Jotei

Finalmente parlo di questo dorama, visto ormai qualche tempo fa a dire il vero. Quest'estate in Giappone mi è capitato di leggiucchiare il manga da cui è stato tratto, o che ne è stato tratto (non ho approfondito), e, sorpresa!, era molto diverso. Così mi son messa a ripensarci su.

Ayaka (Kato Rosa, italo-giapponese) è una normalissima studentessa delle superiori, diligente e studiosa, a Kumamoto, ovvero parecchio in provincia. Conduce una vita tranquilla insieme alla madre, quando si abbatte su di lei una serie di sventure che avrebbe gettato la Piccola Fiammiferaia fra le braccia del Prozac: un gruppo di yakuza le prende di mira, la madre muore dallo stress, un compagno di classe tenta di violentarla e la di lui ragazza, aiutata dal di lei facoltoso padre, riesce ad addossarle la colpa facendola passare per una mezza prostituta ed a farla espellere. Povera Ayaka. Tutti questi guai, ed è solamente la prima puntata! La goccia che fa traboccare il vaso è la scoperta che il padre, creduto morto, è in realtà un politico di primo piano, se la passa molto bene ed ha la fama di incorruttibile. Se non avesse abbandonato me e mia madre, tutto questo non sarebbe successo, pensa Ayaka. Molto bene. Te la farò pagare cara.
Ayaka decide così di diventare una Jotei (imperatrice), ovvero una donna di potere nel mondo della vita notturna, per poter avvicinare il padre e consumare la propria vendetta.
Per prima cosa si trasferisce ad Osaka, dove inizia a lavorare come hostess in un club privé. Il mestiere della hostess consiste nell'intrattenere gli avventori conversando, e cercando di far fare loro più consumazioni possibile: la paga passata dal locale infatti è proporzionale alle consumazioni ed al numero di clienti fissi accalappiati da ciascuna (o ciascuno: esiste anche un equivalente maschile, l'host, a cui è dedicata una intera puntata del dorama, oltre che svariati dorama a parte che prima o poi mi prenderò la briga di spulciare). Una buona hostess guadagna bene, ma deducendo le spese per guardaroba, accessori, gioielli ed estetista, i margini non sono poi molti. Eventuali prestazioni da dopocena sono a discrezione delle singole hostess e si svolgono fuori dei locali. Ayaka però punta in alto: carpisce i segreti del mestiere, non si svaluta mai e pianifica ogni mossa, anche e soprattutto la propria vendita. Così facendo getta le basi per in grande salto: Ginza, a Tokyo, capitale della vita notturna, politica, finanziaria e malavitosa.
A Tokyo riesce a rintracciare il padre nonché Rina e compagnia, ed inizia a tessere le sue vendette. Tuttavia gli incontri e le esperienze fatte sul suo cammino l'hanno cambiata rispetto a quando era una diciasettenne sola al mondo e tradita dalla vita. La vendetta bramata ha ancora un senso, oppure Ayaka riuscirà a guardare se stessa ed il proprio futuro con occhi nuovi?
 

Naturalmente il finale è lieto (bisogna metterlo in conto, quando si inizia a vedere un dorama), tuttavia è pure consolatorio, familista e manicheo, cosa che mi ha dato un certo fastidio.

Il corpo delle donne
Le sfide lanciate da Ayaka in realtà sono due. La prima è al classismo dichiarato (per bocca di Rina) della società, strutturata in modo tale da perpetuare le differenze di ceto esistenti. Ayaka vuole conquistarsi una posizione di potere, ed unicamnete con le proprie capacità.
La seconda è una rivincita sugli uomini in una società in cui impera il sessismo.

Alla luce del sole, il fatto di essere donna porrebbe Ayaka in una posizione di svantaggio, perciò lei decide di muoversi nel mondo notturno e di fare dell'essere donna la propria arma. Quella di perseguire la professione della donna di piacere è una scelta, certo dettata dalle circostanze, ma pienamente consapevole, addirittura frutto di calcolo e premeditazione. In quanto hostess Ayaka non si vede come una fanciulla sfruttata e mercficata, bensì come una persona di talento che può entrare in contatto con persone influenti, sebbene, per così dire, dalla porta di servizio.
Respinta da un sistema che reputa fortemente ingiusto, decide di raggiungere i propri scopi sfruttandone fino in fondo le zone d'ombra. Lo contesta, ma perseguendo finalità puramente personali, non si spinge fino a tentare di cambiarne l'impianto. Non è una rivoluzionaria: non mira a costruire un mondo più giusto, solo ad ottenere alcune coseper lei stessa. Quindi Ayaka opera un rovesciamento, il quale però funziona solo per lei.
Ho trovato questa intricatezza intrigante, e molto attuale. Quando si parla di corpo delle donne etc etc, si potrebbe cercare di inquadrare la questione da più punti di vista, invece di dipingere il vario velinume come vittime di un mondo malato.

