Moby Dick /2

(segue dalla prima parte)

Moby Dick in trenoI mari di Melville emergono come regno incontrastato della natura sui quali l'uomo non è che un ospite incapace di estendervi il proprio dominio. La nave che salpa non trasporta pionieri in terreni vergini da colonizzare; piuttosto rescinde il legame tra la civiltà di terra e l'equipaggio, lasciato in balìa di un elemento alieno dotato di impeto che non si lascia imbrigliare né addomesticare.
Moby Dick è una sorta di incarnazione di ciò che in natura c'è di smisurato, incontrollabile e potenzialmente ostile.

Secondo me i due personaggi principali di Moby Dick non siano Ahab ed il capodoglio, bensì Ahab ed Ishmael: proprio come in Cuore di tenebra il Congo è l'ambiente, mentre i protagonisti sono Kurtz e Marlowe. E, proprio come questi ultimi, la loro differenza si misura nel loro rapporto col Leviatano.
Ahab è sopravvissuto ad uno scontro con Moby Dick ed ha fatto della cattura del mostro la sua ragione di vita. L'incontro con l'oscura potenza del cetaceo ha acceso in lui sete di conquista, desiderio di abbatterlo in singolar tenzone.
La sua è un'ossessione, una monomania che lo possiede al punto da fargli perdere alcuni tratti umani: Ahab non mangia, Ahab non dorme, Ahab rifiuta il consorzio umano. È come se la sfida all'ultraumano richiedesse il sacrificio di un pezzo della propria umanità in cambio di un soffio dello spirito demoniaco affine a quello del nemico; non a caso Ahab ha rimpiazzato con una gamba d'avorio di capodoglio quella divorata dal cetaceo. mi ha fatto pensare ad un pegno che suggella il legame fra i due.
Dopo l'incontro con il Leviatano, Ahab è divorato dalla brama di dargli l'assalto, anche se ciò dovesse comportare la sua trasformazione in Leviatano.

Ishmael è diverso. In lui non c'è volontà di potenza e l'incontro con l'ignoto, l'immenso, l'incontrollabile suscita in lui solo meraviglia. Ishmael è un bambino che batte le mani estasiato alla vista della capriola di un delfino. Le sue numerose digressioni sono il riflesso di questo sbigottimento stregato, convogliato poi in un interesse sconfinato. Delle balene Ishmael vuole conoscere tutto: di cosa si nutrono, che forma abbia il loro scheletro, come si muovano in acqua, come vengano cacciate.
Ishmael ha visto il Leviatano e ne è rimasto folgorato.

La mia teoria è che ci siano i lettori-Ishmael ed i lettori-Ahab:chi simpatizza con quest'ultimo smanierà per conoscere l'esito della sfida con mostro e troverà pesanti ed inutili le divagazioni di Ishmael sul mondo dei cetacei; se ci si lascia prendere la mano da Ishmael, invece, sarà piacevole lasciarsi pervadere dal suo animo contemplativo, grondante di meraviglia e riverenza, che non sta nella pelle dal desiderio di renderci partecipi di tanto cetaceo splendore, mentre l'inseguimento sconssiderato di Ahab rimane sullo sfondo, quasi come un pretesto.
Mi pare chiaro di essere più una lettrice-Ishmael…
Anche se, nel caso in cui Melville abbia veramente intrecciato due libri in uno, devo confessare di essermeli goduta entrambi.

Titolo completo: Moby Dick: Or, the White Whale
Autore: Herman MELVILLE
Editore: Everyman's Library (Random House)  Anno: 1991 (Edizione originale: 1853) 593 pgg
Traduzione del titolo: Moby Dick; o la Balena Bianca
ISBN: 978-1-85715-040-7

