Le notti bianche

Riprendere un libro a distanza di pochi anni a volte fa un effetto strano. Quando lessi per la prima volta Le notti bianche ero reduce da tre monumentali mostri sacri di Dostoevskij, e quel librettino smilzo deve essersi dileguato lasciando un'impressione sbiadita. Però qualche giorno fa, mentre miaccingevo a chiudere i bagagli, la mano è corsa repentinamente a quel libro, su quello scaffale.

Un sognatore lascia che i passi guidino il suo vagabondare in vie e viuzze della città al crepuscolo. Non sappiamo quasi nulla di lui, se non che è giovane e vive solo, privo di famiglia od amici. Allo stesso tempo però sappiamo molto: Dostoevskij ci dischiude il suo mondo interiore, intessuto dalle suggestioni di atmosfere e colori, che scorge vita e storie anche laddove altri non vedono che un vecchio muro scrostato, un vaso sbeccato, una casa da ritinteggiare. Il nostro sognatore vive in una dimensione immaginifica, priva di luci troppo intense e di spigoli troppo vivi, che lo distaccano dal tran-tran quotidiano in cui pare ingabbiata la mente degli altri uomini. Questa lo salva, ma al contempo lo condanna ad una profonda solitudine.
Finché una sera conosce una ragazza: la vede soffocare i singhiozzi, lo sguardo umido perso nelle acque di un canale. Toccato dal suo contegno fragile e privo di affettazione, si offre di scortarla fino a casa; nel breve spazio della passeggiata, i due si scambiano parole vibranti e sincere, ed il nostro sognatore sente subito di aver trovato l'anima affine a lungo agognata.
Si incontrano ancora nelle notti successive, sempre sulla stessa panchina presso il canale della prima sera; si raccontano le proprie vite, di come l'immaginazione li abbia soccorsi quando la vita sembrava troppo pesante, trasportandoli in luoghi fantastici e lontani, o svelando la magia invisibile di luoghi familiari ed oggetti inanimati. Il nostro sognatore si innamora di Nasten'ka di un amore pudico ed intenso; le prime luci del mattino, però, minacciano la fine dell'ennesimo sogno evanescente: quello di un futuro insieme.

Come mi ha colpita, questo racconto, a distanza di cinque anni! Eppure non è passato poi tanto tempo…
Il nostro sognatore ha un ricchissimo mondo interiore che gli consente di non soccombere al grigiore impiegatizio; allo stesso tempo però questo ritiro ne ha fatto un inetto sociale, quasi un recluso. Guarda la gente dall'esterno ma finisce per ritrarsi impacciato e deluso. Sembra suggerire che benché l'uomo sia chiamato un "animale sociale", socializzare in realtà è un'attività che va imparata al pari delle altre. Lungi dall'essere "naturale", aspettative e convenzioni stringenti fanno sì che comporti una performance piuttosto impegnativa; per coloro che non si sono scaltriti praticandola, una fatica immane, quando non un ostacolo insormontabile. Il nostro sognatore è impigliato in questo dilemma.
Dostoevskij tocca le vicende dei due ragazzi con una scrittura suggestiva ma delicata, concedendo ampio spazio ai loro dialoghi notturni.

Ma una cosa, molto più piccola e marginale, mi rende questo librettino particolarmente caro: quando arriva l'ultima aurora e la gioia del nostro, a malapena accarezzata, rishcia di svaporare, Dostoevskij non lo fa annegare nel rimpianto; gli concede invece di abbracciare quella gioia, ancorché effimera, poiché è stata, e di continuare a pensare a Nasten'ka con gratitudine.
Una riscoperta di cui sono felicissima.

Autore: Fëdor Mihajlovič DOSTOEVSKIJ (Фёдор Михайлович Достоевский)
Editore: Einaudi   Anno: 1991 (Edizione originale: 1848)   71 pagg.
Titolo originale: Belye Noči (Белые ночи)
Traduttrice: Vittoria De Gavardo
ISBN: 978-88-06-59968-3

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2 thoughts on “Le notti bianche

  1. ^___^Una delle cose che mi sono venute in mente leggendolo è che oggi uno come il sognatore sarebbe presentato attraverso le lenti della psichiatria, mentre per Dostoevskij è solo un ragazzo che getta su una realtà agli occhi dei più brutta uno sguardo sognante ed estetizzante.Pensavo che forse, se il suo approcio diventasse maggioritario, sarebbero quelli che dichiarano di guardare la realtà oggettivamente a passare per matti.

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