecare questa linea della trama, un po’ da shōjo manga, con un’altra che le conferisse maggior spessore (ed attirasse spettatori di fasce di età più alte): i protagonisti questa volta sono Han Sung (Lee Sun Gyun) e Yoo Joo (Chae Jung Ahn).
La storia inizia con il ritorno di Yoo Joo dagli Stati Uniti, dove due anni prima aveva seguito l’uomo col quale stava tradendo Han Sung. Adesso però sembra voler ricominciare con Han Sung, che l’ha attesa per tutto questo tempo. Han Sung la accoglie a braccia aperte per poi darle il benservito dopo una notte, al solo scopo di ferirla. E qui, vi assicuro, ho fatto un balzo sulla sedia: pur ritenedomi quasi una veterana in materia di commedie sentimentali made in Estremo Oriente, non mi era mai, mai capitato di imbattermi in due personaggi positivi così poco edulcorati.
Yoo Joo ha un sacco di doti (intelligente, gentile, artista di talento e naturalmente bellissima, figurarsi), ma non riesce a vivere serenamente una relazione stabile a causa delle insicurezze che cova; Han Sung è  gentile e comprensivo, ha tollerato i suoi tradimenti e l’ha aspettata (il che fa molto eroe sdolcinato da soap), ma alla prima occasione la mortifica per risentimento, ed inizia a frequentare un’altra ragazza. L’edulcoramento si esaurisce sul piano materiale, visto che sono entrambi degli artisti (pittrice lei, compositore lui), e decisamente benestanti (mai che i protagonisti siano una parrucchiera ed un elettricista, eh!).

Le due trame si intrecciano perché la ragazza frequentata da Han Sung non è altri che Eun Chan, inoltre Han Sung è il cugino di Han Kyul il quale da tempo si porta dietro una cotta per Yoon Joo (sembra complicato, ma è davvero uno schema molto ricorrente).

La serie è leggera e frizzante, molto piacevole da vedere. Le gag tra i quattro camerieri, il vecchio barista zozzone ed il manager (Han Kyul) non si contano. Forse un po’ lente le ultime tre o quattro puntate, incentrate sulle beghe familiari di Han Kyul e piuttosto superflue nell’economia della storia (probabilmente sono state aggiunte per allungare un po’ la serie).

È sempre interessante osservare come cornici narrative già usate, se non straabusate, vengano riutilizzate dagli autori in maniera innovativa. Prendiamo il gender bending (non mi piace molto usare il termine inglese, ma l’equivalente italiano, "travestitismo", si presta a troppe ditorsioni): è vecchio come il mondo, e credo si trovi un po’ in tutte le tradizioni del mondo (tra gli antenati "nobili" si possono citare Boccaccio, Shakespeare e Stevenson, tra quelli popolari la fiaba Fanta-Ghirò raccontata da Calvino e la sua versione cinematografica omonima di Lamberto Bava – una pietra miliare della mia infanzia, tra l’altro). Si possono già fare varie osservazioni: sono quasi sempre le donne a travestirsi da uomini, ed è in quella veste che possono vivere svariate avventure, ma il lieto fine prevede un rientro nei ranghi e nei ruoli.
Ikeda Riyoko riempì la duplicità di genere della protagonista di Lady Oscar (Versailles no bara) di significati diversi: Oscar è alla ricerca di una emancipazione dalle costrizioni sociali (di genere e di rango) e di una giustizia sociale – una istanza che va messa in relazione con il periodo della pubblicazione: il Giappone degli anni ’70 in pieno boom economico e le (scarsissime) prospettive di realizzazione nella vita attiva per le donne dell’epoca. Più di recente è stato Hana-Kimi di Hisaka Nakajo (un fumetto tradotto anche in Italia e ben due serie televisive, prima o poi ne parlerò) a rilanciare con successo il gender bending sulla scena narrativa orientale (Giappone, Corea, Taiwan), stimolando la creazione di opere narrative che riprendono il medesimo tema, quando non imitazioni piuttosto smaccate.
Coffee Prince rientra per certi versi nel filone, ma lo sviluppa non senza originalità. Intanto il gender bending non è legato all’inquietudine del bender, bensì solamente a ragioni di interesse spiccio. Quello che vive l’intera faccenda in maniera probematica non è Eun Chan, bensì Han Kyul. Il fulcro del dramma non è il ruolo sociale di lei, bensì l’identità sessuale di lui. L’accettazione della propria presunta omosessualità è un percorso lungo e complesso che ha più spesso sfumature drammatiche che comiche (diversamente da Hana-Kimi).
Poi vabbé, Eun Chan è una ragazza e Coffee Prince una commedia sentimentale, perciò un lieto fine zuccheroso oltre ogni dire non ci viene risparmiato. Ma intanto l’accettazione della propria "omosessualità" da parte del protagonista (personaggio positivo e non "disordinato") e perdipiù in prime-time c’è stata; in Italia per molto meno si scatenano gazzarre impressionanti, vista la linea editoriale filoconservatrice prevalente (consiglio la lettura delle dichiarazioni di un ex Presidente della Commissione di Vigilanza Rai a cui porta il link).

