Narrare la storia

Narrare la storia - www.anobii.comA tutta prima avevo ogni intenzione di ricacciare questo libro nell’oblio dal quale il mio zelo, surrettiziamente eterodirottato, l’aveva improvvidamente tratto. Però poi ci ho ripensato. Quando ho finalmente smesso di lagnarmi del destino cinico e baro che me lo aveva così proditoriamente scodellato sotto il naso, mi sono resa conto che non mancavano i temi atti a titillare la mia curiosità, ed eccomi qua.

Narrare la storia parte da alcune premesse alla base di quello che si può definire un approccio "classico" alla storiografia: i libri di storia ricostruiscono una certa epoca od un evento storico, e riescono a farlo grazie alle informazioni che ci possono trasmettere le fonti (reperti, documenti, testimonianze). Ora, quel che fa Topolski è mettere in dubbio la corrispondenza di questa immagine idealtipica alla proatica storiografica effettiva, che gli studiosi stessi ne siano coscienti o meno.
Però, mentre sferrava le sue critiche, ha scoperchiato (almeno, ai miei occhi…) un piccolo vaso di Pandora. A questo punto ho iniziato a divertirmi sul serio.

Telefono senza fili
Tanto per cominciare, il Nostro mette in luce come ricavare informazioni da una fonte sia una faccenda ben più intricata di quanto non paia. Il fatto si è che le fonti non parlano; rispondono e basta. Rispondono alle domande del ricercatore, che è una persona con le sue idee sulle dinamiche storiche, con dei vincoli anche contingenti e burocratici rispetto al lavoro che deve svolgere, persino con simpatie ed antipatie: non è scontato che faccia le stesse domande che farebbe un altro al suo posto, né che colga le risposte allo stesso modo.
Non basta; il medesimo discorso vale anche per l’autore dei documenti allo studio: si era trattato di una persona con convinzioni, interessi, finalità proprie che di certo avevano influito sulla composizione del testo.
Quindi le informazioni somigliano più al sottoprodotto di un lungo dialogo tra individui di epoche differenti che ad una serie di dati asettici.

Un castello di carte
Visto che un libro di storia non è un elenco di dati alla rinfusa, tra la raccolta delle informazioni ed il testo finale ci sono ancora svariate operazioni da svolgere. Lo storico sceglie le informazioni che ritiene utili, le organizza gerarchicamente creando delle unità discrete di fatti (la Rivolzione francese, la Restaurazione Meiji, la Controriforma) che poi mette in relazione all’asse temporale (periodizzazione). Quindi può prendere posizione, esporre le proprie tesi e così via.
La cosa fantastica è che ad essere costruito (Topolski dice anzi: inventato) non è solo il testo storico, ma proprio l’oggetto di cui aspira a parlare: il passato.
«Si può affermare con fonti (di base) … che i tedeschi attaccarono la Polonia il 1° settembre 1939. Ma la constatazione che il 1° settembre 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale non trova conferma nelle fonti. (…) La nozione di seconda guerra mondiale non è che una totalità narrativa … costruita dallo storico (o da qualcun altro) e non si può trovare nelle informazioni di base» (p. 223)

Giocare secondo le regole
La proposta del Nostro è quella di trattare eventi quali la seconda guerra mondiale o la Rivoluzione francese alla stregua di convenzioni narrative: un modo accettato per riferirsi ad un complesso di fatti che si è scelto di narrare articolati in un certo modo (ad esempio inizia con la presa della Bastiglia, non con l’istituzione dell’Assembrlea nazionale né con la condanna a morte di Luigi XVI). Un po’ come quando in un romanzo ci vengono presentati personaggi ed ambienti: sappiamo che non sono realmente esistiti nella realtà, ma accettarne l’esistenza dentro al racconto fa parte delle regole del gioco per poter proseguire la lettura.

