Il rogo nel porto

Il rogo nel porto - www.zandonaieditore.itAnticipando il successo di Necropoli, l'editore Zandonai, piccolo ma molto attento alle voci della narrativa di area slava e non solo, sta pubblicando varie opere di Boris Pahor tra cui questa raccolta di racconti. Mi è piaciuta la veste grafica, con la fotografia del mercato di Trieste degli Anni '30 che fa da sfondo a svariate delle storie narrate in copertina, nelle trasognate tonalità del blu; ho anche notato quanto sia liscia la carta e gradevole al tatto.
Temo proprio di essere una mezza (mezza? ^^' ) feticista dei libri…

È mezzogiorno ed al mercato ormai girano per spese solo i ritardatari. Le fruttivendole alzano la voce per sbrigarsi a vendere le giacenze della giornata. È a quest'ora che Branko arriva a dare una mano al padre al banchetto del burro.
Branko non ha alcuna intenzione di fare il burrivendolo in futuro: il suo sogno è diventare capitano di mare. Le sue aspirazioni sono oggetto del sarcasmo del padre Stefan, un uomo iracondo e stizzoso che pare trovare in ogni aspetto della quotidianità motivi di irritazione; Branko infatti non va bene a scuola. O meglio: una volta era bravino, ma da quando i fascisti hanno chiuso le scuole slovene e Branko è stato costretto a frequentare la scuola italiana, il confronto con i bambini per i quali l'italiano non è una seconda lingua è diventato un umiliante stillicidio. Branko e gli altri bambini sloveni vengono bocciati a ripetizione, di fatto respinti da un'istituzione che è incaricata di assimilarli e che allo stesso tempo proprio per questo li discrimina. Branko incespica sulle parole con grande sofferenza, sentendo la sua aspirazione scivolargli dalle mani un giorno dopo l'altro; i rimbrotti del padre per il rendimento scolastico deludente servono solo ad impacciarlo ancora di più.
Pahor però ci fa guardare da vicino Stepan, questo padre bisbetico e con la luna perennemente storta, scorbutico persino con le clienti, e si intravede a poco a poco la ragione di tanta scontrosità: potrebbe forse sopportare di sentirsi derubato della lingua, ma la coscienza che il figlio sia stato derubato del futuro gli avvelena la vita, e questo veleno finisce per riversarsi su tutti coloro che lo circondano – anche nei maldestri tentativi di incoraggiare Branko.

Il naufragio è il titolo di questo racconto, di gran lunga il mio preferito della raccolta, invero un po' diseguale. Si tratta di una lettura che cattura in un labirinto di grumi emotivi, non tutti destinati a soluzione; ma c'è almeno un altro motivo di interesse, se non altro per la sua attualità: le politiche di definzione, creazione ed integrazione dello straniero che spesso si traducono in violenza collettiva sulle minoranze.
Le risate di scherno e gli sfottò di cui Branko è fatto bersaglio da parte dei compagni trovano un corrispettivo (ed quasi un incoraggiamento implicito) nel trattamento sminuente che subisce dal maestro.
Spesso si parla di integrazione, anzi, quando non se ne parla e la si usa come una formula magica, quasi fosse la chiave per risolvere tutte le problematiche che insorgono in seno ad una società cosciente della propria multiculturalità come quella che ci avviamo a diventare. Tuttavia ho l'impressione che sia una parola su cui non si riflette, di cui non si ha voglia, spesse volte, di cogliere anche gli aspetti meno rosei: dietro all'immagine zuccherosa del girotondo multicolore, ci sono anche istanze di dignità, di riconoscimentol, alienazione e molto altro.
Immaginare e cotruire una società sono cose estremamente difficili, ma a volte fare tesoro di qualche esperienza potrebbe essere d'aiuto.

Autore: Boris PAHOR
Editore: Zandonai   Anno: 2008 (Edizione originale: 1959)   224 pagg.
Titolo originale: Kres v pristanu
Traduttori: Mirella Urdih Merkui, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh e Boris Pahor
ISBN: 978-88-95538-11-2

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