La luce della luna

Devo ancora abituarmi a wordpress: ha molte più funzioni di quante me ne occorrano, mentre trovo un po’ cervellotiche alcune azioni che dovrebbero in teoria essere semplici (come predisporre la formattazione dei post, per fare un esempio). Vabbe’, mi ci abituerò.

Non ricordo quand’è stato, ma diverso tempo fa, mentre spulciavo svagatamente fra gli scaffali della biblioteca dell’Is.I.A.O. di Milano, mi ero imbattuta nella traduzione americana di questo romanzo di Nagai, e sfogliandolo avevo sospirato: “Chissà se uscirà mai un’edizione italiana…” Ed invece eccola qua, fresca di stampa nella copertina incentrata sul contrasto fra il colore bianco del fondotinta ed il rosso granato del rossetto che ridisegna completamente le labbra – forse poco originale, ma senz’altro d’effetto.

Il romanzo segue le vicende legate al ritorno nel quartiere del piacere di Tōkyō di Komayo, venticinquenne rimasta vedova e tornata a fare la geisha per mantenersi. Una sera a teatro si imbatte casualmente in Yoshioka, dirigente d’azienda con il quale aveva intrecciato una relazione otto anni prima, quando entrambi muovevano i primi passi nella professione che avevano deciso d’intraprendere. Il fascino etereo di Komayo strega più che mai Yoshioka, che decide di riallacciare gli antichi legami e giunge a proporle di fare di lei la propria amante ufficiale. Komayo però esita: il suo obiettivo è di ottenere l’indipendenza economica, mentre accettando la proposta di Yoshioka si legherebbe mani e piedi ad un unico uomo, rischiando di perdere tutto al mutare del suo umore.
La relazione con Yoshioka è ad un punto di stallo quando Komayo incontra l’attore di teatro kabuki Segawa Isshi, e con lui si regala una lunga notte di piacere. Segawa è un uomo intelligente e di grande fascino, e Komayo inizia a caricare la loro relazione di speranze: che sia lui l’uomo giusto per assicurarle il futuro?

Nagai era uno noto viveur ed in Udekurabe ci porta con lui a vagabondare per la Tōkyō notturna del primo Novecento, fra uomini d’affari e geisha che brigano celandosi dientro le maniche dei loro kimono colorati. La cosa che mi ha intrigata del romanzo, e che lo rende il miglior romanzo sulle geisha che abbia letto sinora, è la noncuranza con la quale Nagai spoglia il Mondo fluttuante dei mascheramenti estetizzanti, del gusto per il colore locale ed il pittoresco che si trovano invece facilmente in altri romanzi – ad esempio in quello di Golden – restituendolo alle sue condizioni materiali, assai poco romanzesche. Komayo, come le altre geisha che lavorano nel quartiere del piacere, ha una preoccupazione sopra ogni altra: assicurarsi una rendita, o almeno mettere da parte quanto basta per avviare un’attività in proprio.
Gli incessanti rovelli economici delle geisha di Nagai mi hanno ricordato i borghesi di Balzac (autore che senza dubbio Nagai, da grande estimatore della cultura francese qual era, conosceva molto bene), sempre impegnati a progettare affari ed a calcolare cambiali. In Udekurabe il mestiere della geisha non è messo in scena come ideale di vita estetica, bensì come una condizione di esistenza precaria ed a tratti umiliante, attraversata da forti inquietudini e sulla quale pesa come un macigno l’incognita del futuro.

Angolino delle osservazioni pedanti: la traduzione, nel complesso non malvagia (stendendo un velo pietoso sul titolo che non c’entra niente né con l’originale né con la storia), è una versione dall’inglese – una pratica che spero sinceramente vada in disuso, visto che traduttori validi dal giapponese all’italiano non mancano, e che non sarà certo il misero risparmio sul già magro compenso ai traduttori a mandare in perdita un’iniziativa editoriale del genere. Fra l’altro la traduzione da altre lingue lascia adito a obbrobrî del tipo “rāmen’ya” reso come “negozio di noodle” (pag. 60), che è un po’ come chiamare un bar “negozio di coffee”. (Se si volesse essere pignoli, poi, si potrebbe ricordare ai redattori che il plurale di “geisha” è “geisha” e non “geishe“, proprio come il singolare di “samurai” è “samurai” e non “samurao“: i nomi stranieri in italiano standard sono indeclinabili.)

Autore: NAGAI Kafū (Pseudonimo di NAGAI Sōkichi)
Editore: Castelvecchi   Anno: 2011 (Edizione orginale: 1916-17)  240 pagg.
Titolo originale: 腕くらべ ( Udekurabe )
Traduzione del titolo: Rivalità, oppure Prova di forza
Traduttrice (dall’inglese): Viviana Cerqua
ISBN: 978-88-7615-593-2

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2 thoughts on “La luce della luna

  1. molto molto interessante.
    ho letto “memorie di una geisha” e mi è piaciuto, ma mi incuriosisce che in questo libro si parli dello stesso mondo con un taglio diverso, come dici tu meno estetizzante e più attento alla realtà materiale..
    domani al lavoro vedo se lo trovo.. 🙂

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