White Christmas

«Mi hai macchiato e mi hai fatto sentire una nullità
Mi hai trasformato in un Mostro-degli-angoli
Mi hai tolto la voce
Hai riso delle mie false speranze
Hai preso l’unica cosa che avevo e l’hai fatta passare per tua
Ho teso la mano verso di te, ma tu non l’hai afferrata
Mi hai cancellato dai tuoi occhi
Cammina lungo il sentiero vicino agli alberi di zelkova e fra otto giorni troverai un morto sotto la torre dell’orologio.»

Sette ragazzi ricevono questa lettera in una busta nera e decidono di fermarsi a scuola per le vacanze invernali, invece di tornare a casa.

La scuola è un istituto superiore di élite, ipermoderno, che ammette solamente studenti estremamente dotati e che mantiene fra loro un livello di competizione altissimo; al fine di privarli di ogni distrazione, gli studenti vivono all’interno della scuola stessa, che comprende dormitori e varie strutture, ed  è stata costruita in una regione montuosa piuttosto remota.
La neve cade tutt’intorno, rendendo indistinto e silenzioso il paesaggio; la scuola vi galleggia dentro, con le sue grandi ventrate vuote e le geometrie disegnate dai corridoi che si intersecano a mezz’aria; all’interno soltanto i ragazzi della lettera ed un docente. Poco dopo si unisce a loro un uomo coinvolto in un incidente d’auto poco lontano, uno psicologo.
Prima di smettere di funzionare per via delle pessime condizioni atmosferiche, a ragazzi e adulti seduti insieme a tavola, la radio trasmette la notizia della cattura di un pluriomicida, suscitando le chiacchiere dei presenti. “Chissà se un “mostro” nasce così oppure lo diventa vivendo…” Poi l’argomento della conversazione cambia, cambia ancora, e nessuno ci pensa più.

I ragazzi sono molto più interessati alla ricerca del mittente della lettera: probabilmente uno di loro, che l’ha inviata anche a se stesso per sviare i sospetti. Iniziano così ad indagare, e collegano le accuse contenute nella lettera alla morte di uno studente, suicidatosi durante le vacanze invernali dell’anno precedente. Una vendetta forse? Orchestrata da chi?
Ma la vera domanda, scopriranno i ragazzi, è un’altra: perché c’è un mostro fra di loro, un mostro a cui piace giocare con il dolore e la vita altrui; per sopravvivere devono trovarlo e tenerlo a bada. Dov’è? Cos’è? Come lo si può controllare?

White Christmas è un drama straordinario, uno dei più belli che abbia mai visto. Innanzitutto racconta una storia, ma lo fa tramite l’articolazione di molte trame. Lo spunto iniziale è la famosa lettera: una lettera anonima che prende le parti di un ragazzo morto l’anno precedente – schiacciato dalla vita che faceva nella scuola iperselettiva e ipercompetitiva, non a caso soprannominata anche “Istituto-prigione”. Le indagini dei ragazzi li portano a conoscersi meglio di quanto non avessero fatto nei mesi precedenti, scoprendo come ciascuno avesse una propria zona d’ombra, un punto dolente che non sopportava venisse toccato: per uno le aspettative esorbitanti delle persone che lo circondano, per un altro il senso di profonda alienazione rispetto ai propri genitori, per un altro ancora la disabilità, per un altro la coscienza della propria fragilità e debolezza.
Un giro di vite lo dà la scoperta in cortile del cadavere del professore; le comunicazioni interrotte per via della neve e l’unico altro adulto fuori gioco (l’incidente d’auto ha lasciato lo psicologo malconcio e febbricitante), i ragazzi devono trovare un modo per chiamare aiuto ma allo stesso tempo non possono fidarsi l’uno dell’altro: fra loro si aggira un assassino. Nel tentativo di smascherarlo rischiano quasi di ammazzarsi a vicenda.
Quando lo psicologo riesce a superare la fase critica della febbre ed a riaversi, arriva un altro giro di vite, ed inizia un gioco al massacro.
Ogni giro di vite fa sviluppare e crescere la storia, e quando se ne inizia ad intravedere lo scioglimento, e si assapora un istante di sollievo, la vite viene stretta ancora e l’atmosfera si carica di nuova angoscia. Gli sceneggiatori manovrano questo meccanismo fino alla fine (tremenda, anticatartica) senza mai eccedere, senza mai rendere la visione insostenibile: al contrario è magnetica, irresistibile.
La fotografia, le luci e tutto ciò che pertiene alla costruzione estetico-visiva è stato oggetto di una cura particolare. Oggetti e luoghi (corridoi, sale comuni, stanze private, aule e laboratori, e poi il cortile innevato, i sentieri sai quali sono scomparsi i passi, le scalinate) non di rado rubano  la scena agli attori in carne ed ossa; anche la colonna sonora, insolitamente poco pop con i suoi effetti sonori ed ammiccamenti alla musica elettronica, reclama il suo spazio.
Il finale mi ha suscitato un moto di rifiuto, mi ha levato il sonno. Un giro di vite per lo spettatore, che viene lasciato solo, fuori dalla storia, a dibattersi col proprio sgomento.

Un thriller psicologico, un horror, un dramma attraversato da venature di farsa. Insomma, mi ha colpita & rapita, e non posso che consigliarlo, mettendo allo stesso tempo in guardia lo spettatore: è duro, è ingannevole, è crudele e cercherà di strapparvi di dosso ogni speranza; ma è potente, e splendido.

Interpreti principali: Baek Sŏng-hyŏn, Kim Yŏng-kwang, Lee Su-hyŏk, Kim Hyŏn-jung, Kwak Jŏng-uk, Song Jun
Episodi: 8
Canale: KBS2
Anno: 2011
Paese: Corea del Sud

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