Lotta di classe
Altro è il discorso del preteso anticlassismo. Appena arrivata a Ginza, Ayaka incontra Rina e le promette di conquistarsi una posizione altolocata quanto la sua, ma non in virtù di parentele illustri, bensì solo contando sulle proprie forze. Ed ineffetti Ayaka di strada ne fa, anche se ogni volta tutto rischia di essere messo a repentagli da qualche intervento della cattivissima Rina, l'ultima cattiva che fa risate da cattiva; si badi bene che ciò che per quest'ultima costituisce un gioco del gatto col topo, per Ayaka può invece essere vitale (per fare un esempio, si rischia la chiusura del locale in cui lavora).
Alla fine c'è una bella resa dei conti, e cosa provoca la capitolazione di Rina? Le capacità personali di Ayaka? Nossignore. L'intervento del padre della Nostra. Rina smette di trattarla come un sacco di spazzatura solo quando questa viene provvidenzialmente elevata non alla pari, ma addirittura al di sopra di lei. Non penso si possa dire che l'anticlassismo trionfi.

Famiglia e castità
Il lieto fine è coronato dalla reintegrazione di Ayaka nellasocietà diurna, tramite il suo riassorbimento in una famiglia rispettabile. E' interessante come Ayaka, dopo la morte della madre, finisca sempre sotto la tutela, non vincolante ma assidua, di figure genitoriali surrogate: nel caso delle varie maitresse è piuttosto esplicito, tantopiù che l'appellativo richiesto dal loro ruolo è quello di "Mama".
Così tutelata, la Nostra dispiega indisturbatala sua superiorità morale rispetto alle varie antagoniste: con un'unica eccezione ben pianificata e che funge quasi da rito di passaggio (e che mi ha ricordato un po' Memorie di una geisha), non concede mai i propri favori in cambio di denaro. L'unica avventura che si concede è giustificata dagli autori con lo stato di choc ed il bisogno di consolazione per lascoperta della morte del Grande Amore (platonico). Se poi si aggiunge la sua propensione a difendere i deboli ed a raddrizzare i torti, il quadretto è completo.
A volte sarà un po' troppo paladina della giustizia (ha persino la frasetta di rito pronunciata nell'accingersi a dare una snonora lezione al cattivone di turno), ma sono stata contenta che una volta tanto l'eroina non fosse una frignona in autocommiserazione permanente.
Tra l'altro, tutta questa morigeratezza dei costumi è presente solo nel dorama, visto che il manga, be', direi che parrebbe rivolto unicamente ad un pubblico adulto.

Sempre far fare un check-up al proprio Grande Amore
Visto che il pathos della storia non era già abbastanza, gli autori hanno pensato di appioppare al Grande Amore (redivivo) una bella malattia incurabile, di modo che l'eroina abbia agio di struggersi e di dimostrare ancora una volta la sua forza d'animo (la scena in cui chiacchiera amabilmente col cadavere delle gioie di essere donna era particolarmente allucinata). (Curiosità: è proprio dalla stanza d'ospedale del Grande Amore che ho colto il riferimento a Childhood's End). Si tratta di un espediente narrativo piuttosto abusato, in genere alternativo al triangolo.
Non so in quanti l'abbiano notato, ma c'è una classifica di popolarità dei mali incurabili che possono colpire i Grandi Amori di eroi ed eroine di manga, film e dorama, e non solo in Estremo Oriente. Stravince a mani basse la leucemia, seguita da malattie di cuore e tumori (mai all'apparato digerente), amnesie, e rare sindromi mai deturpanti. Una volta c'era la tisi, ma la sostanza cambia poco: devono essere mali che consumino dall'interno e consentano all'eroina di svenire con grazia, il volto soffuso di nobile pallore. Inoltre devono essere sempre in mentionable places, come scriveva Sassoon: mai e poi mai un eroe sarà affetto da emorroidi.
 

Titolo originale: 女帝 (Jotei)
Televisione: TV Asahi (Giappone)
Anno: 2007
Episodi: 10
Per vedere la serie sottotitolata in inglese: www.mysoju.com

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