Push

Push - www.anobii.comInizialmente avevo intenzione di postare d’altro, ma questo romanzo continuava a ronzarmi per la mente. Curioso, visto che si tratta di un testo piuttosto breve (al numero di pagine fa da contrappeso il formato molto tascabile ed il carattere di stampa cubitale), che ho letto nel giro di un paio di trasferte università-lavoro. Però ho rimuginato e rimuginato.

Push è la storia del riscatto di Clareece Precious Jones. Siamo negli anni ’80 e Precious assomma in sé tante sventure da far impallidire la Piccola Fiammiferaia. Precious è un’adolescente, è una ragazza, è nera e vive ad Harlem. È obesa e semianalfabeta.
L’evento scatenante che dà il via al romanzo è la scoperta della sua gravidanza (la seconda): Precious viene espulsa da scuola e si trova improvvisamente in un limbo, a dover fare qualcosa della propria vita ed a non sapere cosa.
Una possibilità che pare schiudersi è una scuola per il recupero dei casi disperati come lei ed è con il vago desiderio di fare ed ottenere qualcosa che iniza a frequentare le lezioni – prima con diffidenza, poi, col consolidarsi di un rapporto di fiducia, stima, dialogo e di reciproco invito a voler guardare al di là di facili etichette, con partecipazione sempre maggiore. Precious si costruisce l’autostima e la fiducia in se stessa necessarie per prendere in mano le redini della propia vita: decide di abbandonare il tetto materno sotto il quale veniva costantmeente maltrattata e dal quale non aveva mai realisticamente pensato di fuggire per assenza di amici ed immaginazione; di proseguire gli studi fino al college; di crescere lei stessa il piccolo Abdul per assicurargli un’infanzia migliore di quella in cui lei era rimasta invischiata suo malgrado.
È all’inizio del cammino di riscatto che l’autrice lascia Precious alla conclusione del romanzo, cammino che -l’autrice lascia intendere – potrebbe non giungere mai a destinazione, ma che ha senso proprio perché è stato iniziato.

Tendenzialmente le storie costruite sulle sventure del protagonista mi intrigano poco, perché mi lasciano l’impressione che l’autore voglia giocare con le carte truccate: per un verso gli basta poco per far sgorgare lacrime o melassa a fiumi, per un altro spesso e volentieri fa leva sulle disgrazie varie che lui stesso gli procura per trasmettere messaggi di edificazione morale dei quali farei volentieri a meno.
La forza di Push invece sta nella caratterizzazione di Precious Jones. Certo, disgrazie gliene capitano sin troppe (ha una figlia affetta dalla sindrome di Down a dodici anni! subisce abusi dai genitori! è sieropositiva!), eppure Sapphire non ce la presenta come la pura, immacolata, innocente vittima di un destino avverso. Chiariamoci: non le attribuisce la responsabilità delle sventure che le fa capitare (e ci mancherebbe!), ma non rinuncia a tratteggiare un suo complesso modo di viverle: Precious odia la madre, ma sa di avere solo lei l mondo e vorrebbe essere amata; vorrebbe trovare aiuto presso le autorità, ma è lei stessa a respingerlo quando le si presenta perché diffida dei bianchi dall’inglese burocratico che la incarnano; avvetre dentro di sé una sorta di bellezza, di unicità che vorrebbe portare allo scoperto, ma al contempo è convinta di non valere niente, di essere un’assoluta buona a nulla. Non è nemmeno una vessillifera dell’amore, della famiglia o di dio come tante altre eroine che soccombono al male che le spegne: è brutta, razzista, volgare, ignorante e piena di pregiudizi. Non la vediamo nemmeno spiccare il volo verso il successo: Sapphire lascia intendere che potrebbe non arrivare.
Quello che conquista di Precious (perlomeno: che ha colpito me) è il suo tentativo di lasciar spaziare lo sguardo al di fuori del recinto angusto in cui non solo le sue sventure, ma anche se stessa l’avevano rinchiusa. Se anche poi lei ed il suo sguardo non dovessero andare lontano, ciò non renderebbe meno significativo il suo sforzo.

PS. Push mi ha convinta definitivamente, nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno, a leggere Radici, od almeno a guardare la serie tv. Ormai mi imbatto in citazioni più o meno dirette da tutte le parti.

Titolo completo: Push. La storia di Precious Jones
Autrice: Sapphire (pseudonimo di Ramona LOFTON)
Editore: Rizzoli   Anno: 1997 (Edizione originale: 1996)  173 pagg.
Titolo originale: Push
Traduttore: Massimo Bocchiola
ISBN: 978-88-176-7072-2

Annunci

4 thoughts on “Push

  1. — Non la vediamo nemmeno spiccare il volo verso il successo: Sapphire lascia intendere che potrebbe non arrivare. —

    Scrivendo e pubblicando libri come questi, però, le probabilità aumentano sicuramente! ;-D

  2. Mmh… ma sai, Push ha avuto una risonanza che è andata ben al di là del suo (opinabile) valore letterario. La mia (opinabilissima) supposizione è che sia stato uno dei primi romanzi (o per qualche ragione uno dei più fortunati) ad aprire uno squarcio nel velo di pretesa innocenza e vittimismo cresciuto collateralmente alla riscoperta e riscrittura della storia afroamericana. Voglio dire, la Harlem che fa da sfondo vivo alla storia è un postaccio in cui la gente campa di assistenza pubblica o spaccio, e nel quale dietro ad ogni porta si consuma una forma grande o piccola di prevaricazione. Non solo di bianchi su neri, ma di neri su neri; c’è una violenza che non ha niente a che fare con la "razza" ed a raccontrla è un’autrice nera che fa parte di quella comunità.

    Forse.

    (Cerco di giustificare i miei sproloqui su un romanzo non indimenticabile )

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...