L’uomo nel labirinto

L'uomo nel labirinto - www.fazieditore.itVincendo una diffidenza sedimentatasi nel corso di anni e anni, qualche settimana fa mi ero lanciata nella lettura de Le meraviglie del possibile, una (rinomata) antologia di racconti di fantascienza: li avevo trovati ben scritti, intriganti, e soprattutto lontani dagli stereotipi della fantascienza (cito Star Trek e Darkover, tanto per capirci). All'improvviso ho scoperto un campo tutto nuovo da esplorare, attraente come una distesa di neve intonsa che attende solamente delle orme fresche.

Afflitto da un'infermità che proietta su chi gli si avvicina uno spaesante senso di angoscia, reso inabile ad ogni vita sociale, Richard Muller ha preferito allontanarsi dal consorzio umano autoconfinandosi al centro di un labirinto protetto da trappole e marchingegni mortali, su un pianeta lontano. Vi ha vissuto per nove anni dimenticato da tutti (o quasi), fino a quando una minaccia incombente sulla Terra non ha reso la sua particolare facoltà indispensabile per la salvezza del genere umano: una spedizione viene inviata su Lemnos per riportarlo indietro. Il compito però è arduo: negli anni di isolamento Muller ha eretto tra sé e gli altri un muro di rifiuto all'apparenza impenetrabile.
L'interlocutore prescelto è Ned Rawlins, un ragazzo dinoccolato, ambizioso ed un po' ingenuo, nei confronti del quale Muller pare ammorbidirsi, rivedendo il se stesso di un tempo. Inizano caute manovre di avvicinamento, ma Rawlins è combattuto fra la coscienza della propria missione e la crescente compassione nei confronti di quell'uomo, tormentata icona vivente dell'eroe della sua infanzia.

Sono molte le cose che mi hanno colpito di questo romanzo. Innanzitutto la velocità di lettura, dietro alla quale sospetto una notevole facilità di scrittura; le frasi sono pulite, concise, eppure precise: come se fossero state scritte di getto a mente lucida, aderendo ad un porgetto già chiaro.
Cosa scrive Silverberg con tanta apparente facilità? Riprende la trama del Filottete di Sofocle per raccontare alcune cose. C'è la presa di coscienza di un soffocante dolore universale, provocato dal solo fatto di essere al mondo (Muller-Filottete); un giovane sulla soglia della vita adulta che perde l'innocenza entrando in contatto con questo dolore, avviandosi tuttavia ad imboccare la stessa strada battuta da generazioni precedenti (Rawlins-Neottolemo); un uomo che si sta piegando verso la vecchiaia, e che a quel dolore si è immunizzato, anche con cinismo, perché la vita va avanti e continua ad accampare pretese sulle nostre esistenze, e ritiene un lusso illusorio crogiolarsi nella sofferenza lavandosi le mani del resto (Charles Boardman-Odisseo).
Silverberg riesce a raccontare molte cose delineando con pazienza i contorni, ma si accontenta poi di brevi tratteggi ed allusioni per completare la forma: l'immagine che mi ha fatto venire in mente è quella di un'ampolla di vetro, i cui contorni torniti diventano visibili quando vi si versi del vino sanguigno. Probabilmente non sono granché chiara.

«Le pene di Muller non erano esclusivamente sue; quel che offriva era la consapevolezza delle sofferenze che l'universo procurava ai suoi abitanti. Nel momento di massimo contatto, Ned si era sentito come sintonizzato con tutto quanto c'è di negativo nel creato: le occasioni perdute, gli amori non ricambiati, le parole dette d'impulso, le pene sofferte ingiustamente, i desideri, le avidità, le passioni, la lama tagliente dell'invidia, l'acido corrosivo della frustrazione, il morso velenoso del tempo, la morte dei piccoli insetti durante l'inverno, il pianto del creato. Aveva sperimentato la vecchiaia, l'abbandono, l'impotenza, l'ira, la disperazione, la solitudine, lo sgomento, la vergogna e la follia. Era stato un urlo silenzioso di collera cosmica.» (pag. 171)

Mi è venuto fatto di pensare a tante di quelle cose leggendo L'uomo nel labirinto; è un bel romanzo, gli manca qualcosa per renderlo un libro bellissimo, ma mi ha lasciato la voglia di leggere dell'altro.

Autore: Robert SILVERBERG
Editore: Fazi   Anno: 2008 (Edizione originale: 1969)   282 pagg.
Titolo originale: The Man in the Maze
Traduttore: Riccardo Valla
ISBN: 978-88-8112-874-7

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4 thoughts on “L’uomo nel labirinto

  1. che forte, anche io ho letto le meraviglie del possibile (era un'antologia curata da Fruttero e Lucentini, no? o ricordo male) e mi era piaciuto un sacco. 

  2. Sì, i curatori erano proprio loro!Tra l'altro mi pare che per l'epoca si fosse trattato di un'iniziativa editoriale un piuttosto azzardata, vista l'aura "di genere" (ergo non letterario, ergo non "culturale") di cui gode (non sempre immeritatamente) la fantascienza.

  3. Nella letteratura (o nel cinema, anche) di fantascienza, molto spesso c'è più Realtà (realtà dell'Uomo, per esempio), che altrove. E' molto facile e frequente che chi elabora un racconto "nel qui presente mondo", finisce per parlare fin troppo del suo proprio sè. Silverberg ha scritto tante cose buone…

  4. I comi comuni con la maiuscola mi mettono in imbarazzo Però concordo: spesso un'ambientazione non strettamente realistica aiuto l'autore ad andare dritto al sodo delle questioni ed a parlare della vita di tutti i giorni con notevole efficacia.

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