Babayaga

La Babayaga è un’orchessa della tradizione russa. Da piccina la fiaba della Babayaga e di Vassilissa la bella era seconda solamente a quella di "Mamai-senza-dio, cane fetente". Sono stata ben contenta di scoprire che ne esiste una versione illustrata da Rébecca Dautremer.

Babayaga è una bambina bruttarella che viene presa in giro dai compagni di classe per via dell’unico dente che le balla in bocca. Un bel giorno sfoga la frustrazione mangiandosi un cane, e la cosa le va a genio. Quando i suoi vengono a sapere che da grande vuole fare l’orchessa e mangiare bambini, i genitori non trovano di meglio che cacciarla di casa.
Nel fitto del bosco si costruisce una casetta ed apre il ristorantino "Il bambino arrosto", invero non molto frequentato.
Ben conoscendo la sorte riservata ai mocchiosi che si aggirano per quelle lande, la sorella di Babayaga, nel frattempo convenientemente maritata, pensa bene di disfarsi dell’adorabile figliastra mandandola a fare una commissione dalla zia orchessa. Riuscirà la piccola a sfuggire dalle grinfie della Babayaga e ad avere giustizia della perfida matrigna?

Ora, non so voi, ma ci sono almeno due cose che non mi hanno convinta del tutto. Tanto per cominciare il cattivo delle fiabe è così cattivo proprio perché è un’incarnazione irragionevole di un male incombente. Non ha storia e non ha altro movente che la propria intrinseca malvagità. Le Thanh invece racconta l’origine della cattiveria dell’orchessa: aveva subito lo scherno e la discriminazione da parte dei pari, ed i genitori compaiono solo per disconoscerla nel momento in cui manifesta un comportamento deviante, quindi di fatto unendosi al coro di coloro che sin dall’inizio l’avevano rifiutata. Che la povera Babayaga abbia deciso di affogare i propri dispiaceri nel cibo (per quanto umano…), mi sembra comprensibile. Umanizzando Babayaga, Le Thanh corre il rischio di non farla sembrare più poi tanto cattiva, ed il finale in cui la condanna ad una solitudine di cui non si vede la fine suona semplicemente sadico.

Seconda cosa che mi ha perplessa: la casa di Babayaga. La Babayaga si distingue da tutte le altre orchesse per via del particolare supporto su cui si regge il suo abituro: delle zampe di gallina (è cosa arcinota). Sin da piccina me le immaginavo lunghe qualche spanna, giallastre, rugose e repellenti, ma Dautremer ne fa dei trascurabili accessori d’arredo, indiscutibilmente chic. Mmh…

Il libro rimane bellino, le illustrazioni sono splendide, e sarà con grande piacere che percherò altri libri di questi due autori (che sospetto essere marito e moglie) nella sezione ragazzi della biblioteca.
 

Autore: Täi-Marc LE THANH
Illustratrice: Rébecca DAUTREMER
Editore: Donzelli   Anno: 2008 (Edizione originale: 2003)  18 pagg.
Titolo originale: Babayaga
Traduttrice: Alessia Piovanello
ISBN: 978-88-6036-233-9

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