L’ermeneutica del soggetto

L'ermeneutica del soggetto - www.anobii.comNon ricordo neanche più quanti mesi sia rimasto sulla mia scrivania, in vigile attesa del proprio momento. Finalmente, alla vigilia del viaggio in Giappone, ha trovato posto in valigia, al fianco di Olive Kitteridge, de L'isola di Arturo e della guida della Lonely Planet sulla quale, in un'altra occasione, ci sarebbe molto da dire.
Al termine delle giornate di vagabondamenti e studio, qualche pagina di Foucault mi  riportavano al di qua del continenete asiatico, fornendomi ottimo cibo per lamente. Slurp :9

Foucault introduce una discontinuità inedita, o non sufficientemente tematizzata in precedenza, tra pensiero antico e modernità (si generalizza e si parla sempre di tendenze, non di caratteristiche inerenti all'epoca od alla "cultura", come dimostrano svariati non trasucrabili autori che costituiscono eccezioni) nell'ambito dell'indagine sulla realtà. Mentre il pensiero moderno, personificato da Descartes, sosteneva che il soggetto, dotato del ben dell'intelletto, fosse adeguatamente attrezzato per la ricerca della verità sul mondo (non a caso proprio in quella temperie era nata la Nuova Scienza), il pensiero antico avrebbe visto nel soggetto stesso gli ostacoli sulla strada per il conseguimento della verità ultima. Diversamente dai moderni, tesi verso la costruzione di un sapere oggettivo, progressivo e razionale intorno al mondo fisico, i filosofi dell'antichità greca, ellenistica e romana avrebbero coltivato spaeri e pratiche volti all'introspezione, all'autodisciplinamento ed alla costruzione della soggettività come dimensione etica.
Tutti questi saperi e pratiche, denominati collettivamente "cura di sé" (ἐπιμέλεια εἰς ἑαυτοῦ) costituiscono l'argomento del corso di Foucault, che ne ripercorre diverse declinazioni partendo da Platone per arrivare alle scuole filosofiche di età ellenistica e romana (cinismo, epicureismo, stoicismo soprattutto).

Una delle prime cose che colpisce è lo sforzo compiuto da Foucault: il lavoro col quale non pochi docenti nostrani giustificherebbero la cattedra e l'intera carriera, dal Nostro viene impiegato per la preparazione di un solo corso (che non avrebbe potuto riciclare ad libitum, NB). Il testo è gremito di citazioni e di riferimenti che testimoniano la meticolosità della ricerca; d'altra parte, la lettura ed il commento di questa mole considerevole di testi a volte rallenta ed appesantisce la lettura fin quasi a diventare un elemento di disturbo, una distrazione dal filo principale del discorso che rimane spesso sullo sfondo.
Sono rimasta molto colpita anche dalle domande degli studenti: innanzitutto perché sono pochissime (mi chiedo se in fase di editing siano state sfrondate  via), e poi perché le trovavo difficili già da capire ("operatori lacaniani"? ^^' ). Man mano che leggevo andava formandosi nella mia mente tutt'altro tipo di domanda: "prof, perché ha scelto questo argomento?". Il nome di Foucault è associato agli studi su prigioni e manicomi, sulle dinamiche di un potere che plasma a propria immagine la soggettività di coloro sul quale viene esercitiato. Come conciliare questa attenzione con un corso sugli esercizi spirituali per giovani alessandrini?
Pare che Foucault avesse iniziato ad occuparsi – ed è qui a mio parere il nucleo ardente di tutta la trattazione – di modi in cui il soggetto, lungi dall'essere una inerte palla di das in mano a qualche istituzione, modelli attivamente se stesso ed i modi del proprio accesso cognitivo ed etico ala realtà.
Certo, la cura di sé in antichità era una pratica riservata ad una esigua fascia di privilegiatim che ne avevano i mezzi e l'inclinazione, e sono portata a credere che lo sarebbe ancora, se riproposta oggi. Rimane però, credo, un tipo di resistenza possibile, uno spazio di autonomia dell'interiorità che vale la pena di esplorare, e di rivendicare.

Sarebbero moltissime le cose da aggiungere, ma se volessi dar voce a tutte dovrei aprire un blog dedicato. Nel corso della lettura ho tappezzato le pagine del libro di post-it su cui appuntavo tutto ciò che non mi convinceva nelle spiegazioni ed interpretazioni di Foucault, ma anche le conferme trovate altrove, ed i punti di particolare interesse. Si è trattato di una lettura dialogica impegnativa, ma anche gratificante.

La cura del libro è ottima, e ci mancherebbe altro, visto il prezzo di copertina esorbitante (45 €): dicevo, della vocazione elitaria…?