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3 thoughts on “Moby Dick /2

  1. A suo modo, l'enciclopedismo baleniero-marinaresco di Ishamel (e ancor più di Melville) non è anch'esso una forma di ossessione, per quanto di segno diverso da quella di Ahab?Riesco a immaginare come certi critici vedrebbero, nell'ipertrofia catalogica che tanta parte compone di Moby Dick, ci vedrebbero la tendenza alla sistematizzazione, all'analisi, alla categorizzazione, la tendenza della mente a ritagliare e scomporre la realtà in caselle da dominare intellettualmente.Alcuni parlerebbero della tensione del Soggetto a dominare razionalmente la realtà, riconducendola alla modernità, o a quella fantomatica entità chiamata "Occidente", o alla nascita, tutta ottocentesca, delle scienze sperimentali specialistiche e autonome, infine svincolate dall'onnicomprensività della Filosofia e avviate a catalogare il mondo per farne oggetto smontabile e rimontabile.Non dico che io sarei d'accordo con letture di tal sorta, ma riesco a vedere come sarebbero facimente possibili.Piuttosto sarebbe interessante chiedersi quanto vi sia, in Ahab, della volontà ottocentesca o moderna di sottomettere la Natura o quanto non, piuttosto, un che di irrazionale, di inspiegabile, di profondamente primordiale.Ahab, a differenza degli altri capitani suoi colleghi, non caccia le balene per smontarle e farne oggetti di mercato o voci di bilancio; Ahab caccia una sola balena, immane e mostruosa, quasi irreale, forse senza sapere nemmeno lui il motivo, forse cacciando, in Moby Dick, qualche parte oscura di se stesso.

  2. non è anch'esso una forma di ossessioneProbabilmente sì, però senza derive demoniache. O forse lo stesso Ishmael è impazzito e non ci racconta di avere l'abitudine di girare per Nantucket travestito da balena?!? XDMi piace immaginare che abbia narrare la storia di Moby Dick lo abbia svuotato, e che questo svuotamento fosse un risultato sperato. Me lo immagino io, eh.Alcuni parlerebbero della tensione del Soggetto a dominare […] entità chiamata "Occidente" […] onnicomprensività della Filosofia(Risposta seria o quasi:) Mah, secondo me nei libri si finisce un po' per vedere ciò che si ha voglia di vedere. E' il concetto di base di questo blog ^^'quanto vi sia, in Ahab, della volontà ottocentesca o moderna di sottomettere la Natura o quanto non, piuttosto, un che di irrazionalePersonalmente non vedo contraddizione fra le due cose: quanto nella smania ottocentesca di calcolare, costruire, controllare era frutto della razionalità? (Nota a margine: ho delle riserve, ancora da definire, sulla sedicente razionalità moderna occidentale) Quanto c'è di razionale nell'entusiasmo che coglie il ricercatore di microbiologia alla scoperta dei segreti l'intima struttura del DNA, e nella vertigine della possibilità di potervi intervenire?Secondo me gli altri capitani nonché l'equipaggio stesso del Pequod si danno alla balenieria perché tengono famiglia, mentre Ahab si getta nel vortice della propria esaltazione febbrile fino a perdervi se stesso, ad obliare tutto il resto, ad essere posseduto da una sorta di delirio.

  3. — quanto nella smania ottocentesca di calcolare, costruire, controllare era frutto della razionalità? […] Quanto c'è di razionale nell'entusiasmo che coglie il ricercatore di microbiologia alla scoperta dei segreti l'intima struttura del DNA, e nella vertigine della possibilità di potervi intervenire? –Non sono razionali le motivazioni dei singoli che agiscono, ma sono razionali gli effetti che producono sui gruppi, e le modalità in cui le motivazioni vengono gestite.Si può lavorare con le stesse motivazioni e sensazioni irrazionali sia nella bottega dell'artigiano (come garzone che come maestro) che nella fabbrica (come imprenditore e come operaio).Ma tra il lavoro come apprendista artigiano e quello in catena di montaggio c'è una differenza abissale.Anch'io sono assai scettico di fronte discorsi sulla "razionalità dell'Occidente", ma mi sembra palese che, da un tot di tempo a questa parte, a partire dai paesi della Rivoluzione Industriale e poi negli altri, ci sia stata una certa tendenza, nel funzionamento della società, a incasellare l'attività e le vite degli individui in sistemi rigidi, vincolanti e standardizzati, dalla scuola, alla fabbrica e altre istituzioni collettive.Una tendenza che, poi, preferisco ricondurre alle mutate condizioni economiche e tecnologiche, e non certo a qualche presunto "Destino dell'Uomo Occidentale".Ma tutto questo mi sembra ci porti assai lontani da Moby Dick

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