Summer scent

Non sono un tipo particolarmente romantico (o forse il mio senso del romanticismo va poco d’accordo con quello della gran parte degli sceneggiatori e registi su piazza, chi lo sa?), e generalmente trovo le storie smancerose piuttosto stomachevoli anziché no. Quindi sono rimasta sorpresa io stessa dal delicato piacere innescato dalla visione di Summer scent, che è uno dei drama più romantici che abbia avuto occasione di vedere, e forse che siano mai stati prodotti (mi riferisco alla prima decina di puntate; la seconda metà del drama invece sprofonda nel melodramma e va un po’ in aceto).

Yu Min-u ha perso la ragazza che amava alla vigilia delle nozze; per non dover affrontare ogni giorno i ricordi, il dolore ed i luoghi che abitavano insieme si rifugia in Italia, in una specie di esilio volontario. Quando, passati due anni, torna a Sŏul, si rende conto di non essere riuscito a lasciarsi tutto alle spalle, e non è convinto di restare.
Shim Hye-wŏn è una ragazza romantica e solare, che ama gli oggetti vissuti e la natura aperta. La sua salute ha costantemente preoccupato Jŏng-jae, il suo ragazzo da sempre, ma un trapianto cardiaco le ha consentito di voltare pagina e vivere la vita che ha sempre desiderato: fa una lavoro che ama, la fiorista, abita insieme alla sua migliore amica e collega, e sta preparando le nozze con Jŏng-jae.
Un giorno – come spesso le capita di fare nei fine settimana liberi – va a fare una passeggiata in montagna per scattare fotografie ai fiori selvatici, ma il tempo cambia bruscamente e smarrisce la strada in mezzo al bosco. Il caso vuole che si imbatta in Min-u, insieme al quale trascorre la notte in una baita; inizialmente Hye-wŏn è diffidente (per tenerlo a distanza gli dice subito di essere sposata), ma entra presto in sintonia con lui: passano la serata ridere e a giocare alle ombre cinesi, ed il mattino successivo, durante la discesa, chiacchierano ancora di montagna e di natura. Arrivati a valle Hye-wŏn viene frettolosamente riportata a Sŏul da Jŏng-jae, e non fa nemmeno in tempo a salutare Min-u o a chiedergli come si chiami. Non si fa però troppi problemi: le rimane il ricordo piacevole di un fine settimana e di un incontro insolito. Min-u invece è più inquieto: c’era qualcosa di inafferrabile, di indefinibile, di caro in quella sconosciuta. Quasi custodisse le chiavi di una stanza dimenticata, in cui non era più voluto entrare.

Naturalmente il caso vuole che i due si incontrino ancora, anzi, che debbano lavorare gomito a gomito: Min-u infatti viene reclutato come architetto responsabile di un progetto diretto da Jŏng-jae, mentre Hye-wŏn viene incaricata della cura del verde. Il luogo è un paese fuori città, immerso nel verde, ed al di là delle occasioni di lavoro tutto il team creativo si ritrova per passare insieme le serate: si ride, si chiacchiera, si ascoltano vecchi vinili saltati fuori da qualche cantina o si cena tutti insieme in qualche posto suggestivo.
Min-u e Hye-wŏn scoprono un giorno dopo l’altro di avere molte cose in comune; senza nemmeno farlo apposta si ritagliano dei momenti per parlare fra loro, ma si intendono al volo anche senza parole. La loro sintonia è prodigiosa, e spontanea come l’atto stesso del respirare. Hye-wŏn e Min-u vivono intimamente disarmati la scoperta, i lievi smottamenti emotivi , il reciproco riconoscimento, la resa di fronte all’inevitabile.
Ho trovato impossibile resistere al fascino delicato di questa prima decina di puntate. Quasi tutto rimane implicito; è anzi forse proprio il silenzio dei diretti interessati a rinforzare narrativamente il loro legame: è sufficente l’accenno di un fremito quando le spalle nude si sfiorano a causa di un sobbalzo dell’autobus, durante un viaggio in cui non viene scambiata una parola; l’atmosfera sospesa della luce ancora blu, nelle primissime ore del mattino, in riva ad uno specchio d’acqua coperto di ninfee.

