Magnifica preda

Come cenere nel vento, il primo romance che abbia letto, appartiene a quella vasta categorie di opere di narrativa leggendo le quali è inevitabile trovarsi a pensare: “Una cosa del genere sono capace di scriverla anch’io -.-“. Non si tratta di un’osservazione poi così peregrina, visto che anche Kathleen Woodiwiss, autrice di entrambi i romanzi, iniziò a scrivere sul filo di questa stessa idea; allo stesso tempo però bisogna riconoscerle la capacità di tenere desta l’attenzione e rendere gradevole la lettura, ciò che ad autori ben più blasonati sovente non riesce.

Ancora una volta, i personaggi principali compaiono nelle primissime pagine: la giovane della nobiltà inglese Elise Radborne, bellissima ma piena di cazzimma, chiamata ad assistere la cugina Arabella per i preparativi delle imminenti nozze; un nobile, Lord Seymour, già fidanzato di Arabella, caduto in disgrazia presso la regina Elisabetta e desideroso di vendetta; una cattabrega di familiari avidi e maneggioni, pronti a qualsiasi intrigo e tradimento pur di mettere le mani sulle ricchezze della tanto pura quanto determinata Elise.
Succede così che la sera delle nozze di Arabella con il nobile, arrogante e repellente Reland, Elise, che in quel momento si trovava nelle stanze della cugina, venga rapita per errore dai servitori di Maxim Seymour, che intendeva riunirsi alla sua amata ed al contempo beffare i responsabili del suo allontanamento da corte. Elise dà prova di ben poca accondiscendenza durante tutto il viaggio che la porta ad imbarcarsi per Amburgo, e dalla città anseatica ad un malandato castello dell’entroterra; è solo qui che Maxim Seymour si rende conto dell’errore dei suoi tirapiedi, ma ormai la frittata è fatta e gli tocca ospitare la recalcitrante nobildonna.
Fra i due inizia una lotta senza quartiere fatta di tenzoni verbali e di dispetti puerili, che convince i due di essere acerrimi nemici, ma che allo stesso tempo fa sì che non si annoino mai durante il soggiorno nello scalcinato maniero. Una novità è quella portata da Nicholas, capitano della nave che aveva trasportato Elise ad Amburgo nonché amico fraterno di Seymour: una volta scoperta l’identità della fanciulla rapita, decide di chiederla in moglie: Seymour non può opporsi, ma man mano che il corteggiamento prosegue si scopre sempre più geloso, e desideroso di avere Elise per sé.
Parallelamente alle vicende amorose si dipanano anche quelle di avventura: in una delle città anseatiche infatti ha il suo quartier generale Karr Hilliard, potente armatore e presunto responsabile, oltre che di numerosi complotti contro la regina, anche della scomparsa del padre di Elise. Riusciranno Seymour a recuperare il titolo ed il favore della regina ed Elise a riabbracciare il padre? La domanda naturalmente è un esercizio di retorica.

Secondo romanzo che leggo dell’autrice e secondo romance in genere, l’ho trovato un po’ inferiore a Come cenere nel vento, di cui pure è successivo di dieci anni.
Non parlo della scontatezza delle situazioni: il romance è strutturalmente concepito in modo da rispondere ad alcune aspettative del pubblico, quindi i cliché sono espressamente richiesti. È stato invece il tono narrativo del romanzo a venirmi ben presto a noia, così petulante e conformista. Il topos della convivenza forzata, ad esempio, si sarebbe potuto sfruttare meglio invece di ridurlo ad una miriade di ripicche immotivate e piuttosto sciocche che hanno principalmente lo scopo di inserire diversivi fra le vampate di desiderio provocate dalla vicinanza fisica fra i due.
Una volta superate le schermaglie i due si abbandonano al gorgo della passione. Ma non basta: l’autrice si lancia in uno sbrodolato (e noioso) elogio della perfezione del loro matrimonio. Ovviamente è il modello di matrimonio proposto è del tutto anacronistico per l’epoca; in compenso però ha molto a che fare con le aspettative del pubblico della Woodiwiss, che legge storie di un amore che è unico, esclusivo e per sempre.

Le loro voci erano pacate e sommesse mentre, dividendo lo stesso cuscino, parlavano di mille cose diverse – delle loro speranze, dei loro sogni, dei loro desideri, del loro passato, presente e futuro. (…) Era l’inizio di un matrimonio, il gettare di solide fondamenta su cui costruire un solido edificio che avrebbe resistito alle tempeste e alle prove che senza dubbio avrebbe dovuto affrontare, e che sarebbe stato abbellito dai piaceri della vita. Era la dolce fusione di due vite in una. (pp. 408-9)

Altra caduta di stile nelle battute finali (come già era successo in Come cenere nel vento), con la protagonista femminile che si abbandona in un deliquio di dipendenza dal marito. Tanto era salda nella sua autodeterminazione e scalciava come un mulo prima tanto china modestamente il capo nel ruolo di damigella in periglio dopo l’incontro con l’uomo del destino.

Elise si mise al fianco del marito e gli fece scivolare un braccio attorno alla vita, e il suo sorriso si rispecchiò negli appassionati occhi verdi. “Nessuna ragazza al mondo potrebbe mai trovare un protettore più valoroso. Ancora una volta ti sei eroicamente battuto in mia difesa, e di nuovo sono in soggezione davanti a tanta nobile audacia. Tu sei davvero il mio paladino, Maxim Seymour, e l’amore della mia vita.” (p. 558 – frase finale)

Per tirare le fila quindi Magnifica preda è una lettura nel complesso scorrevole, non sgradevole, e non indimenticabile. Tuttavia, non c’è due senza tre… 😉

Autrice: Kathleen E. WOODIWISS
Editore: Sonzogno Anno: 1990 (Edizione orginale: 1989) 558 pagg.
Titolo originale: So worthy my love
Traduzione del titolo: Così degno/a del mio amore
Traduttrice: Alessandra Padoan
ISBN: 978-88-454-1583-8

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