Gli anni alieni

C’è un grosso vantaggio nel dover stare a casa in malattia: un sacco di tempo per leggere e, magari, buttare giù un post. In realtà al netto delle solite cose da fare il tempo non è poi così tanto, ma rimane sifficiente per dedicarmi alla lettura di due discreti mattoni (tenevo da parte David Copperfield per un’occasione come questa) e prendere qualche appunto su altre letture. Come Anni alieni, per esempio, che ho finito un sacco di tempo fa senza aver avuto modo di fissare qualche pensiero. Peccato, perché ne vale davvero la pena.

Tutto inizia con l’arrivo di alcune astronavi aliene sulla Terra. Dalle navicelle scendono alcune creature – altissime, ieratiche, impenetrabili – che si aggirano n po’ nei paraggi prima di tornare a bordo. Ovviamente l’umanità è presa di sorpresa: che fare? Parlamentare? Dar loro il benvenuto? Attaccarli per farli tornare da dove sono venuti? Qualche mezzo tentativo viene fatto, ma ogni approccio alle misteriose entità si risolve in un fiasco su tutta la linea: esse possiedono facoltà tanto superiori a quelle umane che ogni interazione sembra preclusa; addirittura paiono non considerare l’uomo una forma di vita intelligente (secondo la loro concezione di intelligenza), bensì semplicemente una forma di vita di cui disporre, per i propri scopi.
Poco tempo dopo l’atterraggio, decidono di impossessarsi del pianeta (per farci chissà che cosa). Non hanno bisogno di orchestrare un’invasione: per qualche tempo sospendono le proprietà elettromagnetiche dei conduttori, facendo capitolare la civiltà umana e le sue organizzazioni; dopodiché mandano qualche epidemia, giusto per lasciar intendere di quale potere schiacciante sono capaci. Alla fine gli uomini capiscono: non chi siano queste entità o che cosa vogliano, ma il differenziale di potenza, e che ogni resistenza è destinata al fallimento. C’è chi collabora, chi cerca di tirare avanti come può, e qualche irriducibile che cerca ancora di organizzare una qualche forma di resistenza. E qui Silverberg incentra la sua storia.
Il colonello Charmichael, già in pensione al momento dello sbarco, organizza sin da subito un comitato di resistenza. In realtà non è che, materialmente, possano resistere granché: le entità potrebbero spazzare via tutti con uno starnuto. Però, in qualche modo, come possono, resistono. Tutta la famiglia allargata Charmichael va a vivere nel ranch californiano del colonnello, vivendo del lavoro dei campi e rifiutandosi di collaborare con il governo delle entità; inoltre gli uomini di famiglia (quelli che non sbiellano per il cambiamento di vita, mentre le donne hanno un ruolo grossomodo ancillare) si impegnano nello studio delle reti telematiche delle entità, alla ricerca di un punto debole per sferrare un attacco.
Quando al ranch arriva Khalid (personaggio che ho davvero amato), che in Inghilterra un’entità l’ha uccisa, sembra finalmente aprirsi lo spiraglio tanto atteso. Riusciranno i Charmichael a liberare la Terra dalle entità? Ormai sono passate generazioni, e l’umanità ha perso il ricordo di un mondo “libero”…

Finita la lettura, ho scambiato le prime impressioni con la persona che me lo ha consigliato (nonché prestato: due volumi Urania vissuti, le pagine incorniciate da un principio di ingiallimento).

X: Allora, ti è piaciuto? Che ne pensi?
T: Mi è piaciuta tantissimo l’idea. ^_^
X: Nevvero? ^_^
T: L’unica cosa è la scrittura di Silverberg: così piatta, così pedestre, priva di guizzi. Riesce a raccontare tutto quello che vuole, eh. A delineare i personaggi, a scrivere una storia convincente. Solo è così…
X: …piatto?
T: Sì…
X: Da parte di una che ama Murakami è tutto dire
T:
[ricostruzione approssimativa]

Sono passati quasi due mesi, e scorrendo di nuovo qualche capitolo la mia impressione non è mutata molto: l’idea di questa separazione completa rispetto alle entità, della totale impotenza umana nei loro confronti, e della vita che va avanti (con i suoi idealisti, profittatori, sciacalli, vigliacchi, nimby, quelli che hanno una reputazione da difendere e quelli che, alieni o meno, aspirano alla tranquillità) – mi è sembrata fantastica.
Meno fantastico invece è il mondo narrativo costruito da Silverberg: una specie di periferia americana dell’immaginario, qualcosa di piatto, fatto in serie, pertinente al mediocre e privo di spessore. Forse non è un suo problema, ma un mio problema con la narrativa americana (pardon: statunitense) in generale, perché ho avvertito anche altrove questo fastidio.
Be’, nulla che mi impedisca di leggerne ancora.

Autore: Robert SILVERBERG
Editore: Mondadori Urania Anno: 1999 (Edizione originale: 1998) 250 (vol. 1360) + 272 (vol. 1362) pagg.
Titolo originale: The Alien Years
Traduttrice: Cecilia Scerbanenco
ISBN: ?

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