La seconda metà del drama è dedicata alla miriade di conflitti innescata dal loro legame, nel momento in cui diventa impossibile da nascondere o negare: Hye-wŏn deve affrontare Jŏng-jae e famiglia, e la delusione e disistima verso se stessa per essere stata incapace di rimanergli fedele; Min-u invece deve lasciarsi alle spalle il ricordo della sua ragazza scomparsa: deve chiuderlo nel passato, ed aprirsi a Hye-wŏn, imparare a conoscerla e ad accettarla. Il problema è che nessuno dei due ci riesce. Passato e presente continuano a sovrapporsi, a creare reciproche interferenze: perché un conto è innamorarsi, un altro è organizzare la propria vita ponendo il rapporto con un’altra persona nelle fondamenta. Né per Hye-wŏn né per Min-u si tratta di un processo facile o indolore.
Hye-wŏn entra in crisi per il timore che Min-u cerchi in lei le sembianze della sua innamorata; quando scopre che era suo il cuore ricevuto in trapianto, inizia a dubitare anche di se stessa, a temere di aver vissuto in una bolla di sapone, e tutto sembra andare in pezzi.

Con Summer scent sono arrivata alla terza tappa della visione integrale di Endless love, una serie di quattro drama indipendenti ma con un unico filo conduttore realizzati dagli stessi autori (Autumn tale, Winter sonata, e Spring waltz, che ancora mi manca).
Diversamente dalla stragrande maggioranza dei drama a sfondo sentimentale, Summer scent non racconta la storia del primo amore dei protagonisti, bensì del secondo, con tutto il vagone di sensi di colpa per gli impegni mancati, le promesse non mantenute, l’incapacità di mantenersi fedeli ad una persona con la quale si credeva che si sarebbe trascorso il resto della vita (ma gli autori giustificano tutto quando arriva il Vero Amore™).
Ci sono alcuni elementi ricorrenti nei tre drama che ho visto sinora, per i quali pare che gli autori abbiano una predilezione.

Segni e presagi
Un legame di Vero Amore (il “filo rosso del destino”) non si istituisce per caso né per libera iniziativa degli interessati: al contrario, è una faccenda al limite della predestinazione, scritta nelle stelle. Fa parte dell’architettura dell’Universo. Quindi la presenza dell’altro, il suo avvicinarsi o il suo allontanarsi, si riverberano in una serie di fenomeni collaterali. Si tratta di un’idea talmente abusata in passato (basti pensare alle leggende di presagi che anticipano la nascita di personaggi storici dell’antichità) da sembrare adesso ingenua, eppure non è priva di una sua logica. In Winter sonata la predestinazione è resa manifesta dal ritrovamento dell’Arcano maggiore degli Amanti; in Summer scent da un ciondolo condiviso da Min-u e dalla sua ragazza scomparsa che viene donato Hye-wŏn. Detto così sembra molto pacchiano, ma il gioco è condotto allusivamente, con garbo, e funziona piuttosto bene.

Piani temporali
Questa è forse la vera libidine di sceneggiatrice&regista: continuare ad annodare presente e passato – un passato trasfigurato, inavvicinabile e quindi perfetto, reso con immagini a rallentatore e lievemente fuori fuoco (infanzia in AT, adolescenza in WS, giovinezza in SS). I protagonisti vivono nel presente, ma talvolta qualche retaggio di allora riaffiora imprevisto nelle loro vite ed inizia a destabilizzarle. I grovigli fra i piani temporali possono essere anche piuttosto complessi, e costituiscono uno dei motivi di conflitto fra i personaggi e nell’interiorità dei personaggi stessi.

Natura
La dicotomia natura/città è un altro elemento costante, anche nel modo in cui interagisce con le relazioni fra i personaggi: la prima accoglie il legame di Vero Amore come parte di se stessa senza soluzioni di continuità con i campi arrossati dall’autunno o la vegetazione in pieno rigoglio, inumidita dalle piogge estive; la seconda al contrario lo respinge ponendo i personaggi di fronte ad obblighi, a responsabilità, a relazioni sociali di cui farsi carico. Fra le due dimensioni della vita dei personaggi si scatena inevitabilmente un conflitto, che è poi l’asse portante della narrazione.

In questo periodo sono troppo presa da altre cose per stare a guardare drama, ma per amore di completezza voglio senz’altro vedere anche l’ultimo drama della serie. Lo stesso regista recentemente ha realizzato un’altro drama con il medesimo tema, Love rain. Ecco, quest’ultimo invece penso che me lo perderò volentieri.

Titolo: Yŏrŭm hyangki (여름향기)
Traduzione del titolo: Profumo d’estate
Regia: Yun Sŏk-ho
Sceneggiatura: O Su-yŏn
Interpreti principali: Song Sŭng-hŏn, Son Ye-jin, Ryu Jin, Han Ji-hye
Episodi: 20
Paese (canale, anno): Corea del Sud (KBS2, 2003)

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