Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /2

Il pilota di Hiroshima - www.anobii.comFinalmente trovo il tempo di diffondermi un po' su questo interessante volumetto, scoperto quasi per caso nel corso di una pigra ricerca bibliografica sugli effetti del bombardamento atomico del Giappone. Si tratta di un argomento che mi interessa molto, ed ancora di più in seguito alla visita del Museo della Bomba di Hiroshima ed agli scambi di idee in materia con alcuni conoscenti giapponesi.

Günther Anders è stato un filosofo e sociologo un po' particolare, visto che non ebbe mai una cattedra e fece conoscere le proprie idee soprattutto con un'intensa attività pubblicistica e la partecipazione a movimenti d'opinione quali quello pacifista e contro la corsa agli armamenti atomici.
Claude Eatherly invece era un normale ragazzo della provincia americana a cui toccò in sorte di far parte dell'equipaggio cui fu assegnata la missione di sganciare la prima bomba atomica all'uranio sulla città di Hiroshima, il 6 agosto 1945. Dieci anni più tardi, tormantato dal senso di colpa e dalla sua incongruenza con il trattamento da eroe di guerra ricevuto in patria, Eatherly cercò di attirarsi la riprovazione popolare commettendo qualche maldestrissima rapina, nella speranza di trovare sollievo proprio nel biasimo, ma ottenne solamente di essere impacchettato e spedito in un'ospedale psichiatrico militare dall'Esercito, desideroso di tacitare l'intera vicenda.
Le strade dei due si incrociarono quando Andersi scrisse ad Eatherly e questi rispose, iniiando una corrispondenza piuttosto fitta, pubblicata già all'epoca (su iniziativa di entrambi) in questo volume.

Il problema etico di Eatherly nasce dalla coscienza di essere materialmente repsonsabile di un atto alla cui decisione non aveva avuto parte alcuna, e le cui (tragiche) conseguenze non aveva potuto prevedere. Non si era trovato nelle condizioni di compiere una scelta consapevole.
Anders scrive ad Eatherly riconoscendo sin da principio la matrice etica, e non psichiatrica della sua impasse; secondo Anders con la costruzione di ordigni ad altissimo potenziale, quali la bomba atomica o la bomba H, la tecnica ha raggiunto livelli di distruttività tali da derubare l'uomo della sua capacità di immaginarne le conseguenze. Inoltre, a cuasa della tecnica, persino l'operatore si scopre incapace di intervenire su un processo avviato o di calcolarne le ricadute. La tesi di Anders è suggestiva: quella tella téchne fredda e disumanizzante come marca "della nostra epoca" è un'idea, o quasi ormai uno slogan, che ha fatto strada con parecchia fortuna. Devo confessare però di non esserne troppo convinta.

Già nell'Ottocento, Balzac scriveva che la trasformazione di un atto in una procedura burocratica e parcellizzata consentiva la deresponsabilizzazione di ciscuno di coloro che vi prendeva parte.
Non mi risulta che molti piloti che riversarono tonnellate di ordigni incendiari su Tokyo, Dresda e tutte le altre città, pur essendo materialmente e direttamente responsabili della morte di un numero di persone superiori alle vittime di Hiroshima e Nagasaki, si siano considerati in seguito degli assassini: si era in guerra, obbedivano a degli ordini, insomma agivano in risposta ad un'istanza superiore che dirigeva e giustificava le loro azioni.
La fondamentale discontinuità introdotta dalla bomba atomica secondo me è la sproporzione fra i suoi effetti (già all'epoca si parlava di annichilimento della specie umana dal pianeta) e l'istanza superiore rappresentata dall'esercito, dallo stato di guerra, od -in seguito- dalla contrapposizione ideologica. Quando si maneggia un oggetto del genere, si ha poi il diritto di declinare ogni responsabilità? Ha senso invocare gli ordini ricevuti a fronte dell'entità delle devastazioni? Non c'è una stridente differenza di peso?
Secondo me il problema di Eatherly potrebbe essere nato dal cortocircuito fra il carattere inaudito del gesto compiuto e la parcellizzazione deresponsabilizzante del contesto in cui quel gesto era inserito. Eatherly si è trovato all'imporvviso a guardare al proprio gesto fuori contesto, e non è più risucito a vivere una vita serena.

Anders prefigurava l'avvento di una sorta di Uomo Nuovo dell'Era Atomica, tutto teso al controllo del mostro che dorme, ma in realtà, a cinquant'anni di distanza, nessuno di noi passa più notti insonni per via degli arsenali atomici oggi esistenti, di gran lunga superiori a quelli degli anni '50 in termini di quantitativi e potenziale distruttivo, senza dimenticare che sono in mano anche a parecchia gente poco raccomandabile. Si può dire allora che il problema risiedesse nella tecnica di per sé? O piuttosto nel modo in cui le comunità si sono organizzate per usufruirne, ed hanno poi rappresentato vari risvolti esistenziali ed etici delle possibilità che si aprivano?

In realtà c'è un aspetto della corrispondenza di Anders ed Eatherly che mi ha fatto sì venire i brividi giù per la schiena.

(continua…)

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One thought on “Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /2

  1. Peccasto che nessuno degli aerei che "sganciano" scie chimiche si sia anc ora pentito, ne avremmo proprio bisogno, e magari vuotassero il sacco finalmente

    per  info sulle maledette scie che ormai rubano il sole e hanno preso il posto delle nuvole basta osservare continuament eil cielo, ogni 15 minuti per due settimane, oppure guardare il dossier sul mio sito

    ciao e grazie per l'articolo (lo segnalero' sul mio sito)

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