Avanti, Jeeves

Avanti, Jeeves - www.anobii.comDecisi i destini di un maglione quasi finito, preparate le crostatine promesse e cucinato il radicchio, finalmente torno al mio ultimamente trascurato blog.
Era da un po' che volevo leggere qualcosa di Wodehouse, per iniziare a colmare un'altra delle mie numerose lacune. La molla però è scattata quando the book depository, il mio fornitore preferito di libri nell'idioma di Albione, ha indetto un concorso il cui premio consisteva nell'opera omnia di Wodehouse in una splendida edizione multicolore, con sovraccoperta e tutto quanto. Non ho vinto, ma ormai Wodehouse me l'ero messo in testa, ed ho rintracciato questa raccolta di racconti.

Protagonisti di tutti quanti sono Bertie Wooster, giovane gentiluomo inglese nullafacente, i cui obiettivi sono scansare qualsiasi tipo di fatica, avere un abbigliamento elegante e fare un po' di bisboccia, ed il suo compìto valletto Jeeves. (Il valletto, da non confondere col maggiordomo che è incaricato della supervisione della gestione della casa, si occupa della cura della persona, ergo provvede a bisogni ed effetti personali del suo assistito; se la differenza non fosse chiara, consiglio la visione dello splendido Gosford Park).
Come gran parte dei suoi amici, Bertie Wooster vive a sbafo grazie all'appannaggio accordatogli da un parente danaroso (nel suo caso, la terrificante zia Agatha). Sembrerebbe una vita di tutto riposo, ma gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo – sotto forma di un ospite alquanto importuno, di un fidanzamento da cui fuggire, o di una miriade di altri inconvenienti che rischiano di contrariare il parente facoltoso con ripercussioni potenzialmente catastrofiche sulle entrate del signorile debosciato in questione.
Wooster forse non è una cima, come ammette lui stesso con candore, ma è un amico leale e generoso, e non sa resistere alle invocazioni di aiuto degli amici in difficoltà. È Jeeves ad estrarre stratagemmi come conigli dal cappello, e se non sempre sono efficaci al primo colpo, è un suo successivo, discretissimo intervento a rivelarsi provvidenziale, magari seguendo strade impreviste.

La comicità delle storie nasce dal contrasto fra le figure di Bertie Wooster e Jeeves, distanti ma complementari. L'esuberanza del primo (che di solito è anche voce narrante) trova espressione nella lente deformante del suo stile narrativo colorito (di un amico distratto e smemorato dice: «L'essere più svagato e svampito che abbia mai morso un panino.», p. 112). Tanto Wooster è misuratamente pirotecnico quanto Jeeves è imperturbabile e reticente; qualora interpellato direttamente è un oro olimpico dell'understatement, eppure è capace di osservazioni piuttosto velenose: ma sempre in punta di forchetta, parole volatili che rivelano per brevissimi istanti il suo elusivo ascendente sulla vita di Wooster.
La lettura è stata rapida e gradevole (per dire, quando sono andata a ritirarlo in biblioteca l'ho aperto per dargli un'occhiata ed in men che non di dicaero arrivata a metà volume, accompagnata dall'umorismo di Wodehouse). L'unico neo dei racconti è la ripetitività, pur con qualche variazione, ma immagino che i romanzi abbiano un impianto più vario, e spero di leggerne presto qualcuno.

Autore: Pelham Grenville WODEHOUSE
Editore: Mursia   Anno: 1991 (Edizione originale: 1925)  215 pagg.
Titolo originale: Carry on, Jeeves
Traduttore: Franco Salvatorelli
ISBN: 978-88-425-2680-3

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