City Hunter

Quando ho sentito che sarebbe stato prodotto un drama ispirato a City Hunter di Hōjō Tsukasa, la mia prima reazione è stata di scetticismo. Non solo perché da affezionata lettrice mi sembrava difficile poter realizzare un adattamento all’altezza, ma anche perché la venatura demenziale del manga mi pareva assai difficile da trasporre sullo schermo. Quando ho iniziato a guardarlo, invece, mi ha conquistata immediatamente! La produzione coreana ha fatto un ottimo lavoro nel realizzare una storia assai diversa dall’originale.

Ottobre 1983: i massimi vertici politici e militari di Seoul cercano di forzare la situazione col Nord organizzando un’operazione top secret delle Forze Speciali, che dovranno oltrepassare il confine ed organizzare un colpo di mano. Qualcosa va storto, la squadra deve rientrare, e per non lasciare tracce un consorzio di cinque persone, a Seoul, ordina che tutti i componenti della missione siano uccisi; l’intera operazione viene insabbiata.
Un membro delle Squadre Speciali, LEE Jin-pyo (KIM Sang-jung), riesce a sopravvivere e si rifugia in Thailandia portando con sé il figlio neonato del suo superiore, morto anch’egli in missione. Il ragazzo, LEE Yun-song (Lee Min-ho), viene addestrato nel combattimento, quindi studia al MIT di Boston; trascorsi così 28 anni torna in Corea del Sud e va a lavorare come specialista di reti informatiche presso la Casa Blu (il palazzo presidenziale). Non si tratta di un caso: Yunsong infatti è tornato al solo scopo di smascherare e punire i cinque lobbisti responsabili dell’assassinio del padre e della sua squadra.
Quindi inizia ad indagare in segreto, approfittando dell’accesso alle reti telematiche presidenziali. L’arrivo improvviso di Jin-pyo in Corea però cambia tutto: Yun-song infatti vuole fare giustizia dei lobbisti raccogliendo prove sufficienti ad inchiodarli ai loro crimini e consegnando tutto alla magistratura, nella persona del giovane ma determinato pubblico ministero KIM Yŏng-ju (Lee Jun-hyŏk); Jin-pyo ha ben altro in mente: vuole che Yun-song li uccida con le sue mani. Yun-song si trova così incastrato in una situazione impossibile: riuscirà a scovare i cinque lobbisti, a raccogliere le prove necessarie per farli arrestare, a difenderli dalla smania omicida del padre adottivo, a proteggere le persone care dalle rappresaglie di lobbisti e Jin-pyo – il tutto senza rivelare la propria doppia identità?

City Hunter è un thriller costruito in maniera mirabile. Uno dei peggiori difetti di una porzione considerevole dei drama, a mio parere, è che i contrasti e le avversità nascono da un difetto di comunicazione fra i personaggi. Ovvero: c’è un problema che si risolverebbe se solo A dicesse questo e quest’altro a B e viceversa, ma per qualche ragione A e B non si danno una mossa e la situazione sta in stallo. E’ qualcosa di orridamente frustrante.
CH invece costruisce un contrasto inconciliabile (anzi, ne intreccia fra loro diversi). Il più importante per lo sviluppo dell’azione è quello fra i due modi di abitare il tempo dei due sweeper in circolazione: Yun-song infatti vuole utilizzare metodi incruenti ed affidare la risoluzione dell’incidente che causò la morte del padre alla legge perché vive nel presente e pensa già a cosa farà del proprio futuro dopo la missione. Jin-pyo invece è rimasto bloccato a quella maledetta notte dell’ottobre 1983 e non vede un dopo: qualsiasi considerazione è secondaria al far scontare col sangue il tradimento ai cinque lobbisti. In questo modo però Jin-pyo, pur essendo il padre adottivo di Yun-song, è anche il suo antagonista più temibile, e non arretra di fronte a nulla (per dire, arriva ad un passo dall’assassinare il migliore amico di Yun-song ed a farne sparire la madre biologica).

Dello sweeper imbattibile ma demenziale creato da Hōjō Tsukasa non resta poi molto: Yun-song è molto più tormentato e meno infallibile (tra l’altro non spara quasi mai); ma gli sceneggiatori coreani, come al solito, hanno fatto un ottimo lavoro infedele. Si tratta di uno dei drama che ho preferito in assoluto sinora, con ogni finale d’episodio che tiene ancorati davanti allo schermo ed alcune scelte estremamente coraggiose da parte degli autori.

Titolo: City Hunter (시티헌터 Shit’ihŏnt’ŏ)
Corea del Sud, SBS, 2011
Regia: Jin Hyŏk
Sceneggiatura: Hwang Eung-kyŏng, Ch’oi Su-jin
Interpreti: Lee Min-ho, Park Min-yŏng, Lee Jun-hyŏk, Kim Sang-jung

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