Un incantevole aprile

Un incantevole aprile - www.bollatiboringhieri.itSfida delle stagioni, Primavera-Estate (150x148)

Dopo uno stagnante impigrimento per colpa del quale ho ignominiosamente trascurato il gioco delle letture in tema stagionale, mi sono finalmente impegnata a riprendere e per questa Primavera mi sono concessa un breve romanzo traboccante di fiori e profumi, tenuto da parte apposta per l'occasione.

Quattro signore diversamente infelici decidono di concedersi una vacanza e lasciano l'uggiosa Londra marzolina alla volta di un maniero italiano immerso in un tripudio di petali colorati, con vista sul golfo spezzino.

Grazie allo stacco dalla quotidianità che ormai davano per scontata, tutte e quattro avranno tempo e spazio per riflettere sul senso delle proprie vite, sulla felicità, sull'amore, e di stringere un'amicizia indissolubile.

Iniziato come una storia deliziosa, in cui la scoperta di sé si intreccia a quella dell'amicizia, e le descrizioni dei paesaggi interiori a quelle della primavera che fiorisce, a poco a poco Un incantevole aprile scivola verso una ricerca del lieto fine simmetrico (tutte eleggono un'amica del cuore, tutte trovano o ritrovano l'amore), quasi una ricetta della felicità fac simile. Per questo man mano che procedevo con la lettura mi sono sentita meno entusiasta, fino alla conclusione che mi è sembrata un po' sbrigativa.
Ad un certo punto del libro una delle quattro riflette sulla bontà dello zucchero, e sul fatto che mangiarlo in continuazione ne rovinerà irrimediabilmente il sapore. Forse l'autrice avrebbe dovuto seguire il suo stesso consiglio.
Non si può però negare la presenza di tocchi realmente pregevoli: ad esempio,  il trasparire in sottofondo degli anni Venti, con la loro instabilità e l'aggrapparsi della buona borghesia alle abitudini, nella convinzione che sia loro il merito di averla traghettata sana e salva fuori dalla buriana della guerra. Solo un lieve accenno, sullo sfondo, nascosto dalle fronde lussureggianti e dai grappoli di fiori odorosi del castello di San Salvatore.

Ho sentito accostare Elizabeth von Arnim a Jane Austen, ma quest'ultima lavora di cesello molto più finemente, e con un'ironia più sottilmente perfida della prima; l'attenzione ai vissuti ed alle piccole cose invece mi ha ricordato Alice Munro, sebbene quest'ultima lasci emergere il racconto con apparente spontaneità, mentre von Arnim non nasconde di tenere la barra del timone. In definitiva mi ha incuriosita, e dal momento che ha scritto moltissimo e che Bollati Boringhieri sta poco alla volta pubblicando tutto quanto, non è improbabile che prima o poi mi conceda qualcos'altro.

«"In vita tua, sei mai stata così felice?" chiese Mrs Wilkins, prendendola per un braccio.
"No", disse Mrs Arbuthnot. Non lo era mai stata, proprio mai, neppure nei suoi primi tempi dell'amore con Frederick. Perché quella felicità era sempre stata minacciata dal dolore, pronto a torturarla con i dubbi, persino col suo troppo amore; mentre questa era autentica felicità, armonia completa con la natura circostante, la felicità che non ha bisogno di nulla, che semplicemente accetta, respira, esiste.» (pag. 61)

Autore: Elizabeth VON ARNIM (Pseudonimo di Mary Annette BEAUCHAMP)
Editore: Bollati Boringhieri   Anno: 1993 (Edizione originale: 1922)   234 pagg.
Titolo originale: The Enchanted April
Traduttrice: Luisa Balacco
ISBN: 978-88-33-90791-8

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