La pioggia nera

La pioggia nera - www.anobii.comLa vista della sua copertina nera, in scaffali reali e virtuali, era ogni volta un memento di questa mia bruciante lacuna. Così finalmente un giorno l’ho fatto recuperare alla bibliotecaria dal magazzino (magazzino?! ero scandalizzata ;P Per forza nessuno l’aveva preso in prestito per ben dieci anni) e me lo sono portato in montagna. La narrazione mi ha catturata al punto che ho rinunciato diverse volte a cucinare per non sottrarre tempo alla lettura.

La guerra è finita già da qualche anno, ma Shigematsu è tormentato da un porblema apparentemente privo di soluzione: la nipote Yasuko non riesce a trovare marito. Yasuko è giovane, in salute e molto carina, perciò i pretendenti non mancano, ma quando arrivano alle loro orecchie le voci secondo cui sarebbe affetta dalla «malattia atomica», si squagliano in men che non si dica. Si tratta di voci infondate, ma tanto basta per farle sfumare ogni prospettiva.
La «malattia atomica» è una brutta bestia: colpisce anche ad anni d idistanza e persone fino ad un momento prima sane si indeboliscono repentinamente; la pelle si copre di eczemi, denti e capelli cadono, ed i malati si spengono come lumini. Shigematsu, investito dalla luce atomica e dall’urto dell’esplosione mentre si trovava in una stazione alla periferia di Hiroshima, tiene la propria a bada da tempo evitando i lavori pesanti e seguendo una dieta sostanziosa.
L’attività che lo tiene più impegnato, a parte la pesca, è la stesura in bella del suo Diario del bombardamento, il memoriale di quel che vide ed udì dal 6 agosto 1945, giorno dle bombardamento, al messaggio di capitolazione trasmesso per radio il 15 agosto: Shigematsu ha intenzione di donarne una copia alla biblioteca della scuola locale, affinché una testimonianza venga conservata.
Le pagine del suo diario entrano nel racconto, con esse il diario di Yasuko ed altri resoconti raccolti da Shigematsu da feriti, superstiti, medici, contadini della zona e da tutti coloro che aveva incontrato e desideravano metterlo a parte della loro versione dei fatti.
La rifrazione dei puti di vista fa sì che Shigematsu non parli mai della bomba, ma che rimanga sul piano delle molteplici esperienze, punti di vista inevitabilmente parziali di coloro nella cui quotidianità la bomba è irrotta: un lampo accecante, bagliori colorati, una nube a forma di ombrello che si è allargata ora in una ora in un’altra direzione, una pioggia nera che corrode gli abiti e si appiccica alla pelle, un’apocalisse di cadaveri ed ustionati, invendi per la città, disoreintamento, fame e sete ovunque.
Mentre Shigematsu procede con la sua opera, i primi sintomi della «malattia atomica» si manifestano anche su Yasuko: all’uomo non resta che sperare che le cose si aggiustino e riprendano il loro corso naturale sconvolto dall’esplosione di quel 6 agosto.

Primaditutto: La pioggia nera è un romanzo meraviglioso e ne consiglio indiscriminatamente la lettura. Mi chiedo come abbia fatto a non averlo preso pria, ma considero tutto smmato una fortuna l’averlo letto proprio ora, proprio qui, con questa disposizione d’animo e questo bagaglio di pensieri, perché forse altrimenti avrei potuto non apprezzarlo altrettanto.
Ibuse mantiene il campo visivo stretto su Shigematsu; non lo allarga mai, al massimo lo sposta temporaneamente su qualcun altro per poi tornare indietro, creando un intreccio di soggettive e lasciando intuire che sopra le teste dei vari personaggi si è verificato un evento di cui nessuno (a parte il lettore informato) è riuscito ad abbracciare la gravità.
Il Nostro lavora in fabbrica, ma rimane sotto sotto un contadino dotato di sano pragmatismo e per orientarsi cerca punti di riferimento nelle cose che osserva da vicino: le case inclinate di quindici gradi, le tegole volate via dai tetti, i pesci che galleggiano sul pelo degli stagni a molti km di distanza, gli onnipresenti sciami di mosche, il tanfo di carne bruciata, gli arbusti cresciuti di una quarantina di centimetri in un solo giorno. Quest’attenzione ai risvolti anche piccoli e banali di un evento senza precedenti consente ad Ibuse di dipanare una narrazione estremamente equilibrata (come nota anche Luisa Bienati nella prefazione) in cui la voce narrante non cede sotto la pressione del pathos, pur non mancando passaggi intensi.
Ad un certo punto della storia, Shigematsu viene chiamato a recitare i sūtra ai funerali; Shigematsu recita tra sé e sé i sūtra, ed in particolare il Sermone della morte, ogni qual volta si imbatta in qualche salma, per via o nella città sventrata, come viatico per le anime inquiete dei defunti – e, secondo me, per reintrodurre un seppur piccolo elemento di ordine, di umano e di familiare in un panorama divenuto improvvisamente estraneo, misterioso e nemico.

Autore: IBUSE Masuji (井伏 鱒二)
Editore: Marsilio   Anno: 1993 (Edizione originale: 1965-66)  410 pagg.
Titolo originale: Kuroi ame (黒い雨)
Traduttrice: Luisa Bienati
ISBN: 88-317-5756-3

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