Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /3

Col procedere della lettura, è emerso un tema ben più inquietante di quello atomico. Claude Eatherly venne internato in un ospedale psichiatrico perché con qualche maldestro tentativo di reato (una rapina nel corso della quale si era persino dimenticato di prendere il malloppo) aveva messo in imbarazzo l'Esercito degli Stati Uniti, e venne giudicato, più che un criminale, psichicamente instabile. Eatherly accettò l'internamento di buon grado, tanto che risultava "ospite volontario" della struttura, ma quando, dopo qualche tempo, ritenne di aver riflettuto abbastanza, di aver trovato un nuovo equilibrio e di poter riprendere la vita civile, la sua domanda di dimissioni venne ripetutamente respinta.

Il problema che affliggeva Eatherly era un dilemma di origine etica, non una psicosi; la riflessione ed il dialogo lo avevano aiutato a prenderne coscienza, a riconoscerlo, a fare sì che orientasse il suo agire senza il bisogno di infierire su se stesso o su altri. Il medico curante stesso riconosceva che Eatherly non era un individuo pericoloso, e allora perché il suo rilascio non fu consentito? Cos'era successo nel frattempo?

Nel frattempo, la storia del pilota di Hiroshima perseguitato dal senso di colpa aveva fatto il giro del mondo: si scrivevano articoli su di lui, i periodici pubblicavano servizi sulla sua vita, e la sua adesione al movimento pacifista aveva fatto un certo scalpore. In breve, Eatherly godeva di una visibilità sgradita ai vertici della struttura in cui era internato.
Nel momento in cui era entrato nell'ospedale aveva rinunciato a diritti politici e civili, si era trovato a dipendere interamente da una struttura che poteva esercitare su di lui un enorme potere di interdizione, un autentico potere di vita e di morte (sentite un'eco foucaultiana? Avete un buon udito  ), e quella struttura nella quale si era spontaneamente messo in mano ora aveva tutto il potere di non lasciarselo scappare. Il suo rilascio doveva essere deciso da una corte, ma nel corso delle udienze la giuria popolare, non avendo conoscenze specifiche in materia psichiatrica, si limitò a ratificare il parere del "collegio di esperti terzi" chiamati a dare un parere sul suo caso; purtroppo essi si dimostrarono completamente sordi alla natura etica del dilemma di Eatherly (uno giunse a scrivere che nei fumi della psicosi, l'ex pilota era giunto a fabbricarsi un senso di colpa fittizio per l'operazione bellica in cui era stato coinvolto – il medico escludeva categoricamente che il gesto in sé potesse suscitarne alcuno!) o particolarmente ricettivi rispetto alle istanze dell'Esercito, oppure entrambe le cose. Tra l'altro Eatherly scrive ad Anders di non aver avuto con alcuno di loro nemmeno un colloquio, per cui il "parere terzo" che fornirono si basò unicamente sugli incartamenti clinici. Inoltre al termine di ogni respingimento della sua domanda di dimissioni, veniva spedito nel ramo dei maniaci violenti ed imbottito di sedativi – una misura che, da ogni parte la si guardi, pare unicamente punitiva.

Personalmente stento a credere che Claude Eatherly fosse tenuto in manicomio per effetto di un disegno deliberato dell'Esercito, ma posso supporre che, in tempo di Guerra Fredda, bastava che il proprio caso dipendesse dalla firma di un funzionario troppo zelante per non riuscire più venirne fuori. Sono documentati casi speculari in ex-URSS, in cui oppositori della linea politica prevalente venivano bollati come "matti" e spediti in manicomio, dove, a suon di farmaci e punizioni, uscivano matti per davvero.
Fa molto riflettere che un potere così totale sulla vita di individui sia legittimato da una scienza che risente enormemente dello zeitgeist nella definizione del proprio campo e del proprio oggetto di interesse (la malattia mentale). A seconda delle epoche e dei climi ciò che viene inteso come patologia può cambiare radicalmente. L'esempio più eclatante che mi viene in mente è quello dell'omosessualità: è stata ufficialmente depennata dalla lista delle malattie mentali solamente pochi anni fa. L'impressione è che "malattia mentale" sia una categoria in cui vengono gettati tutti i comportamenti che agli occhi della comunità psichiatrica deviano dalla norma. Ma siccome la "norma" non solo è un'astrazione, ma è pure un'astrazione nient'affatto affatto costante da luogo a luogo e da tempo a tempo, quanta autorità e quanta autorevolezza sarà sensato attribuirle? Non si tratta di una decisione "tecnica", che può essere presa dai soli psichiatri in quanto in possesso di una competenza specifica, bensì politica.
(Con questo non voglio dire che la psichiatria non abbia senso od una sua utilità in assoluto, eh. Solo che, in quanto individuo con le sue belle stranezze, spero di non incontrare mai un suo esponente sulla mia strada).
 

Autori: Günther ANDERS e Claude EATHERLY
Editore: Linea d'Ombra   Anno: 1992 (Prima edizione italiana: 1962, Edizione originale 1961)   217 pagg.
Titolo originale: Off limits für das Gewissen
Traduttore: Renato Solmi
ISBN: 978-88-09-00750-5

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