Titolo completo: L'ermeneutica del soggetto. Corso al Collège de France (1981-1982)
Autore: Michel FOUCAULT
Editore: Feltrinelli   Anno: 2003   (Edizione originale: 2001)   589 pagg.
Titolo originale: L'Herméneutique du sujet. Cours au Collège de France 1981-1982
Traduttore: Mauro Bertani
ISBN: 978-88-07-10352-0

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6 thoughts on “L’ermeneutica del soggetto

  1. Ma in parte una cultura della "cura di sé" esiste anche oggi, ed è quella commercializzata dai tanti libri di self-help, auto-training, manuali per l'autostima e via dicendo che hanno avuto tanta fortuna soprattutto negli Stati Uniti.È una cultura molto commercializzata, non certamente elitaria, e più che offrire una resistenza nel senso di possibilità di costruire una propria diversità rispetto alle pressioni collettive, cercano di insegnare una resistenza che permette di adattarsi e sopravvivere in realtà sociali aziendalistiche e fortemente competitive.Magari qualcuno dirà che questa forma odierna di "cura di sé", commerciale e funzionale alla società, sia spuria e degradata rispetto alla vera cura di sé dei tempi antichi, in cui la filosofia indirizzava al bello e al bene. Ma qui potremmo chiederci se non agisca una visione assai idealizzata della filosofia antica che, secondo me, proprio questo libro di Foucault permette di correggere: ai tempi di Epitteto e soci, per quanto elitaria, la filosofia era soprattutto un mestiere volto a insegnare come sopravvivere mentalmente intatti nei tempi tormentati dell'Ellenismo.Piuttosto è interessante notare come, al giorno d'oggi, le elité intellettuali nutrano un gran sospetto (almeno, a me pare sia così) verso eventuai forme attuali di "cura di sé", bollandole appunto come modaiole, commerciali, o come "misticismi orientali" privi di rigore, o magari porta d'ingresso verso sette pronte a lavarti il cervello.Mi sembra che l'intellettualità odierna sia ancora addentro quell'ottica "moderna" definita da Foucault, secondo cui il soggetto è qualcosa di intatto e intoccabile rispetto agli oggetti che tratta, e che anzi sia qualcosa su cui non sia possibile ma nemmeno accettabile pensare di intervenire.

  2. Penso anch'io che la "cura di sé" viva e lotti insieme a noi ancor oggi, magari sotto nuove forme rispetto a quelle ellenistiche ormai nobilitate dalla patina dei secoli. Mi chiedo se anche ai tempi le scuole filosofiche ellenistiche non venissero tacciate di ciarlataneria; senza dubbio ce n'erano di chiuse e verticistiche, guardate con sospetto, mentre in svariate complementare alla pratica speculativa od introspettiva era la partecipazione a culti da iniziati.

    Operare sul soggetto al fine di modificarne l'approccio alla realtà è tornata ad essere un'opzione piuttosto in auge anche negli ambienti filosofici blasonati; se si solleva ancora il sopracciglio nei confronti di discipline quali il couselling filosofico, non si disdegna di attaccare la scienza in quanto incapace di dare tutte le risposte  (una scoperta dell'acqua calda degna quasi di un Ignobel, spesso servita al pubblico con atteggiamenti da prestesi rivoluzionari) in virtù dei suoi limiti strutturali, fra cui anche la pretesa di una osservazione clinica, in cui osservatore ed oggetto non esercitano influenze reciproche.D'altra parte, non siamo ormai in una fase di post-modernità?

    Sebbene meno "nobile", penso che anche la cultura del self-help americana risponda alle medesime esigenze, rivolgendosi ad un tipo di ricettori diversi (le immagini che mi vengono sempre in mente sono quelle del manager di se stesso che segue i "10 gradini per arrivare al successo", oppure un gruppo di fricchettoni californiani – sono sempre californiani – che si appoggiano una piramide di cristallo sulla fronte per raccogliere le energie; si tratta di caricature, ma non prive di una loro sostanza, credo).Sono d'accordo sul tentare di evitare attegiamenti snobistici che potrebbero rendere ciechi alle analogie, ma qualche criterio andrà adottato per operare distinzioni fra Epitteto, i gruppi di auto-aiuto ed il Mago do Nascimiento. Sempre che si concordi che ce ne siano

  3. Tamaaaaaa!!! non mi sono dimenticata che oggi è il tuo compleanno, solo che a causa del fuso orario ti faccio gli auguri più tardi di quanto avrei voluto.Come stai? mi dispiace non essermi fatta viva per tanto tempo; è stato – ed è tuttore – un periodo piuttosto agitato e soprattutto parecchio stressante per via dello studio. Un giorno prometto di scriverti una bella mail :-)ora sono a cambridge massachusetts a far finta per un mese di essere una studentessa di harvard. l'accoglienza è stata così ospitale che a volte… finisco per crederci pure io ;-)in attesa di farmi viva meglio ti mando un abbraccio forte e un augurio per tutto quello che stai facendo. ah! mi devi raccontare del giappone, eh… baci!Pip

  4. Pippina Ph.D!! Ho tenuto da parte la cartolina kyotoita che avrei voluto mandarti, se solo avessi saputo dove! Ormai bisogna acchiapparti mentre sei nel continente più vicino… Bene bene bene, fammi sapere non appena sarai a distanza acchiappabile, perché una bella cenetta con contorno di chiacchiere non ce la toglie nessuno :)Se fossi in te approfitterei del soggiorno ammerregàno per correre a scampagnare a Concord, MA ma chissà se ne avrai il tempo…P.S. Se mentre sei ad Harvard dovessi incrociare il prof. Chierchia (Professor of Linguistics), per favore salutamelo tantissimo ^.^/

  5. Consiglio egoistico devi recensire più roba filosofica di tanto in tanto, intuisco, nonostante il tuo mantenerti molto " abbottonata" che hai una buona propensione alla speculazione e alla critica rendicene partecipe ( sarei curioso sopratutto delle tue obiezioni )
    ancora Saluti
    Ps Auguri

  6. Mak: sono PIGRA! Ho tanti di quei libri acquistati sull'onda dell'euforia mentre studiavo ancora filosofia, ma vanno anche letti…
    Medito di leggerli tutti, prima o poi. Sta vincendo il poi.

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