Il grande specchio dell’omosessualità maschile

Il grande specchio... - www.anobii.comNon è il primo libro di Ihara Saikaku che mi capiti sottomano, perciò sapevo grossomodo che cosa vi avrei trovato e mmh… diciamo che ho avuto conferma dei motivi che fanno sì che non ami particolarmente questo autore. Però sono contenta, tutto sommato, di aver letto anche questo libro che, se non fosse stato per l’esame di letteratura giapponese incombente, sarebbe con ogni probabilità rimasto sullo scaffale a struggersi, ignorato dagli altri avventori della biblioteca (sono la prima a prenderlo in prestito dall’acquisto! Evidentemente il titolo costituisce un deterrente per la brava gente del paese…).

Ihara Saikaku è un autore di racconti brevi, che organizza in raccolte intorno al medesimo tema: in questo caso il titolo non inganna e l’argomento di tutti è la pederastia, ovvero l’attrazione e le relazioni con gli adolescenti puberi nelle varie declinazioni in cui si articolavano al suo tempo: si va così dalle relazioni con carattere esclusivo e di tutela e formazione del giovane protetto in omaggio all’ethos samuraico che dominano la prima metà della raccolta a quelle mercenarie con prostituti e giovani attori di kabuki che animavano le notti dei quartieri del piacere, a cui è dedicata la seconda metà del libro.
Una cosa curiosa è che l’immagine dello speculum, a cui viene ricondotta esplicitamente questa raccolta, è una metafora che denota un genere di trattatistica adibita ad additare ai lettori modelli di comportamento esemplari tanto in Giappone quanto in Europa, sebbene in periodi diversi. Dunque in questo caso Ihara presenta i tratti salienti ed esemplari di entrambi i tipi di relazioni: fedeltà all’amato per le vicende ambientate tra i samurai; bellezza, disponibilità ed un certo savoir faire, la conoscenza delle regole del gioco della seduzione vigenti nel "mondo fluttuante", per gli attori di kabuki.

Ora, visto che non ho trovato i racconti di per sé particolarmente avvincenti, la piccola antropologa in erba che ogni tanto pesta i piedini dentro di me si è sbizzarrita (qualche racconto ho dovuto anche rileggerlo, perché dopo qualche pagina mi accorgevo che le elucubrazioni mi avevano fatto proseguire la lettura senza prestare attenzione alle vicende, invero piuttosto ripetitive ^^’ ).
Innanzitutto pensavo a quanto spesso l’omosocialità finisca per alimentare le relazioni omosessuali, ed a quanto ci sia poco da stupirsi: nel momento in cui si ritiene che gli unici rapporti emotivamente ed intellettualmente soddisfacenti siano con membri del proprio sesso, come meravigliarsi che sia con loro che si intreccino relazioni sentimentali? Probabilmente non c’è uno stretto rapporto causa-effetto (personalmente non credo negli stretti rapporti causa-effetto in ambito sociale e culturale), però non credo nemmeno che non ci siano affatto connessioni tra le due cose.
Un altro tema che ha attirato la mia attenzione sono le forme di società (pensavo soprattutto a quella greca classica ed a quella giapponese del periodo a cui fa riferimento Ihara, perché sono quelle che conosco un po’ meglio, ma non saranno le sole, suppongo, ripensando – ad esempio – al rapporto tra Oscar Wilde ed Alfred Douglas…) in cui la sociabilità prevede un rapporto di tutela di un maggiore verso un minore (senpaikōhai, sônbaehubae).
Tra l’altro è interessante come parallelamente si sia sviluppata tutta un’estetica dell’adolescenza che esalta il momento fugace che precede la maturità piena, in cui non si ha ancora perso del tutto, al contatto col mondo adulto, una sorta di sofficità (del corpo come della psiche)… anzi, mi sono fatta l’idea che sia proprio questa a consentirne il carattere particolarmente formativo (ripensando anche a contesti quali quelli tratteggiati in Maria-sama ga miteru, ad esempio).

