Cattivi Samaritani

Cattivi samaritani - www.anobii.comMi c’è voluto un sacco di tempo, ma finalmente l’ho finito. Ne parlava Cristinsan sul suo blog, In Corea, mi incuriosiva molto, e visto che ce n’era una copia in biblioteca, mi sono detta: perché no?
Ad incuriosirmi inizialmente è stata la censura da cui è stato colpito in madrepatria (l’autore è coreano): provvedimenti del genere fanno sì che ci si chieda cosa mai ci sarà scritto che l’autorità non desidera si sappia, e credo che ne promuovano la diffusione più di una campagna pubblicitaria. In definitiva, credo che dovremmo ringraizare il governo coreano entrambi, il Signor Chang ed io: lui perché è merito loro se il suo saggio di economia è diventato un best-seller, ed io perché sono stati loro, in fondo, a farmelo conoscere.

Cosa contiene il testo di tanto oltraggioso? La tesi dell’autore, docente di economia a Cambridge, è che i capisaldi della teoria economica neoliberista (libero scambio, ovvero apertura dei mercati senza dazi, antiprotezionismo, privatizzazione delle aziende nazionali, minimo intervento dello Stato, contenimento della spesa pubblica, abbattimento della tassazione, deregulation), presentati spesso come capisaldi delLa teoria  economica tout court, siano in realtà oggetto di una difesa ideologica ed interessata da parte delle élite  dirigenti dei Paesi ricchi, ciò che si esprimerebbe al massimo nelle politiche propugnate dalle istituzioni da essi create (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO) per promuovere (?) lo sviluppo economico degli altri paesi.
Una cosa che mi ha colpita durante la lettura del libro ed alla quale prima non avevo fatto caso in modo particolare, è la maniera in cui si parla di economia nel nostro discorso politico (nostro di Paese membro dei club dei Paesi ricchi). Intanto se ne parla solo in pochi luoghi: al di fuori delle facoltà universitarie, solo in qualche servizio volante nei telegiornali e nelle tribune politiche – giusto il tempo di fornire qualche dato quali andamento del PIL sul trimestre, produzione industriale, e se siamo proprio in vena rapporto deficit/PIL e bilancia commerciale; inoltre a questi indicatori dall’aria così neutrale associamo automaticamente anche un valore: PIL basso MALE, produzione industriale bassa MALE, rapporto deficit/PIL basso BENE, bilancia commerciale in attivo BENE. LE varie parti che partecipano al dibattito si accapigliano su tutto ma non sulla chiave di lettura di questi dati, condivisa da tutti.
Uno dei maggiori meriti di Cattivi samaritani è illustrare come questi indicatori non siano buoni o cattivi di per sé, ma unicamente in funzione agli obiettivi che ci si prefigge di perseguire.

Aiutandosi con numerosi esempi, Chang mostra come i Paesi oggi affluenti abbiano costruito la propria ricchezza adottando politiche in aperto contrasto con le ricette neoliberistiche che oggi vanno sventolando in giro quali ricette sicure per una crescita felice. Prima di aprirsi al libero scambio hanno protetto la crescente industria manifatturiera con dazi, investimenti pubblici e quant’altro ritenessero necessario al suo rafforzamento: altro che libero mercato ed iniziativa unicamente ai privati. Alla luce di queste considerazioni, il tentativo di imporre ad altri le politiche neoliberistiche prima che le loro economie si siano irrobustite abbastanza da potersi fare largo in un mercato aperto globalizzato appare miope negli operatori in buona fede, ed un tentativo di cristallizzazione degli equilibri attuali, se non di vero e proprio sfruttamento, da parte dei "cattivi samaritani" in cattiva fede.
Chang passa in rassegna vari fattori che influenzerebbero la crescita economica (corruzione, inflazione, protezione dei diritti d’autore, democrazia, intervento pubblico e così via) smontando svariati dogmi neoliberistici grazie al suo approccio pragmatico e restituendoli alla dimensione che compete loro: non asetticamente economica, come se fosse una sfera autonoma, bensì quella politica, prodotto di una serie di scelte, valori, convenienze ed ideologie.

Cattivi samaritani si legge molto bene, grazie alla prosa scorrevole dell’autore punteggiata dalla sua ironia mordace, ma soprattutto grazie all’estrema chiarezza espositiva. I riferimenti ad indicatori tecnici e dinamiche economiche varie non ostacolano la comprensione, anzi. Insomma, se ce l’ho fatta io, che non so leggere nemmeno un estratto conto, può leggerlo davvero chiunque.
Consigliato per relativizzare – con leggerezza – alcuni degli articoli di fede in ambito economico che ci vengono propinati surrettiziamente giorno per giorno.

Autore: CHANG Ha-Joon
Editore: Università Bocconi Editore   Anno: 2008 (Edizione originale: 2007)  266 pagg.
Titolo inglese: Bad Samaritans: Rich Nations, Poor Policies and the Threat to the Developing World
Traduttrice dall’inglese: Paola Conversano
ISBN: 978-88-835-0116-6

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5 thoughts on “Cattivi Samaritani

  1. ciao tama! scusa se non mi sono fatta viva per un bel po’… è stato un periodo lievemente complicato immagino anche il tuo, visti gli impegni universitari che ti tengono lontana anche dal blog…
    tornerò a casa la settimana prossima (probabilmente lunedì sera), pensi che riusciremo a vederci prima di Natale per un tè + scambio di auguri?
    a proposito di questo post, ti consiglio di leggerti – se già non lo conosci – un libro di Serge Latouche, "La sfida di Minerva". Credo che potrebbe interessarti: antropologia economica al servizio di una relativizzazione degli schemi mentali occidentali, che l’autore ritiene corrotti dall’economicismo e da una ragione esclusivamente calcolatrice. Si colloca nella scia di Polanyi, a cui credo che anche il sig. Chang si ricolleghi, più o meno consapevolmente, con la sua polemica contro la visione dell’economia come sfera autonoma…
    sentiamoci per la settimana prossima! un bacione!
    Pip

  2. Pip!!
    Sono davvero contenta di risentirti dopo secoli e secoli
    Grazie per la segnalazione 🙂 Conosco il Latouche di nome, ma non mi pare di aver mai letto qualcosa di suo per intero. Sai mai che non sia l’occasione buona…

    Mi farebbe molto piacere rivederti, ma, ehmm… non ho ancora finito il tuo regalo ^^’
    Ti chiamo presto per metterci d’accordo (tu intanto pensa ad un posto facilmente raggiungibile, possibilmente riscaldato  ).

    Tama

  3. …finito il mio regalo…? =O questa frase è passibile di innumerevoli interpretazioni… mi stai facendo un cappello all’uncinetto oppure sei come mio padre che legge i libri prima di regalarmeli?
    in ogni caso, ti andrebbe di vederci domani in centro? se ti va bene, scegli pure tu dove e quando (non troppo tardi perché la sera sono dai miei zii per il cenone) !  un bacione!!!

  4. UUUUH come non detto! ho appena saputo che quello che ritenevo un cenone della vigilia sarà invece un PRANZO della vigilia, e siccome siamo un po’ incasinati con le macchine (dobbiamo recuperare parentado disperso e poi andare dagli zii fuori milano) mi sa che sarò impegnata dal mattino al pomeriggio inoltrato… donc mi sa che si va piuttosto a dopo Natale, se non hai niente in contrario… fammi sapere!
    un abbraccio forte! pip

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