Serpenti e piercing

Serpenti e piercing - www.fazieditore.itLuì (nick ricavato da "Louis Vuitton") è una diciannovenne profondamente annoiata, che si lascia trasportare di giorno in giorno dalla corrente degli eventi. Una sera rimane affascinata dalla lingua biforcuta (nel senso letterale, non metaforico del termine) di Ama, decide di biforcarsi anche la propria.
Il romanzo ripercorre la sua avventura seguendola nell’universo ristretto della vita alcolica nell’appartamento di Ama, del negozio del tatuatore e piercer sadico Shiba, di qualche locale notturno e degli occasionali lavoretti che Luì accetta per ingannare il tempo.
Il tempo passa stancamente, scandito dall’allargamento del piercing nella lingua di Luì, fino al ritrovamento del cadavere seviziato di Ama: l’evento la turba, ma la scoperta dell’identità del colpevole non impedisce di farla ricadere nel solito torpore.

Abbagliati dal successo di Yoshimoto Banana, pare che gli editori nostrani siano stati contagiati dalla smania pubblicatoria di tutto ciò che di variamente scabroso le giovani nipponiche hanno dato alle stampe nell’ultimo decennio. Sakurai Ami, Wataya Risa, Ijima Ai, Matsuura Rieko, Ogawa Yōko… l’elenco è lungo e la prima domanda che sorge spontanea è se ci siano criteri dietro alle scelte editoriali al di là della presenza di episodi di sessualità "deviante" (sado-masochismo, incesto, prostituzione, stupro od una loro combinazione). La sessualità "pericolosa", specie se ha per protagonista delle minorenni, vende e sembra diventato un topos oramai irrinunciabile. Che noia.
Serpenti e piercing non percorre la via dello scandalo fine a se stesso: piuttosto rigira il dito nella piaga dello spleen di Luì, che guarda da spettatrice i propri giorni trascinarsi uno dietro l’altro. Per farlo però non esita a sfruttare il filone, prendendo la scorciatoia del contrasto dell’impassibilità di Luì con l’evento eclatante. Il gioco stanca in fretta, ma l’autrice ha limitato i danni confezionando un librettino breve breve.

«Mi svegliavo la mattina, salutavo Ama e tornavo a dormire. Qualche volta provavo a lavorare, o a fare sesso con Shiba, o a uscire con qualche amica, ma ogni mio singolo atto veniva accompagnato da un sospiro. La sera, quando Ama tornava, si andava a mangiare fuori qualcosa assieme, si beveva, si spilucchiava qualcosa, e poi di nuovo a casa a bere. Un’alcolizzata o poco più.» (pag. 82)

Bah, non è che vi perdiate un granché.

Autrice: KANEHARA Hitomi (金原 ひとみ)
Editore: Fazi Anno: 2005 (edizione originale: 2004) 121 pagg.
Titolo originale: Hebi ni piasu (蛇にピアス)
Traduzione: Alessandro Clementi
Progetto grafico di copertina: Maurizio Ceccato
ISBN:978-88-8112-620-0

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3 thoughts on “Serpenti e piercing

  1. Spunti per l’antropologa in erba: com’è che praticamente tutti questi romanzi giovanil-scandalistici, anche nei loro analoghi italiani (ad es. la Santacroce, o Melissa P.), sono scritti da mani femminili?
    Come verrebbe percepito/accolto un romanzo di questo tono se venisse scritto e pubblicato da un maschio?

  2. il problema è – però – che il genere del libro non dovrebbe determinarne il giudizio.
    il fatto, cioè, che il libro parli d.ii sessualità deviante non implica di per sè che sia un libro bello o brutto.
    secondo me.

  3. @ Yupa:
    Secondo me ha il suo peso il pubblico di riferimento, prevalentemente femminile; tra l'altro tutti i romanzi della famiglia che mi sono capitati sottomano sinora sono scritti in prima persona (magari non c'entra granché, ma notavo….).
    Non mancano casi di autori maschi: penso a Yoshi, l'autore del primo keitai shosetsu (che ha fissato il canone per tutti gli altri a suon di prostituzione minorile, violenza di gruppo e AIDS), oppure a Murakami Ryu le cui opere però sul mercato italiano sono state inserite (e qui ci vorrebbe un'indagine antropologica riflessiva) nella collana erotica Mondadori.

    @Cinas:
    Neanche secondo me. Il problema semmai è un altro. Si sta verificando il medesimo fenomeno con la narrativa vampiresca: non è detto che tutta quella che oggidì vene pubblicata a conati editoriali ininterrotti sia scadente, solo è lecito sospettare che gli editori, nella loro fregola di bei tenebrosi e canini appuntiti, non vadano tanto per il sottile.
    La stessa cosa secondo me è successa con le autrici adolescenti giapponesi: gli editori hanno subodorato un genere che potrebbe tirare e pubblicano qualsiasi cosa prometta un voyerismo orientaleggiante ed urbano (un altro elemento ricorrente di questi romanzi è "la città che non dorme mai"). A prescindere dalla leggibilità del libro.
    A fin dei conti Serpenti e piercing, secondo me, non è affatto tra i peggiori (per dire, Koizora con tutti gli elementi di violenza già citati innestati sul patetismo per la malattia incurabile è abissalmente peggio).

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