«La sua giovinezza era nel momento di massimo fulgore: era radiante come un bocciolo di ciliegio o come la luna piena.» (pag. 224)

La scrittura ha uno stile poco ornato, anzi piuttosto piano che in tutta franchezza non mi piace granché. Tuttavia consente all’autore di lasciar emergere qualche punta ironica ed immagino che i racconti, così brevi, si prestassero benissimo ad essere letti a qualche convegno di viveur, tra i fumi dell’alcol, per vivacizzare le serate con qualche discussione prima che le coppie si allontanassero ciascuna per proprio conto. Insomma, immagino che le cose possano essere andate anche così e che questi racconti non fossero originariamente destinati alle fredde aule scolastiche.

E con questo post direi che i firewall di almeno una buona metà dei miei lettori abituali mi banneranno in saecula saeculorum XD

Autore: IHARA Saikaku (井原西鶴)
Editore: Frassinelli   Anno: 1997 (Edizione originale: 1687)  356 pagg.
Titolo originale: Nanshoku ookagami (男色大鑑)
Traduttore: Andrea Maurizi
ISBN: 978-88-7684-445-4

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2 thoughts on “Il grande specchio dell’omosessualità maschile

  1. — E con questo post direi che i firewall di almeno una buona metà dei miei lettori abituali mi banneranno in saecula saeculorum XD —

    Non i miei! ;D
    Comunque devo dirti che, quando lessi anch’io questo volume per un esame, mi venne inevitabile il confronto colla Grecia classica.
    È anche vero che in quest’ultimo caso il legame tra erastes ed eromenos, quand’anche fisico, aveva un carattere fortemente pedagogico, e soprattutto saldamente inserito nella struttura sociale della polis; insomma, assolveva una sua precisa funzione pubblica (penso ad esempio all’arpaghè cretese: http://it.wikipedia.org/wiki/Pederastia_greca#L.27arpagh.C3.A8_cretese).
    Ora, del libro di Saikaku ricordo assai poco (^^”’), ma mi pare che invece le relazioni nel mondo samuraico o del teatro avessero già carattere più personale e privato, e non sempre in sintonia con la realtà pubblica e sociale… forse in ciò influiva anche la morale dominante del tempo, confuciana e/o pesantemente influenzata dal buddhismo, e dunque, almeno di facciata, nemica delle passioni.
    Altra cosa interessante è notare che in entrambi i casi, sia nella Grecia classica che nel Giappone della dominazione samurai, l’esaltazione normativa dell’omosocialità si accompagnava a un disprezzo e un’esclusione draconiana delle donne dalla vita pubblica e da qualsivoglia forma di autonomia.

  2. — mi pare che invece le relazioni nel mondo samuraico o del teatro avessero già carattere più personale e privato

    Sì, da quel che si può comprendere dal libro di Ihara in merito alle norme sociali implicite del tempo, non si trattava di relazioni alla luce del sole; tuttavia penso che ci fosse una differenza abissale tra le relazioni che si sviluppavano in ambito samuraico e quelle mercenarie dei quartieri del piacere. Sono abbastanza convinta che presso i samurai si sviluppassero a partire dalla relazione senpaikohai e che spesso avessero un forte impatto pedagogico, esplicito o meno (in Maria-sama ga miteru ad esempio la relazione è istituzionalmente pedagogica, ma si tratta pur sempre di un piccolo mondo a sé stante).
    Peraltro nella Grecia antica era pubblicamente riconosciuto il loro valore pedagogico, ma rimane dubbio quanto spesso questo aspetto fosse al centro della relazione. Intendo dire che vista l’età dell’eròmenos, per questi il rapporto non poteva che essere intensamente formativo, ma non si può escludere che l’erastès trascurasse questo aspetto. Insomma: non idealizziamo troppo…

    Comunque, sarebbe interessante leggere qualcosa di serio sull’omosessualità tra i samurai (di serio=che vada al di là del moe per i vari personaggi dello Shinsengumi ^^’ ).

    — l’esaltazione normativa dell’omosocialità si accompagnava a un disprezzo e un’esclusione draconiana delle donne

    Sì, infatti. Secondo me anche nello yuri si riscontra spesso una situazione di chiusura (anche materiale: basti pensare alle scuole femminili) rispetto ai rapporti con l’altro sesso, sui quali aleggia una sorta di svalutazione in quanto perturbatori di una ideale purezza.
    Il maggiore coinvolgimento di una ragazza nel rapporto con un ragazzo più che da quello con la sua oneesan, penso coincidesse con il suo passaggio dall’adolescenza all’età da marito e poi adulta (e pensandoci, ciò si verifica in una fascia sociale e censuale ben precisa).

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