Video tratto dal 9° episodio (nb: Han Kyul non sa ancora che Eun Chan è una ragazza)

Tutti i video presenti in questo post contengono spezzoni della serie montati sulle musiche originali. Questo delle musiche è un punto fondamentale,  perché è uno dei fattori decisivi del successo delle varie serie televisive dell’intera area (Corea, Giappone, Taiwan). Le musiche fanno da sottofondo ai dialoghi e non di rado li sostituiscono del tutto, sottolineando la tonalità emotiva della scena. Talvolta addirittura ciascun personaggio di una certa importanza ha un proprio tema musicale. Senza contare le canzoni orecchiabili che vengono speso utilizzate come sigle (quella di Coffee Prince è intitolata Lalala, it’s love, giusto per avere un metro del livello di canticchiabilità). Di questo prima o poi parlerò con maggior diffusione, perché è troppo interessante, e perdipiù costituisce un punto di fusione tra industria musicale e televisiva (è ovvio, le colonne sonore vendono un sacco e c’è una doppia spinta pubblicitaria reciproca a beneficio della serie & degli artisti).
Voglio dire, quando è stato mandato in onda Tutti pazzi per amore la scorsa stagione di Rai1 sembrava che i creatori della serie avessero scoperto l’America perché avevano inserito musiche con un qualche ruolo narrativo. Oooh, a Raifiction qualcuno ha scoperto l’esistenza delle colonne sonore! Chapeau!

Titolo originale: 커피프린스 1호점
Televisione: MBC (Corea del Sud)
Anno: 2007
Episodi: 17 + 1 special
Per vedere la serie sottotitolata in inglese: www.mysoju.com

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5 thoughts on “The 1st Shop of Coffee Prince

  1. Ciao!!
    Lo sai che mi hai incuriosita tantissimo con questo dorama? Lo vorrei vedere per intero. Si trova sottotitolato? Su YouTube ho visto che ci sono solo alcune puntate… : (

    Vedi che ogni tanto ritorno? ^___^

    Tina

  2. Ciao Tina!!
    Mi fa piacere risentirti ^^
    Ad agosto mi sono data allo sfornellamento (ai miei miserandi livelli: sto imparando a cucinare la carne) ed ho ripensato alla mia sensei ravennate…

    Coffee prince è leggera e divertente, penso che ti piacerà.

  3. Alcuni drama e film che contengono gender bending:

    The Painter of the Wind (바람의 화원, Corea, 2008)
    The 1st Shop of Coffee prince (커피프린스 1호점, Corea, 2007)
    Butterfly Lovers (梁山伯与祝英台, Cina, 2007)
    Hana Kimi // Hanazakari no kimitachi e (花ざかりの君たちへ, Giappone, 2007)
    Hana Kimi // Hua Yang Shao Nian Shao Nu (花樣少年少女, Taiwan, 2006)
    Princess Princess D (プリンセス・プリンセスD, Giappone, 2006)
    La tigre e il dragone (臥虎藏龍, Taiwan-Cina-Hong Kong, 2000)

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