Moby Dick /1

Moby Dick - www.anobii.comMoby Dick, nella versione un po' raffazzonata in tre volumetti azzurrini de L'Unità, è rimasto per mesi sul mio comodino con un'aria di rimprovero, un memento legere ignorato con appena un'ombra di senso di colpa. Per spronarmi un po' ho pensato bene di cercarne una copia in inglese… e, manco a farlo apposta, mi sono imbattuta in una edizione della Everyman's Library (fino a prova contraria tra le più eleganti di questo angolo di galassia) in offerta speciale. In offerta speciale! Potevo resistere?

La storia ci viene raccontata da un misterioso narratore di cui conosciamo unicamente il nome: Ishmael. Sta pensando di mettersi per mare per sfuggire ad una sorta di spleen quando conosce Queequeg, arpioniere proveniente da un'isola dei Mari del Sud, anch'egli in cerca di ingaggio. Stringono un'amicizia insolita e tenera ed insieme si imbrarcano sul Pequod, una baleniera alla rada di Nantucket che si appresta a salpare di lì a pochi giorni. Per Ishmael, che aveva navigato solamente con la marina mercantile, non sono poche le cose che hanno un sapore di novità: dalla composizione multietnica dell'equipaggio (ufficiali WASP al 100% esclusi) alla scioccante prima discesa su una lancia per dare la caccia alla balena armati solo di cime, arpioni e lame.
Il Capitano del Pequod, Ahab, è un personaggio ombroso, quasi anziano, inavvicinabile, dall'incedere lievemente claudicante sulla sua gamba d'avorio. Preso da poco il mare aperto, Ahab annuncia all'equipaggio che il vero obiettivo della spedizione del Pequod non è altra balena che Moby Dick, il capodoglio albino sfuggito innumerevoli volte alla cattura ed autore della perdita della sua gamba.
L'ossessione di Ahab mena il Pequod per oceani e mari, alla ricerca di indizi della sua presenza. Questo peregrinare errabondo però ci è narrato attraverso gli occhi di Ishmael, il quale approfitta di ogni minimo evento per parlare al lettore di qualche aspetto della caccia alla balena: si va dalla tassonomia dei cetacei cacciati agli attrezzi usati per catturarli, dalle teorie sui loro spostamenti alla disamina dell'ossatura delle pinne, dalle occupazioni dei marinai durante i periodi di calma, senza nemmeno uno spruzzo in vista, al potere terrifico dell'albinismo, dagli interrogativi sul rischio di estinzione delle specie cacciate all'ammirazione dei movimenti fluidi ed eleganti delle code delle balene.
Moby Dick, come un fantasma, ingombra buona parte del romanzo unicamente con la sua assenza: solo nelle ultime pagine, preceduto dai segni premonitori di sogni, relitti e resoconti di naufragi, il capodoglio bianco viene infine avvistato dal Pequod. Per due giorni Moby Dick si limita a sfuggire alla cattura frantumando le lance su cui i marinai sono tanto temerari da avvicinarlo; il terzo giorno sperona il Pequod, che affonda sotto gli occhi del Capitano. Ahab lo arpiona con la forza della disperazione e viene trascinato dal gigantesco Leviatano negli abissi, per non riemergere più.
L'unico a salvarsi è proprio Ishmael, che ci racconta la vicenda.

Dando una sbirciata ai commenti di altri lettori, l'opionione più diffusa pareva essere del tipo: "Sarebbe anche un bel romanzo, ma quante inutili digressioni!". Un fastidio così diffuso mi ha incuriosita, tantopiù che non ho risentito minimamente del digredire che Melville si concede spesso e volentieri; anzi, ho accusato maggiore fatica nelle scene d'azione, al di là della maggiore osticità linguistica (sfido chiunque a godere della vividezza di una scena quando il testo è infarcito di espressioni enigmatiche quali "terzuolare il parrocchetto", perdipiù in inglese ).
Mi sono chiesta se ci fosse una ragione, ed ho formulato una teoria.
 

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2 thoughts on “Moby Dick /1

  1. A me era piaciuto tantissimo.Solo che lo lessi alle elementari, completamente digiuna di inglese, non hai idea della fatica che feci per riuscire a pronunciare quel maledetto Queequeg!Probabilmente dovrei rileggerlo ora che sono adulta, ne capirei anche molto di più.Bella recensione!

  2. Penso già che mi piacerebbe rileggerlo… chissà quando però!Tra l'altro spulciando qua e là ho scoperto che Moby Dick segnò la fine della carriera letteraria di Melville. L'insuccesso fu tale da farlo considerare uno scrittore fallito, e dovette andare a lavorare come impiegato di dogana. Tutto quello che scrisse in seguito lo fece nel tempo libero, pubblicando presso piccoli editori.

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