A molti sembrerà la scoperta dell’acqua calda, ma a me ha dato parecchio a cui pensare. Ho iniziato a chiedermi quanto sia grande il potere di decidere come raccontiamo e pensiamo gli eventi del nostro passato; poi mi sono detta che forse ancora maggiore è il potere di stabilire come pensiamo e parliamo di quelli del twmpo in cui viviamo. Chi esercita questi poteri? Qual è l’agenzia che determina e diffonde il Newspeak del nostro tempo?
Alla fin fine, ciò che distingue veramente un testo storico da uno narrativo (secondo me) non è tanto che quest’ultimo non abbia pretese di aderenza storica, quanto che la pretesa di aderenza del primo, a differenza da quella del secondo, è sancita e riconosciuta.

Consiglio a chi sta pensando di leggerlo: armatevi di pazienza. Non di rado la scrittura concettosa di Topolski riesce ad essere a dir poco oscura, inoltre viene data per scontata la conoscenza da parte del lettore del dibattito storiografico contemporaneo almeno nelle sue linee generali. Però è leggibile, eh.

Titolo completo: Narrare la storia. Nuovi principî di metodologia storica
Autore: Jerzy TOPOLSKI
Editore: Bruno Mondadori   Anno: 1997 (Edizione originale: ????)  352 pagg.
Titolo polacco: ????
Traduttore: ????
ISBN: 978-88-424-9336-5

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4 thoughts on “Narrare la storia

  1. Da come ne parli sembra un libro interessante, anche se effettivamente propone una prospettiva, quella della storia come costruzione narrativa convenzionale a posteriori, che -credo- ormai sia data per scontata (appunto, la scoperta dell’acqua calda).
    Qui si dovrebbe vedere di che anno è l’edizione originale…
    Poi, certo, come mi pare tu dica, manca il passo successivo: ovvero, una volta che s’è accertato che determinati fenomeni storici vengono letti/costruiti in un determinato modo (ad es. si fa comincia il Medioevo nel 476 e finire nel 1492), sarebbe da chiedersi i motivi per cui in un dato momento viene accettata come scontata proprio quella particolare costruzione.
    Ovviamente si potrebbe obiettare che anche questa indagine "metastorica", cioè di storia della storiografia, potrebbe subire la stessa decostruzione della storiografia stessa…

    Quel che però volevo dire è che, da come ne scrivi qui, il libro di Topolski sembra interessante… contrariamente a quanto invece ne hai scritto altrove, e con ben altri toni!

  2. storia come costruzione narrativa convenzionale a posteriori, che -credo- ormai sia data per scontata

    Ti assicuro che invece non lo è…

    sarebbe da chiedersi i motivi per cui in un dato momento viene accettata come scontata proprio quella particolare costruzione

    Sì, manca del tutto. Anzi, per essere precisi: Topolski non tratta affatto la storicità dei canoni storiografici. Semplicemente, non prende in considerazione le tradizioni ed i testi che non rispondono a certi criteri di "scientificità" classicamente intesa benché composti con intento storiografico. Presentando il suo testo come un’analisi descrittiva e non normativa pretende di discutere di tratti universali della storiografia; non riconosce di essere inserito lui stesso in una prospettiva particolare.
    Questo è senz’altro un grosso limite della sua proposta che non gli consente di sviluppare un discorso critico sull’autorità storiografica.

    il libro di Topolski sembra interessante… contrariamente a quanto invece ne hai scritto altrove, e con ben altri toni

    XDDD
    Sì, è vero. Mi sono lagnata un sacco, si è trattato di una lettura decisamente sofferta! XD
    L’agomento è interessante, nonostante la pesantezza del Nostro.
    Però considera anche che qui presento solo quello che del libro di Topolski mi ha interessata (ed alcuni spunti che mi ha fornito), organizzati secondo una logica che ho trovato comoda. Quello di cui parlo è parecchio rimasticato. Ho risparmiato a voi innocenti passanti per il mio piccolo blog una congerie di astruserie varie in cui indulge.
    A conti fatti, non so se lo consiglierei, perché è sempre stringato e dove la sua brevità non è oscura, lascia insoddisfatti.

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